Vita, la recensione
Abbiamo recensito per voi Vita, graphic novel di Simone Prisco pubblicata da Douglas Edizioni
Fumettallaro dalla nascita, ha perso i capelli ma non la voglia di leggere storie che lo emozionino.
Molto spesso, però, la narrazione è anche necessità terapeutica, un bisogno dell’essere umano di cristallizzare le proprie ansie, paure e angosce per poi affrontarle. È questo il caso del romanzo grafico di Simone Prisco, artista napoletano, che con Vita giunge alla sua prima esperienza come autore completo. Al centro di questo volume edito da Douglas Edizioni c’è la nonna di Prisco stesso. Non producetevi in inutili sforzi andando alla ricerca in rete di qualche personaggio notevole del nostro passato o della nostra cultura, la nonna di Prisco è una persona come le tante che ci circondano, che riempiono il nostro quotidiano, affollano gli uffici postali o ci ritroviamo accanto in fila al supermercato. Cresciuta a cavallo tra i due conflitti mondiali ha conosciuto la fame e la miseria della distruzione, è volata in alto con la forza dell’amore per poi essere portata giù dal dolore che solo la morte sa dare. È diventata donna, è andata avanti, ha creato dal nulla una famiglia ma soprattutto ha raccontato, ha condiviso la sua storia, la sua vita.
Come con Gipi o Zerocalcare entriamo nel quotidiano delle nostre vite, nei piccoli eventi che contraddistinguono la nostra esistenza e allora il racconto perde la connotazione di semplice riepilogo di una serie di fatti susseguitisi in un lasso di tempo più o meno breve, per diventare uno strumento di conoscenza, approfondimento, crescita. Raccontarsi significa anche conoscersi, capire i nostri punti deboli, le nostre paure per poi analizzarle, affrontarle e conviverci. La narrazione è in prima persona, per la prima parte del racconto, condotta dalla nonna, conferendo una connotazione più intimistica al romanzo. Quando l’autore, poi, è in grado di elaborare i propri ricordi allora assistiamo ad una variazione di punto di vista, ora è Prisco a raccontare, e scopriamo in che modo la sua opera, la sua vita sono state influenzate da questa donna.
La struttura del romanzo è molto semplice, perché Prisco nasce prima come illustratore e la cosa è evidente scorrendo le oltre 60 pagine di questa storia. Vita ha una struttura libera, fuori dagli schemi, manca un vero e proprio storytelling. Le singole tavole molto spesso potrebbero funzionare anche da sole, come dei dipinti; estrapolate dal contesto mantengono inalterata la stessa tensione emotiva, la stessa forza espressiva. Il pennello dell’artista è fortemente influenzato da artisti post-impressionisti come Paul Gauguin, da cui attinge la capacità di sintesi e di colore, la lavorazione della tavola per zone di colore e la conseguente bidimensionalità, o simbolisti come Gustave Klimt. La cura nella pennellata e nella lavorazione delle singole illustrazioni è quasi maniacale. I colori puri vengono tratti come superfici e le campiture piatte, prive di modellato e ombre, rappresentano un tratto caratterizzante dell’arte di Prisco. I suoi raffinati disegni si fanno portavoce dell’incertezza e del dolore della vita che raccontano, accentuando la tragica dimensione esistenziale e storica nella quale si verificano i fatti. Scorci della sua città natale, Pozzuoli, rivivono nelle rappresentazioni dell’artista e in questi momenti di dolore e smarrimento l’artista varia registro stilistico e il tratto diventa scomposto, frammentato, in alcuni frangenti addirittura abbozzato e non si può restare impassibili di fronte alla profondità di queste illustrazioni.
