Zohan - Tutte le donne vengono al pettine
Un agente dei servizi segreti israeliani è stanco di combattere e vorrebbe diventare parrucchiere. Prima mezz'ora notevole, ma poi il calo è pronunciato e porta verso un finale scialbo...
Recensione a cura di ColinMckenzie
TitoloZohan - Tutte le donne vengono al pettineRegiaDennis DuganCastUscita3 ottobre 2008
Dalla prima mezz'ora, si poteva sperare che questo fosse il film della consacrazione definitiva per Adam Sandler. Chi scrive non è tra quelli che lo hanno esaltato per il pallosissimo Punch-Drunk Love di Paul Thomas Anderson, classico esempio di film che verrebbe massacrato se a dirigerlo fosse stato un regista commerciale, ma che si salva grazie alla scusa dell'autorialità.
Qui, invece, siamo di fronte all'Adam Sandler più naturale e disinibito, che per almeno trenta minuti funziona perfettamente. Scoprire questo agente segreto mentre fa il divo in spiaggia o battibecca con i suoi ufficiali è un vero piacere, così come non si può rimanere indifferenti di fronte alla maglietta di Mariah Carey esibita con orgoglio. Inoltre, Sandler tira fuori un accento fantastico e pesantissimo, che ovviamente rende il suo personaggio ancora più esilarante. Il momento migliore? Se ne può discutere, ma per chi scrive la sequenza del nuoto a delfino è quella da conservare. Anche perché, in quell'occasione, Sandler è affiancato dal grande John Turturro, che dimostra ancora una volta come sia strepitoso in ogni occasione in cui fa il cattivo.
Non mancano sicuramente momenti simpatici, tra cui soprattutto le scene con la coppia madre-figlio che lo ha accolto nella loro casa. Ma alcune cose non convincono per nulla, in primis la storia d'amore, che è costruita in maniera troppo superficiale. E poi, va detto che di originalità vera ne vediamo poca. E' ovvio che l'influenza maggiore sul parrucchiere che soddisfa le signore in tutti i modi è da andare a cercare in Shampoo con Warren Beatty, ma tanto i realizzatori si saranno detti che il pubblico contemporaneo non conosce il film di Hal Ashby. Anche i giochi col gatto (simpatici e poco politically correct) sembrano presi dai fratelli Farrelly, così come certi combattimenti sono tipicamente da Hot Shot e da La pallottola spuntata. Purtroppo, l'ultima parte (almeno da quando entra in scena Mariah Carey) è decisamente tirata via. Non che ci si aspettasse qualcosa di diverso, ma in questo caso il finale tarallucci e vino poteva essere gestito meglio.
Infine, il discorso politico. Una commedia con Adam Sandler che affronta la questione mediorientale francamente sulla carta lasciava interdetti, ma in realtà il risultato non è imbarazzante come si poteva temere, anche se non particolarmente originale o coraggioso. Insomma, una pellicola che convince a metà, sperando che Adam Sandler in fututo prema maggiormente sull'acceleratore e non cerchi di piacere a tutti...