John Stamos è tornato protagonista sul piccolo schrmo con la serie Cambio di direzione – il nuovo progetto creato da David E. Kelley, Dean Lorey e Brad Garrett – in cui interpreta l’allenatore di basket Marvyn Korn, ruolo che inizialmente non pensava fosse particolarmente adatto a lui, non essendo vicino al mondo dello sport. La star del piccolo schermo, presentando lo show che ha debuttato su Disney+ alla stampa, ha spiegato in che modo si è avvicinato alla parte del complicato coach e le difficoltà affrontate sul set a causa della pandemia che ha ostacolato le riprese della prima stagione, esprimendo tuttavia il suo grande entusiasmo per la storia portata sugli schermi della piattaforma di streaming, considerandola molto attuale e importante.

Stamos ha rivelato come è stato coinvolto in Cambio di direzione:

I miei agenti e i miei manager mi hanno telefonato e mi hanno detto che avrei ricevuto un’offerta per uno show di David E. Kelley e ho pensato subito ‘O mio dio, l’ho sempre amato. Semplicemente lo adoro’. Ho sempre voluto lavorare con lui. E ho chiesto ‘Che ruolo interpreto? Un avvocato? Uno di quei grandiosi personaggi in Big Little Lies?’. E mi è stato risposto ‘No, è uno show sul basket’. Ho pensato ‘Oh no!’. Sono la persona meno atletica sul pianeta. Non faccio sport, non l’ho mai fatto. Non capisco lo sport. Facevo parte della banda musicale al liceo e sono ancora come allora. Quindi quella parte del ruolo inizialmente mi spaventava, poi ho capito che stavo interpretando un allenatore. Dovevo interpretare al meglio quell’aspetto fin dall’inizio per far funzionare l’intero show, quindi ho realmente iniziato a lavorarci. Ed è stata una grande sfida iniziare ad addentrarmi nel modo in cui pensa un allenatore, ho trascorso del tempo con il grandioso Jerry West, che mi ha portato dove si allenano i Los Angeles Clippers. Le ho definite ‘prove’, ma Jerry mi ha velocemente corretto sul termine giusto. Ho trascorso del tempo con lui e ho analizzato molti diversi allenatori che hanno lavorato in periodi differenti. E ho attinto anche alla vita di mio padre perché era davvero severo, mia madre diceva che era un leone esteriormente, ma dentro aveva il cuore di un agnello.

A distanza di qualche mese dall’inizio della produzione l’attore ha capito l’importanza del progetto dedicato alla storia di Korn:

Ora, ripensando a quel periodo, mi rendo conto che non mi ero reso conto di quanto sarebbe stato importante questo show. Basta pensare a questo mese qui negli Stati Uniti: si è parlato della mancanza di uguaglianza esistente nei campionati femminili di basket, e sono accadute terribili cose nel baseball con l’NCAA che ha chiesto scusa per le differenze compiute nei confronti delle donne. La serie è diventata quindi davvero attuale: è uno show con molte donne protagoniste e la storia inizia con il mio personaggio che si oppone un po’ all’idea che questa si tratterà, in un certo senso, di un’esperienza in grado di fargli compiere un’evoluzione. Per lui era compiere un passo indietro, le ragazze non sanno giocare, non possono fare determinate cose. Ma quello che la serie esplora in modo brillante penso sia la verità del fatto che le donne sono altrettanto brave, se non migliori, e sono complesse come tutti. E si tratta alla fine del rapporto tra il mio personaggio e le giocatrici, non si tratta realmente del genere, non è quella la questione centrale. Si tratta di rapporti tra individui. E amo semplicemente il fatto che si lasci alle spalle i preconcetti e le sue supposizioni e ascolti realmente, impari e abbia molto da offrire, oltre al fatto che le ragazze possono dargli molto. Ora, ripensandoci, mi rendo conto di tutti questi aspetti e forse sono felice che non mi ero reso conto che sarebbe stato così importante perché ho potuto semplicemente mettermi al lavoro e interpretare il personaggio.

La pandemia ha però causato più di un problema alla produzione di Cambio di direzione, come ha ricordato John Stamos:

I progetti sono cambiati tantissimo. Penso che fossimo impegnati nelle riprese del sesto episodio quando abbiamo dovuto fermare la produzione. E all’inizio ti sembra che tutto sia fuori controllo, poi è trascorso del tempo e ci siamo resi conto che non lo abbiamo mai avuto. Abbiamo dovuto adattarci alla situazione ed è quello che abbiamo fatto. Quando è arrivato il momento di tornare al lavoro ero un po’ riluttante a farlo perché ho un figlio piccolo e il resto del cast era un po’ nervoso. Ho parlato un po’ con la troupe e tutti avevano realmente bisogno di tornare al lavoro e c’erano degli ottimi motivi per farlo. E successivamente mi sono fermato e ho fatto due calcoli, rendendomi conto che quando l’emergenza sarebbe finita, o stessimo iniziando a tornare alla normalità, il mondo avrebbe avuto bisogno di uno show come questo e per me si trattava di un motivo valido per tornare. Ma non è stato facile e ci siamo dovuti fermare di nuovo, è successo tre volte. Una volta si è trattato di un falso positivo e sono rimasto in quarantena solo quattro giorni, ma le altre due no e ho dovuto stare distante, in entrambi i casi, da mia moglie e mio figlio per dieci giorni. Ma sono grato nei confronti della Disney che ha fatto realmente tutto il possibile, e anche oltre, per far rispettare le misure di sicurezza. E sono felice che siamo tornati al lavoro.

John, sul set, è stato affiancato da attori di grande esperienza come Yvette Nicole Brown e da giovanissime interpreti che lo hanno conquistato con il loro approccio alla recitazione e il loro impegno dentro e fuori dal set:

All’inizio non volevo realmente entrare in connessione con le ragazze quando non eravamo davanti alla telecamera, che ci fosse già un buon rapporto, perché semplicemente non volevo che sullo schermo sembrasse che fossero a proprio agio con il mio personaggio. Durante le riprese dei primi due-tre episodi non ho mai parlato realmente con loro e non ho cercato di conoscerle, non ho fatto domande, non avevo quasi imparato i loro nomi. E mi sentivo male tornando a casa alla fine della giornata, ho detto a mia moglie ‘Mi sento in modo orribile, è così strano. Ma penso sia la cosa giusta per il personaggio’. Ma poi ho potuto conoscerle e le adoro. Sono davvero un gruppo speciale di donne. Partendo da Yvette Nicole Brown e Jessalyn Gilsig che sono super professionali e calme. Il personaggio di Jessalyn, Holly, penso che mantenga realistico l’intero show mentre continuate a vederlo. Ma adoro vedere recitare le ragazze perché non hanno paura. E penso di essere stato così alla loro età e ho cercato di tornare a quell’approccio al lavoro negli ultimi quaranta anni perché semplicemente arrivano sul set, sono lì e fanno quello che devono fare, non si lasciano preoccupare da quello che le circonda.

L’interprete di Korn ha ricordato, parlando della propria carriera:

Quello che è accaduto a me, e penso a moltre altre persone, è che inizi a lavorare, diventi famoso e inizi a lasciarti influenzare da quello che senti dire su di te, dalle opinioni delle persone, mentre loro sono ancora questa energia senza limiti e sono fantastiche. Vederle diventare amiche tra di loro e delle giocatrici di basket è stato meraviglioso. Lavorano davvero duramente e sono colpito dalla loro bravura. Sono tutte delle brave ragazze e guardo le loro pagine sui social media e sostengono delle buone cause, sono consapevoli di quello che accade nel mondo. E amo passare del tempo con loro, sono orgoglioso di quello che fanno. Sono davvero incredibili.

Il personaggio di Marvyn Korn ha molti lati e sfumature, essendo un allenatore piuttosto duro e al tempo stesso una figura paterna che prova molto affetto nei confronti della figlia, elementi che hanno conquistato il protagonista in particolare grazie allo spazio dato ai problemi personali dello sportivo:

La prima volta che ho letto lo script mi sono chiesto perché stessero scegliendo me per questa parte perché stavano dicendo che era impossibile apprezzarlo. Non piaceva a nessuno, era un solitario, non andava d’accordo con gli altri e in un certo senso era una persona pessima. Ho pensato ‘Perché mi offrono questo ruolo?’. Ma poi mi sono reso conto che ovviamente cambia con ogni puntata e mi sono avvicinato sempre di più a lui. Nel terzo episodio ci sono delle svolte che lo rendono più vicino alla mia personalità. Mi ricordo di aver incontrato David E. Kelley quando mi ha offerto la parte e abbiamo parlato dello show, oltre a ricordarsi che diciotto anni fa mi ero presentato per un’audizione per un suo progetto. Ho dovuto mantenere la calma, ma dentro di me ero entusiasta! E in quell’occasione abbiamo parlato del rapporto tra Korn ed Emma e quello che accadrà con loro potrà mostrare un’altro lato della sua personalità perché Marvyn non era un padre grandioso, era un po’ assente.

Il protagonista, nel corso della prima stagione, compierù quindi un percorso all’insegna dell’evoluzione personale:

Penso che quell’equilibrio di cuore e umanità nello show sia davvero buono. La serie non esagera però con i buoni sentimenti. E io stesso sto imparando ogni giorno cosa voglia dire essere padre perché ora ho un figlio di tre anni e non mi sono reso conto di cosa volesse dire finché non lo sono diventato. C’è così tanto da fare, anche se mia moglie fa la maggior parte, ma ci vuole molto impegno nell’essere genitori. Nella serie amo l’evoluzione che compie il mio personaggio e il fatto che queste ragazze siano così forti e fin dall’inizio non accettino di essere trattate in un certo modo da parte sua anche se ascoltano e imparano. Gli tengono però testa ed è grandioso perché Marvyn pensa di avere tutto sotto controllo fino a quando non si ritrova a dover fare i conti con la figlia. Prima della fine dello show farà questo discorso che mi è rimasto impresso perché dice che stava cercando di capire cosa significasse per lui essere un padre. E dice ‘L’ho capito. Si tratta di sacrificio. Si tratta di rinunciare ai tuoi bisogni per il bene di tuo figlio. E alla fine non vinci un trofeo e un premio. Ma se lo fai nel modo giusto e sei abbastanza fortunato hai un figlio che è abbastanza amorevole, abbastanza premuroso e abbastanza gentile da poter essere una versione migliore di te’. E ho pensato che fosse fantastico.

Tra le star della serie c’è anche Yvette Nicole Brown, attrice molto amata dal pubblico televisivo grazie a show come Community, e Stamos ha spiegato in che modo si evolverà il rapporto tra Marvyn e la preside affidata all’attrice. Nelle prime tre puntate, infatti, i due attori non hanno molto scene:

All’inizio devi gettare le basi per la serie e quindi c’è questo tizio scorbutico che arriva a insegnare alle studentesse e deve ricostruire se stesso e poi entra in scena questo personaggio interpretato da Richard Robichaux che aiuta a far emergere nuovi lati di Marvyn. E io Yvette avremo più scene: continuavo a fare domande e richieste agli autori perché volevo scoprire qualcosa di più sul suo personaggio. Dove vive? Ed è sposata? Ha figli? Che succede nella sua vita? E lentamente si scoprirà qualcosa. Ma il suo personaggio e quello di Holly sono più legati. C’è una scena in cui sono nel loro ufficio bevendo margarita e mangiando taco e io stavo cercando di mettermi in mezzo, ma mi hanno allontanato perché stavano cercando di parlare. E si scopriranno delle cose davvero speciali sul personaggio della preside. Yvette è davvero geniale, la amo. L’ho sempre adorata. Mi sento così fortunato nel lavorare con lei. Ha una personalità incredibile ed è un’incredibile professionista. E penso che siamo stati davvero fortunati, o è il modo in cui lavorano i produttori, ma mi hanno circondato di persone davvero fantastiche, permettendo di mettere al primo posto sempre il lavoro. Non ci sono delle personalità folli, litigi, scontri tra persone egocentriche. Andiamo davvero tutti d’accordo. Yvette è assolutamente fantastica: ai TCA avevamo dei problemi tecnici ed è entrata in azione e ha condotto l’intero incontro. Penso sia brillante, voglio davvero lavorare molto con lei.

La fama di John Stamos, infine, non è passata inosservata sul set e la star ha raccontato un divertente aneddoto sul modo in cui le sue giovani colleghe si sono comportate con lui:

All’inizio fingevano un po’ di non sapere realmente chi fossi, di non aver visto Gli amici di papà, che la mia presenza non fosse niente di speciale per loro. E andava bene per me. Ma poi hanno sono iniziate a emergere delle cose ed è stato davvero adorabile perché facevano qualcosa o pronunciavano delle battute delle mie serie o dei film, o ripetevano delle dichiarazioni che ho compiuto in passato sui miei capelli. Sono fantastiche, sono umili e con i piedi per terra. Ho organizzato una proiezione, mantenendo le distanze, di alcuni episodi a casa mia. Ho messo uno schermo sul retro e sono venute tutte. La persona che le adora più di tutti è mio figlio che ha tre anni e ama trascorrere il tempo con queste ragazze. Ho condiviso una foto di quando, prima della pandemia è arrivato sul set ed è riuscito ad averle tutte intorno perché sa come intrattenerle e ha un adorabile fascino. E voglio bene a Sophia Mitri Schloss, che interpreta mia figlia: è una delle migliori attrici con cui abbia mai lavorato, è incredibile, è stata accettata in ogni università quindi dobbiamo ottenere il rinnovo il prima possibile in modo da non perderla.

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