Forse perché non fa parte di una saga o forse perché completamente originale rispetto al genere a cui appartiene, Jonathan Strange & Mr. Norrell non è tra i più noti romanzi fantasy. Eppure nel 2005 il corposo volume di Susanna Clarke, che ha impiegato circa dieci anni per scriverlo, ha vinto il prestigioso premio Hugo e rimane ancora un’opera ambiziosa e particolare. Oggi la BBC ne ha fatto una miniserie televisiva, articolata in sette episodi, in onda dallo scorso 17 maggio. Dopo un primo sguardo il risultato sembra decisamente positivo, molto fedele come atmosfere, storia e caratterizzazione dei personaggi al materiale originale, non immediato come comprensione per i neofiti, ma senza dubbio accattivante.

La storia è ambientata al tempo delle guerre napoleoniche, con le coste dell’Inghilterra minacciate dalle truppe francesi. Nulla di troppo diverso dal normale corso degli eventi di inizio Ottocento, se non fosse che in questo mondo la magia è sempre stata una realtà conosciuta e accettata, che ha avuto un suo sviluppo, un apice e un periodo di decadenza durato per trecento anni fino agli eventi attuali. Secondo una profezia infatti due maghi porteranno la restaurazione di questa perduta arte in Inghilterra, e non ci vuole molto a capire che si tratta proprio dei due personaggi del titolo della serie. Norrell (Eddie Marsan) già pratica la magia da tempo, è una persona scostante e presuntuosa che arriva nella capitale per offrire i suoi servigi alla Corona, ma si vede rifiutare l’offerta. Dall’altra parte il giovane Strange (Bertie Carvel), ancora ignaro delle sue potenzialità, appare più come un sognatore, innamorato della giovane Arabella (Charlotte Riley).

Attorno a loro una serie di personaggi al limite, molto caricaturali, e un universo tanto integrato nel mondo, e più o meno familiare per i personaggi, quanto sconosciuto a noi. Creature magiche, arti oscure, manifestazioni dal mondo della magia, semplici maghi ambulanti che sembrano nascondere dei segreti. Il tono della storia è sospeso e difficile da decifrare: ora sopra le righe, ora quasi parodistico, ora drammatico, ora – nel finale – orrorifico. Tutto questo si fonde con un racconto storico che storico non è, perché è sporcato da questa magia che è ovunque e che sembra sul punto di risvegliarsi.

È un fantasy diverso, e solo per questo chiede molto più allo spettatore, inevitabilmente spaesato, di quanto offre, almeno in questo debutto che potrebbe scoraggiare qualcuno. Ripaga con le sue atmosfere british, con un cast di primo livello, con la fedeltà al materiale originale e con una storia affascinante anche se al momento difficile da prevedere negli sviluppi futuri.