The Good Doctor 4×01 “Frontline Part 1”: la recensione

È davvero strano guardare l’incipit della 4^ stagione di The Good Doctor, intitolata Frontline Part 1. In un mondo normale gli autori della serie avrebbero dovuto affrontare le conseguenze dell’inaspettata dipartita del dottor Neil Melendez (Nicholas Gonzalez) sui suoi colleghi, in particolare sulla dottoressa Claire Brown (Antonia Thomas), già duramente provata dalla morte della madre, e sulla sua ex compagna, la dottoressa Audrey Lim (Christina Chang), e più di ogni altra cosa mostrare al pubblico l’inizio della relazione tra il protagonista dello show, il dottor Shaun Murphy (Freddie Highmore) e la sua migliore amica Lea Dilallo (Paige Spara), che dopo molte esitazioni aveva finalmente riconosciuto i propri sentimenti per Shaun. Invece una pandemia è arrivata a sconvolgere tutti i programmi, non solo dal punto di vista pratico e per quanto concerne il mondo della serialità in generale, rimasto bloccato per mesi prima di tornare timidamente ad una parvenza di normalità, ma anche da quello della narrazione e dal modo in cui le serie, in maniera particolare quelle ambientate nel mondo della sanità, hanno deciso di affrontare questo spinoso argomento.

L’IMPATTO DELLA PANDEMIA SULLA TRAMA

Una delle cose più strane di questa première, che inizia il 26 febbraio del 2020, è guardarla con gli occhi di un non americano. In quel periodo eravamo a pochi giorni dal lockdown in Italia, la portata del disastro della pandemia era purtroppo ben chiara a chi, come noi, la viveva da uno dei paesi più colpiti in Europa e vedere come la portata dei rischi del COVID-19 fosse minimizzata negli Stati Uniti, persino dai medici – ed in particolare, nell’episodio, dalla dottoressa Morgan Reznick (Fiona Gubelmann) – è causa di notevole frustrazione e di una sensazione di déjà vu difficili da cancellare. Se davvero, in quel periodo, le persone comuni si riferivano ancora al coronavirus come al “virus cinese” ed i medici rimandavano a casa i pazienti limitandosi a chiedere loro se erano stati in Cina o se avevano avuto contatti con persone provenienti da quel paese, non è difficile immaginare perché gli Stati Uniti siano oggi tra i più colpiti e vivano tutt’ora una crisi che è ben lontana dall’essere risolta, come d’altronde gran parte del mondo. Il fatto che la storia sia letteralmente in atto rende i confini tra finzione e realtà così sottili da essere di difficile interpretazione.

In questo senso, serie televisive come The Good Doctor, nel loro piccolo, stanno facendo una parte della storia nel raccontarla. Non è certo una novità che gli show televisivi affrontino temi attuali e di particolare importanza, soprattutto dal punto di vista sociale, ma vederli trattare argomenti in cui la storia è ancora in divenire è qualcosa di completamente nuovo e porta ad un rinnovato livello di responsabilità verso il pubblico che non andrebbe sottovalutato e non è infatti un caso che l’episodio sia preceduto e seguito da una serie di avvisi e ringraziamenti agli operatori sanitari per i loro sforzi nella lotta in prima linea contro la pandemia.

Il modo stesso in cui la serie è girata è un segno evidente di quanto realtà e finzione siano ora connesse: durante l’episodio gli attori (giustificati ovviamente dal loro ruolo) si parlano spesso indossando la mascherina, cosa che prima non avveniva se non in sala operatoria. In molte scene i protagonisti comunicano via computer, impegnati in meeting e conferenze per arginare il dilagare della pandemia, o usano le video chiamate per restare in contatto con i propri cari, diminuendo così il numero di quelle in cui gli attori vengono strettamente a contatto. La sensazione che si respiri una nuova aria (e ci scuserete il pessimo gioco di parole) è davvero palpabile e difficile da ignorare, tanto che il momento storico che stiamo vivendo prende il sopravvento sulle diverse trame che la serie, altrimenti, avrebbe trattato: la morte di uno dei personaggi principali dello show e la prima vera storia d’amore del protagonista.

Persino la formula narrativa dello show è stata impattata dalla realtà: in The Good Doctor, normalmente, vengono mostrati strani e complessi casi risolti dalla genialità del protagonista, ma quando è la realtà a farla da padrona e la pandemia non è stata ancora arginata da alcuna miracolosa cura, non esiste sindrome del savant che tenga e Shaun non può trovare una soluzione al minuto 40 dell’episodio, che salverà miracolosamente il paziente.

Per qualche spettatore questo estremo realismo potrebbe essere un problema, altri potrebbero invece apprezzarlo. Un conto è vedere raccontata in un serie TV una trama particolarmente toccante, ma in un certo senso lontana da noi, altra cosa è rivivere sensazioni che in molti, purtroppo, avranno provato sulla loro pelle, costretti a ricevere la notizia della dipartita di una persona cara nello squallido parcheggio di un ospedale, senza il conforto di un abbraccio o un tocco da parte del personale medico e senza aver potuto dire addio alla persona amata. Ecco perché questa première segna uno spartiacque tra le serie che – da ora in avanti – cercheranno di raccontare il momento storico che stiamo vivendo con un certo realismo e quelle invece che sceglieranno la strada opposta, del rifugio nella finzione di un mondo in cui la pandemia non esiste ed in cui gli spettatori possono trovare un breve sollievo.

I PROTAGONISTI SONO QUELLI DI SEMPRE

Ciò che impedisce (anche se non del tutto) a Frontline Part 1 di diventare una sorta di mini documentario sono i protagonisti di questa serie che conosciamo ormai da 3 anni. Shaun non è meno Shaun perché siamo nel mezzo di una pandemia, riesce infatti ad entusiasmarsi per il fatto che tutti, a causa delle mascherine, hanno difficoltà ad interpretare le espressioni altrui, come a lui succede costantemente e ad essere profondamente frustrato a causa del fatto che la pandemia gli impedisca di vedere Lea, che cerca di arginare la situazione con ciò che ha a disposizione e fallisce miseramente a causa delle reazioni del suo compagno.

Anche la storyline di Morgan, il suo errore nel diagnosticare ben due pazienti e quella certa arroganza che l’ha sempre contraddistinta sono le stesse di sempre, ma il vero problema è che in questa particolare circostanza potrebbero aver esposto l’ospedale ad un serio pericolo.

Claire che, come accennavamo, deve ancora superare la morte della madre, si trova a dover fare i conti anche con la scomparsa di un uomo per cui aveva chiaramente dei forti sentimenti e non è pronta ad andare avanti, tanto che le tragedie che hanno segnato la sua vita l’hanno molto cambiata anche come medico.

LE CONCLUSIONI

Sarà interessante, da qui in avanti, vedere quale strada prenderà questa 4^ stagione che, a nostro avviso, dopo la première divisa in 2 episodi, la cui seconda parte andrà in onda negli Stati Uniti il prossimo lunedì, potrebbe forse cominciare a prendere una certa distanza dalla pandemia per non pesare emotivamente in maniera eccessiva sul pubblico. Comunque la si veda Frontline Part 1 è un interessante esperimento televisivo che vale la pena guardare e che incuriosisce quel tanto che basta da far desiderare di sapere come questa stagione proseguirà e se o in che modo i protagonisti saranno influenzati da questo peculiare incipit.

La 4^ stagione di The Good Doctor, che sarà composta da 20 episodi, andrà in onda negli Stati Uniti ogni lunedì sulla ABC.