Vite Digitali: Quantum Break e la triste fine di Jack Joyce | Speciale
Nella puntata di questa settimana di Vite Digitali abbiamo come ospite Jack Joyce, viaggiatore del tempo protagonista di Quantum Break
Ideato dalle sapienti menti di Remedy Entertainment, autori di opere del calibro di Max Payne, Alan Wake e del recente Control, Quantum Break è uno splendido esperimento narrativo che mescola ulteriormente i videogames con il linguaggio delle serie tv.
Non nascondiamo che il gunplay fosse ampiamente migliorabile e che qualche modalità aggiuntiva, una volta completata la campagna, sarebbe stata cosa gradita, ma Quantum Break non può essere assolutamente definito come la "pecora nera" di Remedy, come fanno in molti. Questa affermazione rimane veritiera nonostante tutti i difetti del gioco, compresi gli ultimi atti della storia che, innegabilmente, non rendono giustizia al resto della produzione, risultando per lo più inconcludenti e smarrendo quel pathos che ci ha accompagnato nelle circa 10 ore necessarie per concludere le gesta di Jack Joyce.
Proprio il protagonista di questa avventura sospesa nel tempo, interpretato dal già citato Shawn Ashmore, ci porta qui oggi. Abbiamo deciso, infatti, di ospitare Jack Joyce all'interno dell'episodio di questa settimana di Vite Digitali, la rubrica domenicale dedicata ai personaggi più interessanti dell'industria videoludica. Ovviamente, come ribadiamo ogni domenica, in Vite Digitali non troverete il benché minimo spoiler riguardante il gioco in questione. Se siete in possesso di un PC da gaming o di Xbox One, soprattutto se abbonati al servizio Game Pass, vi consigliamo comunque di scaricare Quantum Break, per comprendere appieno le nostre riflessioni presenti nelle prossime righe.
Il fascino del protagonista di Quantum Break sta nel suo essere, fondamentalmente, un bravo ragazzo, ma dal passato tutt'altro che tranquillo. Jack non è estraneo alle azioni illegali e all'uso di armi da fuoco, ma non è certo da considerarsi una "cattiva persona". È disposto a dare tutto sé stesso pur di aiutare le persone in difficoltà, ma allo stesso tempo è un uomo d'azione, ben lontano dallo scegliere la via del dialogo per risolvere i problemi. Questo suo dualismo è presente in tutta la produzione del team finlandese e, in più di qualche momento, ci siamo sentiti davvero vicini alle azioni che coinvolgono Jack.
Negli ultimi giorni abbiamo avuto occasione di portare nuovamente a termine Quantum Break e, ancora una volta, ci siamo imbattuti in uno dei principali punti deboli del titolo Remedy: il finale. Senza anticipare nulla a nessuno, gli ultimi istanti di gioco non riescono a mantenere il livello qualitativo del resto della scrittura, prestando il fianco a dubbi, incertezze e a domande alle quali probabilmente non avremo mai risposta. Una conclusione ingloriosa, che penalizza la caratterizzazione di un buon protagonista e che, di conseguenza, lascia l'amaro in bocca una volta raggiunti i titoli di coda.
Un'occasione parzialmente sprecata per il team finlandese, che sembrava aver trovato un nuovo linguaggio videoludico, ma che non è riuscita a mantenere sino alla fine tutte le promesse fatte nel corso dell'avventura ambientata a Riverport.