Abbiamo visitato gli studi varesini di Ovosonico, la start up italiana al lavoro su Murasaki Baby per PSVita…

Intervista con Massimo Guarini

Di norma i press tour iniziano e finiscono tutti nello stesso modo: salendo o scendendo da un aereo. America, Francia, Regno Unito, Paesi Scandinavi, Giappone, il meglio dello sviluppo internazionale si concentra, purtroppo, molto lontano dal bel paese e per questo motivo noi giornalisti videoludici viviamo tutto l'anno con la valigia a metà fra l'appena preparata e l'appena disfata.

In questo caso, però, le cose sono andate diversamente: stavolta, in un bel mercoledì di ottobre, siamo saliti in macchina e abbiamo percorso un pezzetto dell'Autolaghi, fino a Varese dove, in un elegante parco dalle frasche secolari, siamo stati accolti presso la sede di Ovosonico, lo studio italiano fondato da Massimo Guarini che a Colonia ha stupito tutti mostrando il suo titolo in sviluppo esclusivo per PSVita: Murasaki Baby.

Guarini non ha bisogno di presentazioni: dopo una lunga carriera fra Canada, Francia e Giappone è stato fra i più stretti collaboratori di Suda51 e Shinji Mikami, arrivando a dirigere il pluripremiato Shadows of the Damned. Dopo queste esperienze che fra gli altri l'hanno visto al lavoro su Naruto Rise of a Ninja e su alcuni episodi della serie di Rainbow Six, Massimo ha deciso di tornare a casa, affrontando una sfida forse più grande di tutte le precedenti messe insieme: fondare e far funzionare uno studio "tripla A" in Italia.

Durante la nostra visita abbiamo intrattenuto una chiacchierata con Massimo riguardo Ovosonico, i suoi futuri progetti e lo stato dell'industria nel nostro paese. Trovate tutto nel video qui in calce, insieme a una serie di fotografie che abbiamo scattato durante la visita.

Vi segnaliamo inoltre che, nel quadro della nostra collaborazione con Il Fatto Quotidiano, nei prossimi giorni uscirà sul sito del giornale un'articolo dedicato ad Ovosonico a cura del nostro Andrea Porta.

Buona visione.

Foto e video a cura di Andrea Francesco Berni, intervista di Andrea Porta