[Berlino 2014] Two men in town, la recensione
Un remake che avrebbe tutte le carte per diventare un gran western e invece cerca atmosfere fuori luogo annoiando solo lo spettatore...
A Forest Whitaker gli si farebbe interpretare ogni personaggio, ma lui sembra scegliere sempre i meno coinvolgenti.
La storia sembra fatta apposta per un western (vista anche l'ambientazione desolata e desertica) ma non siamo da quelle parti: un criminale recidivo esce di galera dopo 18 anni, convinto di voler cambiare vita, ha incontrato la religione musulmana e vuole essere un altro, ad aiutarlo c'è una valorosa agente addetta al controllo di chi è fuori in libertà vigilata mentre a contrastarlo è lo sceriffo che ancora ce l'ha con lui per aver ucciso il suo vice e il vecchio socio di crimine che rivuole il vecchio leone con sè.
E' facile riconoscere Due contro la città, il film del 1978 con Jean Gabin e Alain Deloin (di cui infatti questo è il remake) ma molto è cambiato. Perchè in quel film c'era un forte odio per la polizia e una sfiducia nelle giustizia che alla fine convinceva anche l'indefesso e integerrimo agente buono, mentre qui Bouchareb sembra non voler fare torto alle forze dell'ordine e preferisce bilanciare i maltrattamenti psicologici subiti dal protagonista, dando più spazio al vecchio socio criminale.
Ma al di là di tutto è il tono leggero, che evita ogni durezza, nasconde ogni vera violenza e scioglie ogni tensione in atmosfere dilatate a rendere Two men in town un film inefficace e noioso.