Twin Peaks 2x19 "Variations on Relations" (Variazioni e relazioni): la recensione
Twin Peaks si avvicina alla conclusione e le due Logge diventano sempre più importanti
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Qualcuno, noi sappiamo chi, ha avuto accesso alla Grotta del gufo e ha spalancato le porte di qualcosa, le porte verso qualcosa. Ciò che ne verrà fuori è l'immagine che è anche il riflesso distorto e cupo (il bianco sul nero della lavagna lo accentua) della geografia del posto. Lo è perché, come tutto il resto, la Loggia Bianca e quella Nera sono manifestazioni che vivono parallelamente in più dimensioni, che traducono nel nostro mondo l'orrore o la meraviglia in simboli e manifestazioni che possiamo comprendere, ma che ci danno solo l'immagine sfocata della verità. E torneranno, ma queste saranno intuizioni future, anche i simboli astronomici, forse l'influsso degli astri, magari collegati alle forze aliene che la divisione del maggiore Briggs studiava, chissà.
Se l'episodio fa abbastanza per consolidare, anche in ottica futura, la mitologia della serie, al tempo stesso indugia parecchio su momenti più leggeri o secondari. Come le ripetute, forse mai così presenti, situazioni con Dick, ma anche un momento di gelosia estemporanea di Bobby nei confronti di Gordon Cole e Shelly. O ancora l'improvvisa, ma troppo artificiosa, necessità di costruire un motivo per l'abbandono di Wheeler, e l'insistenza di Catherine che freme all'idea di aprire la misteriosa scatola e chiede a Pete di fare il possibile. Assume consistenza anche la sottotrama che vedrà Donna nutrire dei sospetti sui propri genitori e sul legame che questi avrebbero con Benjamin Horne: l'approfondimento non va di pari passo con il nostro interesse. C'è tempo anche per l'apparizione di Ted Raimi, qui nei panni di vittima sacrificale – e sacrificabile – di Windom Earle.