No Man's Sky, il Foundation Update e le storture del gaming moderno
Il Foundation Update ha aggiunto molto a No Man's Sky: peccato che si tratti di elementi che avrebbero dovuto essere presenti già al lancio del gioco
Si tratta di una patch abbastanza corposa che aggiunge due nuove modalità di gioco, gli strumenti per costruire un proprio avamposto personalizzato e una serie di altre migliorie che non abbiamo voglia di elencare. Tutto molto bello e gradito se non fosse per un piccolo particolare: noi il gioco l’abbiamo acquistato sei mesi fa.
No Man's Sky - Foundation Update - screenshot[/caption]Il Foundation Update non è un DLC e sarebbe molto ingenuo indulgere nella narrazione degli sviluppatori; per definizione un componente aggiuntivo non va a ritoccare le meccaniche di base del titolo ma si limita a proporre nuovi contenuti ed, eventualmente, a correggere piccoli errori o imperfezioni. Per intenderci: Blood & Wine è un DLC, ci propone lo stesso schema ludico di The Witcher 3: Wild Hunt, ma lo innesta su una regione da esplorare con nuove avventure, personaggi inediti e nemici mai visti.
Sei mesi fa abbiamo finanziato un Kickstarter, con la differenza che ce l’hanno spacciato per un gioco completoCon No Man’s Sky succede l’esatto contrario, Sean Murray e soci propongono nuove componenti di gameplay su una struttura evidentemente non completa. Dato che a pensar male si fa peccato, ma molto spesso ci si azzecca, la nostra cinica ricostruzione è la seguente: oberati dalle promesse di Murray e dalla scellerata campagna marketing orchestrata da Sony Interactive Entertainment, gli sviluppatori si sono resi conto di non poter completare No Man’s Sky entro i termini previsti. Dopo un paio di rinvii hanno optato per una soluzione drastica, tagliare del contenuto e arrabattare una “versione definitiva” del gioco che rispettasse almeno le aspettative minime.
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No Man's Sky - Foundation Update - screenshot[/caption]
Ora, al netto della qualità del Foundation Update, il problema con No Man’s Sky è abbastanza semplice e ha a che fare con il rapporto fra sviluppatori e utenza. Forse con altri tre, quattro, cinque DLC finalmente il gioco di Hello Games somiglierà vagamente alla visione originale di Sean Murray. Dovremo aspettare il 2017? Il 2018? Il ritorno del Grande Cthulhu? Non ci è dato saperlo, dobbiamo avere pazienza e fiducia. Inutile dire che in qualsiasi altro settore un comportamento di questo tipo sarebbe visto come una sonora mancanza di rispetto ma, lo sappiamo, il videogiocatore medio sopporta quasi tutto e non ci stupisce addirittura leggere alcuni colleghi che si beano di non aver punito il gioco in sede di recensione, confidando in futuri aggiornamenti.
Not in my name, verrebbe da dire.