Recensione - The Witcher 3: Wild Hunt
L'ultima grande avventura di Geralt di Rivia: la nostra recensione di The Witcher 3: Wild Hunt
Quando ci si ritrova a recensire, o semplicemente a giocare, una produzione cosi lungamente attesa come The Witcher 3: Wild Hunt la domanda che sin dai primi momenti rimbomba in testa è una soltanto: "ne sarà valsa la pena?". Parliamo del resto di un titolo annunciato anni fa, protagonista per diversi anni di seguito di diverse fiere del settore e spulciato in ogni suo elemento noto. Eppure tante ancora sono (per fortuna!) le cose da scoprire e da dire sull’ultima avventura di Geralt di Rivia, e saltando a piè pari, in barba a ciò che imporrebbe la consuetudine, alle conclusioni, possiamo dire che siamo di fronte a un capolavoro, un titolo destinato ad essere ricordato negli anni, a dispetto di alcune magagne che pure lo affliggono. Ma partiamo dal principio.
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The Witcher 3: Wild Hunt - screenshot[/caption]
Il comparto narrativo di Wild Hunt è meraviglioso; non solo la vicenda principale convince sin da subito, soddisfacendo sia i veterani della trilogia che i neofiti alla loro prima esperienza con le avventure di Geralt, non solo i dialoghi sono degni di una grande produzione cinematografica, ma persino l’innesto delle varie subquest ha una marcia in più, in virtù dello splendido lavoro fatto da CD Projekt RED. Anche la più semplice e irrilevante delle sottotrame è perfettamente innestata nel tessuto narrativo del gioco, e al giocatore viene sempre fornito un motivo convincente e credibile per imbarcarsi in un nuovo contratto da Witcher, in una caccia a un tesoro perduto o in una vicenda riguardante un personaggio bisognoso del suo aiuto. È un lavoro certosino e capillare quello del team polacco, che contribuisce in modo decisivo a restituire l’idea di un mondo vivo e pulsante, in cui tutto ciò che succede risulta credibile e stimolante per il giocatore. Come se non bastasse, e coerentemente alla tradizione della saga, il peso delle decisioni del giocatore nell’economia del gioco è notevole. Wild Hunt prevede ben 36 finali diversi, che dipenderanno solo e unicamente dal modo in cui si giocherà; ogni scelta compiuta nei dialoghi può essere decisiva, ogni decisione può manifestare i suoi effetti molto tempo dopo e anche scelte apparentemente più giuste e “buone” possono, col tempo, portare a esiti imprevedibilmente drammatici. È un modo cinico quello di Wild Hunt, in cui ancora una volta, come nei prequel, il bene e il male sono difficili da distinguere, e in cui tenere la neutralità e agire secondo coscienza è meno semplice e molto più impattante di quanto si immagini.
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The Witcher 3: Wild Hunt - screenshot[/caption]
L’open world confezionato da CD Projekt RED è davvero sconfinato, parliamo di una superficie di gioco pari a 140 km2 densissima di personaggi non giocanti, oggetti da recuperare, subquest da portare a termine, attivabili nelle maniere più disparate, e mostri da uccidere, tutta liberamente esplorabile a piedi o con il fido destriero di Geralt, Rutilia, sempre che non si intenda sfruttare lo spostamento veloce da un crocevia all’altro, soluzione che personalmente vi consigliamo di centellinare, perché c’è ben poco di retorico e forzato nell’affermare che il mondo di Wild Hunt è una continua sorpresa, un gigantesco luna park videoludico dove può succedere di tutto, e nel quale un semplice spostamento a cavallo verso una subquest già attivata può portare alla luce nuovi luoghi, tesori da dissotterrare, nuovi schemi per armi e armature o semplicemente un nuovo, fantastico scorcio da fermarsi ad ammirare.
"L’open world confezionato da CD Projekt RED è davvero sconfinato"[caption id="attachment_139447" align="aligncenter" width="600"]
The Witcher 3: Wild Hunt - screenshot[/caption]
In un quadro cosi idilliaco, duole purtroppo dire che The Witcher 3: Wild Hunt non è esente da difetti, individuabili in tutto ciò che riguarda il combat system e la componente action del gioco, aspetto certamente non secondario. Intendiamoci, non siamo di fronte a nulla di drammatico o compromettente per la qualità globale del titolo, ma ad imperfezioni più o meno fastidiose, che seppur diluite in una avventura colossale fanno storcere il naso. Lo sviluppo di Geralt è legato al concetto di punti e slot abilità, dato che ogni volta che si livella o si scova un santuario nascosti si ottiene un punto abilità. Oltre ai punti abilità il level up permette di ottenere, a determinati livelli, lo sblocco di nuovi slot, entro i quali le abilità vanno allocate affinché risultino attive. Oltre a una decina di abilità generiche, tutte sbloccabili con un solo punto abilità e generalmente legate ad aspetti appunto più generali dello sviluppo di Geralt, come il recupero della vitalità e del vigore, il numero di punti vita, vi sono 3 principali rami di sviluppo delWitcher, ossia combattimento, alchimia e segni, la rudimentale forma di magia nuovamente a disposizione per le nostre avventure.
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The Witcher 3: Wild Hunt - screenshot[/caption]
I limiti di un sistema di sviluppo del personaggio altrimenti riuscito e funzionale risiedono nella scarsa comunicazione fra giocatore e interfaccia, dato che il gioco abbonda di tutorial tutto sommato evitabili ma non spiega molto le conseguenze di questa o quella scelta. Avremmo ad esempio gradito sapere che massimizzare il segno Axii, quello legato alle abilità sociali e alla persuasione nei dialoghi, è condizione indispensabile per ottenere determinate quest, e ci è sembrato, in questa e in altre piccole circostanze legate allo sviluppo di Geralt, di subire alcune scelte. Si tratta tuttavia di minuzie, piccolezze in un sistema assolutamente ottimo che ci ha convinto. Peccato però che sia al servizio di un combat system assolutamente non all’altezza della raffinatezza e del lavoro di cesello fatto per gli altri comparti del gioco.
"I limiti di un sistema di sviluppo del personaggio altrimenti riuscito e funzionale risiedono nella scarsa comunicazione fra giocatore e interfaccia"[caption id="attachment_136205" align="aligncenter" width="600"]
The Witcher 3: Wild Hunt - screenshot[/caption]
Per il resto qualche bug, molti dei quali risolti con la patch del day one, e altri difetti marginali legati al carico ancora una volta inclemente degli oggetti trasportabili da Geralt ed alla scarsa chiarezza di una manciata di sub quest non devono scoraggiare chiunque intenda approcciarsi all’ultima fatica di CD Projekt RED. The Witcher 3: Wild Hunt è un titolo monumentale, che restituisce il senso di incertezza, scoperta, pericolo e vastità del mondo di gioco che un’avventura dovrebbe avere. Potremmo parlare ancora per molte pagine del gioco, delle numerose romances piene di scene pruriginose, dei molti minigiochi accessori, tra cui spicca il fantastico card game Gwent, un gioco nel gioco che potrebbe portarvi via ore, della moltitudine di spade, armature, oggetti e accessori da recuperare, craftare o addirittura smontare, per creare nuove cose, delle rune associabili alle armi, che contribuiscono ad aumentare le possibilità di personalizzazione di Geralt, ma il consiglio a questo punto non èuò essere che uno solo; giocate uno dei titoli più maestosi ed entusiasmanti degli ultimi anni, farselo scappare sarebbe un delitto.