Speciale - L'evoluzione di The Witcher
The Witcher 3: Caccia Selvaggia è finalmente uscito, ma come si è evoluta la saga fino al terzo episodio? Il nostro speciale lo spiega
Lungamente atteso, seguito, dissezionato in ogni frame degli innumerevoli video che ci hanno accompagnato in questi lunghi anni di attesa, The Witcher 3: Caccia Selvaggia è finalmente qui. Parlare di evento è addirittura riduttivo, per un titolo accompagnato da centinaia di premi e da una attenzione mediatica che solo i grandissimi titoli sanno generare, e sarebbe probabilmente banale ed esagerato affermare che nulla sarà più come prima. Tuttavia, è indubbio che l’impatto della saga CD Projekt sulla moderna industria dei videogiochi, e in particolare sul genere degli RPG variamente intesi, è destinato a lasciare il suo segno per tanto tempo.
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The Witcher - screenshot[/caption]
Geralt, sebbene creato per uccidere e tollerato dalla comunità solo quando lo fa, non è però privo di una sua morale, lui che è frutto di una curiosa concezione medieval-fantasyeggiante delle pratiche eugenetiche che tanto lontane sono da qualsivoglia scrupolo morale. Spesso rifiuta lavori contrari al suo codice, difende dai mostri e dalle aberrazioni quelle genti che pur lo ripudiano per la sua diversità da non-umano, ma la sua natura lo condanna, almeno inizialmente, a una costante neutralità rispetto alle turbolente vicende della Costa Occidentale, sulle quali il giocatore può influire, con scelte nei vari capitoli di gioco che condizionano anche massicciamente le fasi finali dell’avventura.
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The Witcher 2: Assassins of Kings - screenshot[/caption]
La creatura di CD Projekt cresce, e loro con lei; The Witcher 2: Assassins of Kings viene sviluppato con ben altro budget, e soprattutto con un motore proprietario, che rende finalmente giustizia alla bellezza del mondo creato da Sapkowski e alla straordinaria ispirazione artistica del team di sviluppo. Ancora una volta il destino di Geralt e di chi lo ha creato paiono procedere di pari passo; Assassins of Kings è un titolo più maturo e consapevole, la seconda tappa di un lungo e singolare viaggio di formazione fatto del recupero della memoria e della singolare identità del protagonista, viaggio in cui le abilità di Geralt hanno sin da subito un impatto immediato nell’economia di gioco. Il discusso (ed in effetti per certi versi discutibile) combat system, fatto di giuste tempistiche, parate e contrattacchi trova il suo posto in un ecosistema in cui raccogliere oggetti per preparare pozioni da ingerire prima della battaglia e creare nuove e numerosissime armi è fondamentale, almeno quanto padroneggiare correttamente i segni, la rudimentale forma di magia a disposizione dei Witcher.
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The Witcher 3: Caccia Selvaggia - screenshot[/caption]
Offrire una possibilità cosi incisiva di determinare l’andamento dell’avventura, unitamente a un personaggio cosi definito, è un piccolo prodigio, e con le dimensioni e lo spessore della saga cresce anche la figura del Witcher; Geralt è più consapevole dei suoi poteri, non ricorda molte cose ma ha piena coscienza di se, e questo si riflette nella sua caratterizzazione, fatta soprattutto di una cinica ironia, che lascia spazio al peso emotivo delle difficili scelte da compiere durante l’avventura. E proprio il senso e lo spirito di avventura contribuiscono a lanciare CD Projekt e Geralt nell’olimpo dei videogiochi moderni; scegliere quale decisione prendere nel corso degli eventi, studiare sui libri o attraverso il dialogo con i personaggi non giocanti i mostri e i nemici vari, prepararsi con una pozione o magari cospargendo di unguenti un arma duramente forgiata e infine finalmente compiere la propria impresa, gestendo al meglio un equipaggiamento costretto da un inventario sempre troppo ristretto, sono tutti piccoli elementi che contribuiscono a creare un unico grande affresco ludico e narrativo, un’ Avventura in senso più ampio, che si fa esperienza e gioco di ruolo nella sua accezione più radicale.
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The Witcher 3: Caccia Selvaggia - screenshot[/caption]
E con Geralt, si spera, anche il team polacco spiccherà definitivamente il volo, proiettando la propria narrazione e il proprio stile in un mondo di gioco immenso e auspicabilmente sfaccettato e profondo, in cui input e stimoli sembrano non mancare, e dove i cardini ludici e narrativi dei primi due episodi della saga si espandono sensibilmente. Difficile dire se tutto andrà per il verso giusto, alle settimane necessarie a completare il gioco andranno probabilmente aggiunte quelle necessarie a digerirlo, per non parlare dei numerosi DLC già annunciati e in larga parte gratuiti, ma l’ambizione di CD Projekt merita di essere comunque apprezzata, dato che quando calerà il sipario sulle avventure di Geralt di Rivia questi avrà lasciato il mondo dei videogiochi un po' meglio di come fosse nel lontano 2007.