Le Conseguenze Del Supereroe

Siamo ormai in un momento in cui il supereroe viene messo in discussione. Prima accadeva solo dentro gli X-Men cinematografici, minacciati fin dal primo film del 2000 apripista dell’era cinecomic grazie al Mutant Registration Act voluto con forza dal Senatore Kelly di Bruce Davison. Adesso capita anche a Superman (Batman v Superman: Dawn of Justice di Zack Snyder) o agli Avengers (Captain America: Civil War). Yoda forse direbbe: “Il romanzo di formazione del superuomo finito è”. Adesso sorge l’alba della contestazione di questi supersignori o superdonne o vendicatori mascherati troppo diversi da noi semplici umani per poterci fidare ancora di loro senza stretta supervisione. Ma cosa capiscono queste creature ultraterrene dei danni collaterali provocati dalle loro azioni? Sa forse Superman realmente quante famiglie di Metropolis sono state spazzate via mentre lui e il Generale Zod lottavano alla fine de L’Uomo d’Acciaio (2013)? E se lo sa… gli interessa qualcosa dell’argomento? Per rispondere a questa domanda è necessario aver visto Batman v Superman: Dawn of Justice. Conoscono gli Avengers quanti cittadini di Sokovia hanno perso i loro cari durante gli scontri alla fine di Avengers: Age of Ultron (2015)?

Per sapere la risposta occorre comprare un biglietto di Captain America: Civil War.

La Coscienza di Zemo

Il personaggio di Daniel Brühl riesce a fare nel bel film dei fratelli Anthony e Joe Russo quello che il personaggio di Jesse Eisenberg non fa mai compiutamente in Batman v Superman. Zemo (Brühl) è un sokoviano che ha perso tutti i suoi cari e per questo… diventa capace di mettere zizzania. È lui lo Iago paziente e disciplinato in grado di armare di rabbia e risentimento l’uno contro l’altro Steve Rogers e Tony Stark. “Se fossi stato in grado di farli uccidere a vicenda?” confessa Zemo a Black Panther in una scena pre-finale molto bella e ricca di pietas grazie a quegli artigli che si ritraggono di fronte alle ragioni del cattivo. Un uomo senza più padre, moglie e figlio (Zemo) si confessa quasi svuotato di rancore grazie alla riuscita del suo piano (Iron Man e Captain America si sono effettivamente combattuti l’un l’altro) in presenza di un altro signore (T’Challa/Black Panther) anche lui orfano di padre dopo l’attentato di Vienna che ha ucciso il Re del Wakanda. Tutto il film ci parla di ragioni e reazioni private legate ad accadimenti storici che sconvolgono le collettività. Il terremoto maggiore verrà creato da due singoli individui.

Tony e Steve

Stark non è Stank (cammeo di Stan Lee) ma è senza dubbio assai stanco. Senza il calore di una Pepper Potts (l’assenza contrattuale della Paltrow è una fatalità perfettamente organica al testo) che dovrebbe tornare in Avengers: Infintiy War – Parte 1… il nostro geniale miliardario egomaniaco non ne può più di sé stesso. Mette in scena davanti a tutti un flashback di autoanalisi familiare durante un evento in cui dovrebbe comportarsi da Steve Jobs e non da plateale paziente di Sigmund Freud. Tony non sa tutto come vorrebbe sempre far credere (geniale che la rabbia scatti quando si accorge che Steve possiede un segreto del passato della sua famiglia a lui totalmente ignoto) e Tony non è più il baldanzoso individuo che non vuole fare squadra con nessuno (il primo garrulo Avengers di Joss Whedon). Ecco che quindi è brillante, perché sorprendente, che sia il Re dell’Ego Stark a volersi assoggettare alla supervisione di 117 nazioni in base agli Accordi di Sokovia voluti con forza dal Segretario di Stato Thaddeus Ross di William Hurt. Tony limita per non dire imprigiona Scarlet Witch perché è colui che non ha limitato o tantomeno imprigionato Ultron. E Rogers? Il patriottico Captain America non crede più nelle nazioni dopo che in Winter Soldier lui e Nick Fury sono diventati più diffidenti e dissidenti di Edward Snowden. Tony cerca di essere supervisionato mentre Steve si divincola da qualsiasi controllo statale dimostrando di saper incarnare come nessuno quel vero spirito americano di perenne indipendentista di frontiera che da un soldato ligio come lui… proprio non ti aspetti. Inoltre Rogers è un freak scongelato dal passato e quindi senza amici del suo tempo se non quel Bucky Barnes di cui si ostina a recuperare e dimostrare a tutti l’umanità come provava a fare Robert De Niro con Christopher Walken ne Il Cacciatore (1978). Il miliardario è un uomo del suo tempo, mentre il soldato no. Stark accetta i compromessi della contemporaneità mentre Rogers ormai crede solo nelle certezze del passato. Molto interessante. La bellezza del film è nella rilassata compattezza editoriale che Batman v Superman non possiede neanche un po’ anche per evidenti e fisiologici ritardi Dc rispetto ai tempi di creazione dell’Universo Marvel arrivato con Civil War all’inizio della Fase Tre. Il film dei fratelli Russo è piacevolmente collegato agli struggimenti esistenziali del Tony di Avengers: Age of Ultron nonché abilmente connesso alle paranoie politiche di uno Steve Rogers che aveva scoperto in Captain America: Winter Soldier quanto l’Hydra fosse presente dentro lo Shield. È quindi assai credibile che ai lati di questi due poli carismatici molto ben scritti e spiegati dagli sceneggiatori Christopher Marcus e Stephen McFeely si schiereranno i restanti protagonisti di questo conflitto interno agli Avengers.

Team Cap

Clint Burton/Hawkeye è stato disposto a lasciare la famiglia, e far arrabbiare quei suoi bambini che osservavano dall’alto in basso Thor in Avengers: Age of Ultron, pur di dare una mano a Steve nella disputa con Tony.
Sam Wilson/Falcon, schivando un colpo, farà cadere il suo doppio James Rhodes/War Machine sentendosi pure lui mortalmente in colpa per un danno collaterale.
Wanda Maximoff/Scarlet Witch verrà confinata da Tony in un appartamento extra lusso dopo aver provocato tante vittime di guerra in quel di Lagos in Nigeria. Agli arresti domiciliari stabilirà un’interessante connessione extraumana con Vision. Ma anche questa amicizia tra freaks collasserà.
Bucky Barnes/Winter Soldier fa ridere Steve ricordando il passato (unico momento di allegria di Captain America nel film), diventando con il passare dei minuti il vero motivo del contendere tra Rogers e Stark più della supervisione degli Accordi di Sokovia.
Scott Lang/Ant-Man farà da sollievo comico e avrà grandi scene, in senso letterale, sia quando diventerà gigantesco sia quando penetrerà non visto dentro l’armatura di Iron Man. D’altronde, per sua stessa ammissione: “Hank Pym mi ha detto sempre di non fidarmi di uno Stark”.

Team Iron Man

Vision atterrerà non volendo l’alleato War Machine (dopo che Falcon ha schivato il colpo), confiderà la sue paure a Scarlet Witch e verrà sprezzantemente “cazziato” da Tony dopo che, incredibilmente, non ha previsto la possibile conseguenza negativa del suo colpo verso Falcon in realtà poi destinato a War Machine.
Peter Parker/Spider-Man è un agitatissimo ragazzino del Queens con una parente molto giovanile (“È difficile credere che lei sia la zia di qualcuno”; geniale humour sulla longevità di Marisa Tomei, vera Zia May in versione Milf con la A di Aunt al posto della M di Mother) e la voglia di impressionare il “padrino” Tony Stark accettando di schierarsi dalla sua parte con tutto l’entusiasmo di un giovincello che vuole fare buona impressione presso il suo nuovo datore di lavoro. La chimica tra questo nuovo Uomo Ragno di Tom Holland e il vecchio Tony di Robert Downey Junior è lampante. Il loro incontro e conseguente reclutamento da parte di Peter nel Team Iron Man è una sublime parentesi comedy padre-figlio il cui potenziale potrebbe essere ulteriormente sviluppato in futuro.
Natasha Romanoff/Black Widow è in grande dubbio. Un po’ di qua ma anche un po’ di là. “È proprio difficile non fare il doppio gioco?” la provocherà Tony. In realtà… i dubbi di Natasha sono anche loro molto sensati come se la sua maturità e intelligenza da ex spia la pongano, più di altri, nella scomoda posizione di capire perfettamente sia le ragioni di Tony che quelle di Steve.
James Rhodes/War Machine vede, come già digitato, il suo arco simile a quello del suo doppio dallo stesso colore di pelle Sam Wilson/Falcon. Fedele alla linea sempre e comunque come inossidabile sidekick di Tony. È il protagonista della prima grande mazzata che farà arrabbiare Stark prima dello shock finale legato a papà e mamma (Maria Stark centrale per il supereroe maschio-bambino come le due Martha, Kent e Wayne, di Batman v Superman).

Conclusioni

Potevano fare di più i realizzatori di questo episodio di transizione verso il dittico Avengers: Infinity War? No.
La pellicola è super efficiente per come sviluppa ogni personaggio in modo vivace e contemporaneamente non futile dal punto di vista psicologico. Se a questo aggiungete la naturalezza di scene d’azione mai caotiche, la coscienza del villain Zemo e l’ironica consapevolezza spesso esibita dai due schieramenti circa l’inutilità del picchiarsi… ecco che avrete un film Marvel maturo e colto, comprensibilmente adorato sia dai vecchi critici che dal giovane pubblico.
Perché se è vero che, sempre a differenza di Batman v Superman: Dawn of Justice, i realizzatori tendono a smorzare ripetutamente sul nascere la conflittualità tra persone troppo intelligenti per mettersi le mani addosso… è anche vero che quando le chiacchiere finiscono e arriva la colluttazione, veloce e impulsiva al punto giusto, tra Tony & Steve più che tra Iron Man & Captain America… rimane tutto sensato e civile, nonostante si sia finiti in guerra.

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