Tre Manifesti a Ebbing, Missouri è stato uno dei titoli protagonisti alla Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia e al Toronto Film Festival, conquistando i primi premi che sembrano aver gettato le basi per una corsa verso gli Oscar (qui la nostra recensione).

A Venezia era presente anche l’attore Sam Rockwell, interprete dell’agente Dixon, il poliziotto razzista e intollerante contro cui si scontra anche Mildred Hayes (Frances McDormand) nel suo tentativo di ottenere giustizia dopo la terribile morte della figlia.

Il regista e sceneggiatore Martin McDonagh ha già collaborato con la star in occasione di 7 Psicopatici e Rockwell ha spiegato il motivo per cui ama particolarmente essere diretto dall’ormai amico, oltre a commentare la situazione attuale del settore dell’intrattenimento e dell’intera società, senza dimenticare il modo in cui ha lavorato per creare la sua interpretazione di Dixon.

Tre Manifesti a Ebbing, Missouri sta ottenendo ottime recensioni, ti fa piacere?

Non ho letto nulla ma mi hanno detto della buona accoglienza. Ed è qualcosa di positivo, fa piacere e si vedrà cosa accadrà.

Non leggi le recensioni che ti riguardano?

Cerco di evitarlo, specialmente quando lavoro a teatro. Ogni tanto leggo quelle sui film, se so già che è positiva. Non mi piace farlo, non sopporto le critiche negative! Ho già un acting coach, non ho bisogno di qualcuno che mi dica cosa non va, preferisco ascoltare altre persone sul mio lavoro.

Il tuo personaggio è inizialmente molto negativo, è stato difficile interpretarlo?

No, è piuttosto naturale. In particolare nella realtà contemporanea. Amo quanto è idiota all’inizio del film e ho citato tra le mie fonti di ispirazione Barney Fife, uno dei personaggi del The Andy Griffith Show interpretato da Don Knotts, che è un poliziotto della cittadina di Mayberry e ha queste caratteristiche un po’ folli. All’inizio era così che mi sono avvicinato al personaggio di Dixon, mentre verso la fine è quasi un antieroe. La sceneggiatura ha aiutato tantissimo!

Come hai affrontato il percorso personale del personaggio?

E’ stato davvero meraviglioso. E ho avuto modo di incontrare alcuni poliziotti che lavorano realmente in Missouri, da cui ho preso l’accento locale. Mi sono divertito molto nell’avvicinarmi a quella realtà. E poi ho incontrato delle persone rimaste ustionate, ho compiuto delle ricerche, anche se in realtà non era necessario perché c’era già tutto nello script, era veramente favoloso. Alle volte però è divertente approfondire un po’ prima di arrivare sul set.

Non avete quindi cambiato quasi nulla della sceneggiatura?

No, non ci siamo allontanati molto. Alle volte durante le prove ho modificato un po’ le battute, ma semplicemente per personalizzare il materiale. Si tratta più che altro di un aspetto tecnico per me.

Nel film c’è spazio per gli aspetti drammatici e al tempo stesso molto divertimento, è qualcosa che apprezzi come attore?

Credo sia fantastico che ci siano tutte queste sorprese. Quando l’ho letto per la prima volta mi stupivo sempre di quello che stava accadendo nella storia, lo stesso è avvenuto con Sette Psicopatici e anche In Bruges… Semplicemente Martin è assolutamente fantastico! Riesce a rendere divertenti le cose più strane. Ha un istinto incredibile per la comicità e tuttavia dà uno spazio incredibile alle emozioni e lo fa in modo davvero fantastico. Ho rivisto il film ieri sera e non riuscivo quasi a credere alla quantità di emozioni che suscita. Alle volte si rischia di esagerare e invece con questo film non accade mai, non diventa in nessun momento troppo sentimentale. Riesce a creare la perfetta contrapposizione tra l’umorismo e gli aspetti drammatici.

Il personaggio di Dixon ha un rapporto conflittuale con la madre, come avete creato quei momenti così ben equilibrati tra amore e rabbia?

Sandy Martin è fantastica! Non l’avete trovata incredibile? Ci siamo divertiti molto sul set. Lei è un’attrice davvero generosa. Il giorno in cui dovevo girare la scena in cui Dixon doveva tornare a casa e raccogliere il DNA dalle dita stavo davvero male, avevo la febbre alta. E’ stata lei a infondere alla sequenza le emozioni giuste. Alle volte è qualcosa di molto bello non avere sulle proprie spalle l’intero peso della scena. Sandy è stata incredibile in quel momento e mi ha veramente dato il modo di sentirmi leggero e farmi arrivare alla fine di quella giornata nonostante stessi realmente male.

Ti sei ispirato anche al rapporto con tua madre?

No, lei è stata fantastica. Era un’artista, una pittrice, e mi ha insegnato molto della recitazione. E’ una donna meravigliosa. E’ interessante avere delle esperienze diverse al cinema ed è divertente interpretare quelle dinamiche un po’ shakespeariane, molto drammatiche e comiche.

Hai provato a immaginare anche il passato del tuo personaggio prima di arrivare sul set?

No, ho scritto qualche appunto e lavorato con il mio coach per delineare qualche aspetto della mia interpretazione. Sono dei piccoli scarabocchi che faccio sul mio copione, registro qualcosa e lentamente tutto va al posto giusto. Dopo che provi, inoltre, sta a galla da solo il personaggio, imboccando la strada giusta.

Ti sei dato una spiegazione per tutta la rabbia che prova Dixon?

Recentemente ho parlato con un ex membro di un’organizzazione che sostiene la supremazia bianca e ora è impegnato a far uscire le persone da questi gruppi animati dall’odio. E’ stato lui a dirmi una cosa molto importante: ‘Non è che odi le persone afroamericane, in realtà odi te stesso’. Credo che sia interessante perché se ci pensiamo Hitler ad esempio era un pittore fallito e alla fine si disprezzava. Non sono razzista e non accetto il razzismo. L’unico modo in cui potevo capire il personaggio era attraverso l’odio nei confronti di se stessi perché è qualcosa che proviamo un po’ tutti. Chiunque ha avuto una giornata storta in cui si odia, è qualcosa di universale, ed è quella vulnerabilità che in questo caso si traduce in rabbia nei confronti degli altri. Reagisci male quando hai una brutta giornata, anche se non dovresti farlo. Il razzismo, in un certo senso, non è poi così diverso da questa situazione, è un’elaborazione di questa realtà.

Come è stato ritornare a lavorare con Martin?

E’ stato grandioso perché ci divertiamo insieme, lui è sempre molto divertente e intelligente, come ha detto recentemente Christopher Walken parlando di lui. E in più il suo aspetto più bello è la sua capacità di provare compassione. Certi registi non capiscono gli attori e non si preoccupano per loro. Martin, invece, è l’opposto. Gli attori sono un po’ come dei ragazzini: il loro lavoro è davvero strano e per essere un regista devi un po’ fare il baby sitter perché sei obbligato a manipolare le emozioni e gestire tutte queste ore sul set, la preparazione prima di girare qualcosa… Essere un attore è un po’ come essere un bambino ubriaco ed è per questo che alle volte qualcuno perde le staffe sul set. Non giustifico quei comportamenti ma non sono sorpreso che alle volte accada: il lavoro degli attori è davvero strano e a volte esilarante.

Hai citato Christopher Walken, come è stato lavorare con lui?

E’ stata un’esperienza meravigliosa e ora siamo molto amici. Sono orgoglioso di poterlo dire perché non avrei mai pensato sarebbe accaduto. Ci siamo conosciuti a teatro ed eravamo già amici quando abbiamo girato Sette Psicopatici perché quando lavori sul palcoscenico crei un legame molto stretto, ti avvicini davvero. E’ uno degli attori più incredibili di sempre, quindi è un onore essere suo amico, trovarsi per bere del vino insieme, cenare. Cerco di infastidirlo con delle domande sulla recitazione ma lui evita di risponderci. E dovrebbe darmi dei suggerimenti su come sistemarmi i capelli!

Alla fine del film Dixon è completamente diverso dall’inizio della storia, hai amato questo percorso compiuto dal personaggio?

Compie un percorso meraviglioso ed è una parte grandiosa! Amo la sua trasformazione perché è una delle caratteristiche che amo di più in un film, è come se passasse dall’essere un ragazzino al diventare adulto.

Cosa consideri essenziale quando interpreti un personaggio così sopra le righe?

Credo l’innocenza perché è qualcosa di difficile, anche se come persona sono piuttosto ingenua quindi è facile per me dare spazio sul grande schermo a quel mio lato, anche se non sono realmente così. Non ho avuto un’educazione di alto livello, anche se sono andato al college e mi considero piuttosto intelligente. Posso essere poco a contatto con la realtà, sogno molto a occhi aperti, mi distraggo tantissimo… E’ qualcosa che nei film potrebbe apparire come segno di stupidità. Se penso ad esempio a Christopher Walken lui compie lo stesso con il suo essere eccentrico che nei film si traduce nell’essere spaventoso, anche se nella vita reale è una delle persone più buone che abbia mai incontrato. Trasformare dei propri lati nelle caratteristiche essenziali di un personaggio è però un processo molto divertente.

Nel film si mostra inoltre un lato della polizia un po’ diverso, in cui c’è spazio anche per le battute…

E’ un lavoro duro e molte persone hanno un’opinione diversa nei confronti della professione perché chiunque, almeno una volta nella vita, ha incontrato un poliziotto e si è formato una propria opinione. Un po’ come accade con gli attori visto che le persone vanno al cinema… Io non vorrei mai essere un agente di polizia perché è davvero un lavoro difficile! Non vorrei nemmeno essere il Presidente degli Stati Uniti!

Ma ne interpreterai uno in Backseat

Sì infatti! Ma lui George W. Bush non è razzista, anche se potrebbe esserlo l’altro… Preferirei trascorrere il mio tempo e bere una birra con Bush piuttosto che con Donald Trump.

Hai avuto modo di incontrarlo prima di iniziare le riprese?

No, non ho mai avuto l’occasione ma mi piacerebbe davvero incontrarlo!

Avete già iniziato le riprese?

No, ci stiamo solo preparando. Sto facendo le mie ricerche ascoltando dei discorsi, guardando delle interviste e discorsi…

Come mai non sei nel cast del nuovo film diretto da George Clooney?

Bella domanda! Dovrei chiederglielo! Non l’ho visto da un bel po’!

Hai parlato dei motivi per cui lavorare con Martin è particolarmente piacevole, hai avuto delle esperienze negative sul set in passato?

Ovviamente non posso fare dei nomi! Non si tratta però di George perché ha lottato per permettermi di recitare in Confessioni di una mente pericolosa ed è fantastico, anche lui capisce i suoi attori. Credo però che se un regista sa usare nel modo giusto la telecamera quello sia tutto quello di cui hai bisogno realmente come interprete. Non puoi dirigerti da solo. Devi essere davvero preparato e realizzare un lungometraggio ora è molto diverso rispetto al passato, devi arrivare sul set e girare le cose giuste in poco tempo. Non c’è più il tempo per un certo senso di scoperta durante le riprese. Alle volte hai solo 30-33 giorni per girare tutto il tuo film. Non hai tempo da perdere. I registi possono quindi avere un approccio quasi clinico e non interessarsi agli attori, senza avere idea a livello sociale su come dovrebbero comportarsi, e altri invece, come Martin, David Gordon Green, Tony Goldwyn, Jon Favreau… che hanno questo incredibile dono di saper farti sentire al sicuro, permettendoti così di rilassarti e compiere il tuo lavoro nel migliore dei modi, dandoti anche la possibilità di sbagliare. Alcuni registi non lo fanno e ti fanno sempre sentire sull’orlo del precipizio. Non lavoro bene in quella situazione anche se reggo bene lo stress e alla fine mi piace affrontare qualche difficoltà, ma non amo gli abusi, anche se è una parola forte.

Come è stato essere diretto da una donna in occasione del film Woman Walks Ahead?

Susanna (White) è fantastica, è adorabile. Mi sento molto fortunato perché ho lavorato con tanti registi incredibili, purtroppo non con tante donne quanto avrei voluto. In generale però ho avuto ottime esperienze che mi hanno insegnato molto, anche a teatro. Spero che sia un anno in cui le donne saranno protagoniste: penso a Wonder Woman diretto da una donna, a Frances che ha fatto un’incredibile performance… E’ una situazione positiva per l’industria cinematografica, in particolare negli Stati Uniti. Abbiamo bisogno di questo cambiamento e di maggiore spazio alle donne.

Hai accennato a un cambiamento nel settore, anche per quanto riguarda i tempi e il budget a disposizione. A cosa pensi sia dovuto?

Alla televisione perché è un settore che sta prendendo il controllo. Penso che presto potrei accettare dei ruoli in qualche serie televisiva perché è lì che stanno lavorando tutti i migliori registi e sceneggiatori attualmente. I bravi filmmaker, pur di guadagnare dei soldi, devono fare film sempre più grandi ma se penso a The War – Il Pianeta delle Scimmie per me è un’opera d’arte, con una fotografia meravigliosa. Alcuni di questi film, tra cui Wonder Woman, possono contare sul contributo di tecnici di altissimo livello e hanno un aspetto fantastico, oltre ad avere una buona sceneggiatura, anche Spider-Man: Homecoming era davvero un buon film, quindi alle volte i film indipendenti perdono un po’ il contributo delle persone che sono impegnate in altri progetti più remunerativi.

Che conseguenze pensi avrà sul mondo del cinema questa nuova fase della televisione?

Ho da poco comprato un’enorme tv a schermo piatto, non ho figli quindi posso permettermela! Credo che faccia parte della realtà attuale questo maggiore consumo di progetti per il piccolo schermo, ma al tempo stesso continuo ad andare il più possibile nelle sale cinematografiche. Penso che sia un’esperienza incredibile. Non amo il 3D ma apprezzo invece il formato IMAX perché è uno schermo che crea delle esperienze più coinvolgenti. Ci sono ancora dei piccoli cinema vecchio stile, magari resi più confortevoli. Andare al cinema sta diventando maggiormente un evento che stimoli le persone ad andare in sala. Personalmente amo trovarmi in una sala cinematografica al buio. Vedere ad esempio Dunkirk sul grande schermo è fantastico, ti causa un attacco di ansia che dura 2 ore e 30 minuti! E’ fantastico da vedere nei cinema, non avrebbe lo stesso effetto in tv.

Hai accennato alle serie tv, stai seguendo con interesse qualche titolo in particolare?

Certo: Game of Thrones, Breaking Bad, Louie, Stranger Things che ho amato molto. Ci sono molti show che amo. E come dimenticare Black Mirror! E’ grandioso! E ancora Peaky Blinders.

E hai avuto modo di lavorare con Peter Dinklage in Tre Manifesti a Ebbing, Missouri…. Avete parlato di Game of Thrones sul set?

Sì, ne abbiamo parlato un po’. Ho conosciuto per la prima volta Peter anni fa, prima del successo della serie, è ora è folle quanto sia famoso! E non può nascondersi quindi quando si va insieme in un bar si assiste a scene incredibili. Sta però affrontando tutta la situazione con incredibile cortesia. Conoscendolo da così tanto tempo è incredibile poterlo vedere in copertina su Entertainment Weekly, sono così felice per lui! Gli voglio davvero bene! So che per lui è strano essere così famoso.

Nel film ci sono tante battute sui nani, come ha reagito Peter?

Non ha avuto alcun problema, ha un grandioso senso dell’umorismo!