Mancano due mesi al festival di Cannes, c’è chi è pronto da tempo e non aspetta che la telefonata di Thierry Fremaux, chi non è pronto e sta cercando di esserlo, chi non è pronto ma ha comunque un posto riservato anche se chiude all’ultimo momento e infine chi già sa che non ce la potrà mai fare a finire il film in tempo.

Nulla è noto riguardo chi sarà selezionato e chi no ma raccogliendo informazioni su diverse testate specializzate, ascoltando le voci e leggendo le notizie molto si può sapere su chi è pronto e chi no.

Cominciamo da chi è certo che non ci sarà. Non ci sarà Martin Scorsese con The Irishman, ancora in alto mare con la post-produzione ma anche se avesse finito in tempo comunque non ci sarà in generale Netflix, l’accordo con il festival non è stato (ancora) trovato e per il secondo anno tutto il bouquet rischia di cadere nell’ampio cestone preparato da Alberto Barbera in laguna. Non ci sarà Ad Astra di James Gray perché, contrariamente a quanto annunciato, non ce la fa con i tempi e non ci potrà nemmeno provare Freaks Out! di Gabriele Mainetti che è in piena post-produzione (e ci rimarrà parecchio, probabilmente anche oltre il Festival di Venezia considerata la dimensione del film).

È prontissimo invece Quentin Tarantino, la data di uscita di Once Upon a Time In Hollywood è a Luglio e non ci saranno problemi, la sua presenza nel festival che l’ha lanciato è una formalità. Come pare scontata la presenza del grande amico del festival Jim Jarmusch con The Dead Don’t Die, film di zombie che segue quello di vampiri Solo Gli Amanti Sopravvivono (sempre con Tilda Swinton). Sarà da vedere se la Quinzaine riuscirà a strappare al concorso due titoloni dell’orrore d’autore che non dovrebbero avere problemi ad avere la premiere in riviera come Midsommar e The Lighthouse, il primo è di Ari Aster, regista di Hereditary, il secondo di Robert Eggers, regista di The Witch. Di certo i due film sono pronti ed eleggibili per il festival, come lo sono altri amicissimi di Cannes come Almodovar con Carne Y Gloria (che esce in patria prima dell’inizio della manifestazione) e Ken Loach con Sorry We Missed You. Suite prenotatissima uno accanto all’altro.

Difficile poi che il festival si lasci scappare Against All Enemies in cui la nuova stella straniera del cinema francese Kristen Stewart interpreta Jean Seberg oppure Les Plus Belle Années D’Une Vie, il film di Claude Lelouch che rimette insieme Anouk Aimée e Jean-Louis Trintignant 50 anni esatti dopo Un Uomo Una Donna (che fu Palma d’Oro), oppure ancora Mektoub My Love: Intermezzo il secondo capitolo dell’annunciata trilogia di Kechiche (il primo era stato presentato a Venezia ma è a Cannes che Kechiche vinse con La Vita di Adele).
Sarebbe inoltre una sorpresa non vedere Ahmed dei fratelli Dardenne, come sarebbe strano che non ci fosse (ad un anno dalla Palma) The Truth, il film franco-giapponese di Hirokazu Kore-Eda con Catherine Deneuve e Juliette Binoche e Ema il nuovo film di Pablo Larrain che torna a lavorare con Gael Garcia Bernal dopo il successo (alla Quinzaine) di No, il film che l’ha lanciato definitivamente. Tutti questi hanno ultimato il montaggio del loro film.
Infine per l’apertura è lecito ipotizzare che Rocketman sia in prima fila.

Esauriti i molto molto probabili tocca agli incerti.
Prima i francesi con film terminati. Cecile Sciamanna ha pronto Portrait of A Lady On Fire, Eva Green potrebbe facilmente essere benvenuta con Proxima e Arnaud Desplechin dovrebbe aver fatto un disastro per non essere preso con Oh Mercy. Stesso vale per Bruno Dumont dopo tre passaggi alla Quinzaine (P’tit Quinquin, Ma Loute e Jeanette) ora porta di nuovo un film su Giovanna d’arco dal titolo internazionale: Joan Of Arc. Infine la quota “cinema tradizionale francese” potrebbe includere, oltre al già ipotizzato Lelouch, anche Gloria Mundi di Guédiguian.

Nessuno può sapere invece se ce la farà Terrence Malick a finire il montaggio di Radegund. Come non è per niente chiaro se Asif Kapadia ha finito o no il suo documentario su Maradona (se ne parlava per Cannes dell’anno scorso!), né se Xavier Dolan passerà sopra il suo fastidio per la manifestazione e porterà il suo nuovo film, Matthias & Maxine (in cui torna anche a recitare).

Ci sono poi diversi film ormai pronti che certamente sono stati sottoposti al festival, cioè che i selezionatori hanno visto e valutato (prenderli ovviamente è un altro paio di maniche). Si parla di Chicuarotes, il secondo film da regista di Gael Garcia Bernal, di The Personal History of David Copperfield di Armando Iannucci (dopo il successo di Morto Stalin Se Ne Fa Un Altro), di 7500 il film di Vollrath in cui Joseph Gordon Levitt interpreta un dirottatore o ancora il trittico di grandi autori asiatici che hanno un film pronto: To The End Of The Earth di Kiyoshi Kurosawa, Wild Goose di Diao Yinan (il grandissimo autore di Black Coal, Thin Ice che in Italia era diventato Fuochi D’Artificio In Pieno Giorno) e Parasite di Bong Joon-Ho.

E del resto, se sono buoni, sicuramente vedremo About endlessness di Roy Andersson e Master Cheng di Mika Kaurismaki o Wicked Games, il nuovo film (questa volta di finzione) di Ulrich Seidl.
Un discorso a parte poi lo meriterebbe il ritorno al cinema spagnolo di Alejandro Amenabar con While At War (da capire se è finito o no), il nuovo film di Campanella The Weasel’s Tale e Bacarau di Kleber Mendocha Filho. Un tipico fuori concorso infine potrebbe essere The True Story Of The Kelly Gang di Justin Kurzel (che a Cannes aveva presentato Macbeth) interpretato da Russell Crowe.

Chiudiamo con i film italiani. Non è un’annata ricca, va detto subito, l’anno scorso ci siamo sparati quasi tutti i film dei nostri autori di punta, facendo incetta di attenzione e riconoscimenti. Salvo le consuete sorprese, come gli esordi o le scelte imprevedibili, quest’anno è legittimo puntare su A Chiara, il film di Jonas Carpignano ambientato sempre a Gioia Tauro come A Ciambra (sempre se riesce a finirlo) e su Il Traditore, il film su Buscetta di Marco Bellocchio con Pierfrancesco Favino, il film è pronto e se non ci sarà ci sono i margini per parlare di un rifiuto. Attenzione poi per la possibile sorpresa di The Book Of Vision di Carlo Hintermann, già regista di seconda unità per Terrence Malick, e soprattutto grandi speranze per Pietro Marcello che con Martin Eden pare il più accreditato di tutti.