Diciamoci la verità: nessuno avrebbe messo la mano sul fuoco circa la buona riuscita di un adattamento live action dei Pokémon. E non dev’essere stato assolutamente semplice riuscire a convincere The Pokémon Company, da sempre restia a manipolazioni di sorta delle sue creature tascabili, a portare sul grande schermo un Pikachu tendente al realistico con il pelo folto come quello di un Golden Retriever. Eppure – come avete potuto sentire dalla viva voce di Francesco Alò sulle pagine di BadTaste.it – la scommessa è stata vinta, e alla grande.

  • 809 specie di Pokémon.
  • 7 generazioni.
  • 32 giochi della serie principale (considerando le doppie versioni e i remake).
  • Oltre 300 milioni di copie acquistate.
  • 50 milioni in più dei dischi venduti dai Rolling Stones in tutta la loro carriera.

Numeri che hanno convinto Legendary Pictures e Warner Bros. a fare un tentativo con i mostriciattoli Nintendo, affidando a Rob Letterman un adattamento abbastanza fedele di Detective Pikachu, spin-off della serie Game Freak uscito su Nintendo 3DS nel 2016.

 

 

La scelta di concentrarsi sulla trasposizione di un videogioco d’avventura anziché sulla serie RPG principale si è rivelata intelligente e azzeccata: scrollandosi di dosso in un colpo solo qualsiasi paragone con i core-game del mondo Pokémon, Letterman ha potuto ritagliarsi il giusto spazio per raccontare la storia di Tim Goodman e del suo Pikachu parlante, andando incontro alle esigenze di un pubblico generalista che – probabilmente – avrebbe snobbato una riproposizione in celluloide dei canoni fondanti della serie RPG, gli stessi per cui i fan più integerrimi (o talebani), invece, avrebbero avuto da ridire alla minima variazione sul tema.
Forse vi starete chiedendo: “Ma se Detective Pikachu è un film dei Pokémon che non prende spunto dai veri giochi Pokémon, cosa c’è di Pokémon in questo film dei Pokémon?”
Tutto.

Il film di Letterman trasuda amore e conoscenza del mondo Pokémon, soprattutto della lore di cui è intrisa la serie RPG, e non manca di evidenziarlo con rimandi ed easter egg non tanto nascoste quanto, piuttosto, in bella vista e ben calati nel contesto.

Appena arrivati a Ryme City, ad esempio, addentrandoci nella città insieme a Tim, possiamo notare un grosso Snorlax addormentato sul ciglio di una strada, che bloccando il traffico costringe un Machamp a improvvisarsi vigile urbano per tentare di sbrogliare l’ingorgo. Oltre a essere una situazione piuttosto divertente, è un chiaro rimando ai primi giochi Pokémon del 1996/1998, Rosso e Blu, in cui il giocatore si imbatteva in due grossi Snorlax appisolati sulla strada, riuscendo a svegliarli (e a catturarli) solamente a conclusione di una quest principale, per poi passare oltre.

 

 

L’attenzione per i dettagli si nota anche nell’unico attacco eseguito da Pikachu: Locomovolt. 
Introdotta nella terza generazione, Locomovolt è – al momento – l’unica mossa speciale che provoca un danno da contraccolpo a chi la utilizza; e infatti, nel momento del bisogno, il Pikachu del film scatena il suo potere elettrico rimanendo però stordito dopo l’attacco.

La scelta di Locomovolt, forse, è stata presa anche per sottolineare una volta in più il legame che lega Tim, suo padre e il Pikachu parlante lungo tutto il film: la mossa speciale è infatti un’esclusiva di Pichu, pre-evoluzione del roditore elettrico che dà il titolo al film e che, guardacaso, è uno dei rari Pokémon a evolversi tramite affetto. Tra tutte le MT a disposizione, pare strano si tratti di una semplice coincidenza.

Un’altra citazione degna di nota è senza dubbio lo Psyduck di Lucy Stevens, giornalista in erba nonché interesse amoroso di Tim Goodman. Questo Psyduck ha lo stesso sgradevole problema dello Psyduck di Misty introdotto nella prima serie animata dei Pokémon: un mal di testa deflagrante che può rivelarsi dannatamente pericoloso. Se è vero che l’emicrania è una delle caratteristiche di ogni Psyduck, è anche vero che l’esplosione mentale, nell’anime, ci era stata presentata solamente come una prerogativa dello Psyduck di Misty. Un altro omaggio all’anime è sicuramente il Jigglypuff che canta al karaoke impugnando un microfono, esattamente come nella serie animata.

 

 

Un rimando un po’ più diretto è il nome del siero sintetizzato dal villain del film, Howard Clifford, chiamato semplicemente Agente R. Se all’inizio ci viene fatto credere che la “R” si riferisca a Roger Clifford, figlio di Howard, nel terzo atto del film scopriamo che l’Agente R è stato creato proprio da Howard. Inutile dire che la “R” riportata sul siero ricorda terribilmente la “R” del Team Rocket, portando alla mente la celebre organizzazione criminale del mondo Pokémon.

Sicuramente più esplicita è l’origine di Mewtwo: viene detto chiaramente che è fuggito dalla regione di Kanto ormai vent’anni fa, data che coincide perfettamente con l’uscita americana del primo film animato dei Pokémon, Mew contro Mewtwo, e trova riscontro anche nella timeline dei giochi di seconda generazione come Oro e Argento, dove la Grotta Celeste in cui si nascondeva Mewtwo in prima generazione (nella regione di Kanto) è crollata.

 

 

Infine è sicuramente curioso l’accostamento di Howard Clifford alle statue d’oro dei leggendari Palkia, Dialga e Arceus presenti nel suo ufficio, creature divine rappresentanti rispettivamente lo Spazio, il Tempo e la creazione, simboleggiando il controllo totale e illimitato desiderato da Clifford durante il film. Soprattutto Arceus, il quale svetta dietro alla scrivania di Howard, incarna perfettamente la megalomania del villain, essendo ritenuto il principale responsabile della creazione dell’intero mondo Pokémon.

 

 

Questi rimandi, dunque, contribuiscono a incastrare Ryme City nella lore del brand Pokémon, rendendolo un luogo vivo e credibile anche e soprattutto grazie alla splendida caratterizzazione visiva della pellicola di Rob Letterman. Non escludiamo in futuro di scoprire alcuni dettagli di questo film ripresi e adattati in altri prodotti targati Pokémon, a partire già da Pokémon: Mewtwo Strikes Back Evolution, in uscita il 12 luglio nella terra del Sol Levante, remake diretto del già citato Mew contro Mewtwo del 1999. E, chissà, forse anche nei giochi Sword/Shield in uscita a fine anno.

 

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