X-Women

“Il nome dovrebbe cambiare in X-Women!” dice Raven arrabbiata con Charles Xavier. Secondo lei sono loro, le donne, i membri più importanti della squadra di mutanti che vediamo al lavoro all’inizio di questo ultimo, ma ancora non sappiamo quanto definitivo, capitolo del primo importante franchise Marvel datato nel suo esordio addirittura all’alba dei tempi dell’era cinecomic ovvero 2000. Come sapete sono 12 film tra cui 7 collettivi (X-Men, X-Men 2, X-Men – Conflitto finale, X-Men – L’Inizio, X-Men – Giorni di un futuro passato, X-Men – Apocalisse, X-Men: Dark Phoenix) + 5 spin-off su saghe singole attraverso 3 biopic del tormentato Wolverine e 2 comic-comedy del garrulo Deadpool. Lo sfogo di Raven è legato al fatto che il villain di questo Dark Phoenix, ambientato in un poco caratterizzato 1992, possa essere più Charles Xavier che non quell’alieno a forma di donna che fa la cattivona dall’inizio del film. La linea diretta con il Presidente degli Stati Uniti gli ha montato la testa? L’aiuto che voleva fornire alla piccola Jean Grey vista in un flashback in macchina del 1975 (scena simile all’inizio di Shazam!) era in realtà un controllo paternalista? Bisogna forse “proteggere i ragazzi non dal mondo ma da Charles”“Per cosa pensi stia la X?” si continua a chiedere con polemica? Forse per Xavier e non per X-Men. Si cerca dunque di tornare subito alle atmosfere di Giorni Di Un Futuro Passato anche se in quel caso sembrava effettivamente che Charles Xavier, alcolizzato e tossico, potesse passare al lato oscuro della filosofia mutante per via di una serie di fallimenti personali. Per come lo troviamo ora, invece, la campagna denigratoria nei suo confronti, specie da parte di Raven la quale però influenza anche Jane Gray, appare superficiale e pretestuosa. Tutto questo ultimo capitolo è una faccenda tra signore.

Fenici

Sono delle ritornanti davanti ai nostri occhi le tre X-Women di questa nuova avventura a 9 anni di distanza nella timeline dai fatti raccontati in Apocalisse. La Raven di Jennifer Lawrence, polemica e contestataria, è una pugnace riproposta del personaggio giovane dopo che l’avevamo lasciata nuda, senza più caratteristiche mutanti e scaricata con nonchalance da Magneto, in Conflitto Finale con il corpo tremante non più blu di Rebecca Romijn. Storm è una fresca “meteoropratica” lontana anni luce dalla quasi rivale di Jane Gray per quanto riguarda il cuore di Wolverine (la tanto contestata tensione erotica tra lei e Logan presente in Conflitto Finale). E Jane? Dove troviamo la nostra fiera protagonista rispetto al passato? È una sorta di “protetta” da Charles Xavier, ama con compostezza Scott, sembra già iper-responsabile, contrarrà una sorta di espansione aliena che la farà morire e rinascere (da qui il mito della Fenice) durante un’eruzione solare nello spazio per salvare l’equipaggio dello shuttle Endeavour. In Conflitto Finale Gray tornava delle sue ceneri come concentrato di “desiderio, gioia e rabbia” in grado di smaterializzare Scott con un bacio particolarmente intenso e di strappare con la forza del pensiero, e del desiderio, la cintura dei pantaloni a Wolverine durante un hard petting su lettino da ricovero. Logan era così perplesso che decideva di ucciderla perché creatura femminea fuori controllo un po’ come fa, in chiave politica, Jon Snow con personaggio chiave dell’ultima stagione di Trono di Spade. Famke Janssen la rappresentava come una arrapatissima 40enne appena tornata single pronta a farsi tutti gli uomini del mondo, uno per uno. L’idea alla base di questo Dark Phoenix è invece quella di farla essere una 20enne tutta casto concentrato di energia cosmica (non troppo lontano da quella biondona fluttuante e fiammeggiante di Captain Marvel) con luce sgargiante che sgorga da piccole crepe facciali, zero libidine sessuale, una certa rigidità, prontissima a fare fuori le compagne di genere ma dannatamente restia a eliminare il tanto contestato “padre padrone” Charles Xavier.

Conclusioni

Lo show doveva essere tutto per loro e soprattutto per lei. Niente sequenza bullet-time che rubava lo spettacolo del Quicksilver di Evan Peters (in sala da noi anche con American Animals di Bart Layton), poco popcorn (c’è un rastone che ti scudiscia con le treccione) poco Magneto-Fassbender (è andato a vivere in campagna con la sua famiglia di ribelli tra container circondati da orti e giardinetti), marginale Raven (che peccato), capro espiatorio senza una sceneggiatura all’altezza per Xavier-McAvoy. Avrebbe potuto aiutare la pellicola un’aliena di nome Vuk interpretata da Jessica Chastain nella sua forma umana rubata una sera a cena con gli amici (momento più buffo alla Men In Black che non assimilazione inquietante alla Invasioni degli Ultracorpi), la quale la insegue noiosamente con la sua noiosissima squadra di extraterrestri non protagonisti per tutto il film al fine di recuperare quel potere pazzesco che Jane ha assimilato dall’eruzione solare. L’alterigia dell’antipaticissima Vuk al cui confronto Thanos è un simpatico amicone della razza umana (le dicono: “Ci ucciderete tutti!” e lei sibilante: “Yessssssssssssssssssssssssssssssssssss!“) farà sì che anche gli ultimi dubbi di Jane circa quei mutanti da contestare con cui si era associata… svaniranno per sempre. Doveva essere il one woman movie, a partire dal titolo, di Sophie Turner nell’anno in cui la sua Sansa Stark avrebbe partecipato alla lotta finale per Il Trono di Spade. Come è andata? Male. L’inglese classe 1996 non brilla, non balla e non è nemmeno bella in chiave altera come quel sex symbol di rigidità nordica di Sansa, risultando molto meno affascinante in abiti civili anni ’90 e soprattutto non sembra mai pericolosa e/o letale in versione Dark Phoenix come la Famke Janssen di Conflitto Finale. Gli anni ’90 non esistono (invece Apocalisse aveva due o tre battute carine sugli ’80) e il pensiero finale che ci siamo fatti è che questo X-Women dentro X-Men possa essere al massimo un ponte che permetterà a Kevin Feige eventualmente di trasportare anche solo la Fenice dentro il Marvel Universe. Potrebbe essere quell’altra supereroina cosmica usata come contrappeso alla altrettanto stellare Captain Marvel, concretizzando la nuova linea al femminile sempre più presente nel cinecomic dal successo DC di Wonder Woman (2017) passando per Captain Marvel (2019) + quel momento di isolamento femminista durante lo scontro conclusivo in Endgame (2019). Vedremo Jane Gray incontrare in volo Carole Denvers tutte e due con le loro nuove permanenti atomiche in prossimità di Orione?

Solo supposizioni sul fattore X e preponderanza del cromosoma X di un futuro lontano…. ma non troppo.

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