Tutti hanno sbloccato tutto. Pochi giorni fa il Piccolo America ha annunciato il completamento del programma delle arene 2020 che era pieno di buchi a seguito dei problemi che avevano riscontrato nel noleggiare film da major italiane e americane (noleggio che, vale sempre la pena ricordarlo, viene da loro pagato ma non è obbligatorio, ogni distributore è libero di fare quel che vuole con i propri film). Adesso per loro, come per le altre arene estive gratuite sparse sul territorio italiano che avevano riscontrato i medesimi problemi e che con loro si erano rivolte all’Agcm, è cambiato tutto. Dopo la denuncia e la pronuncia dell’Agcm, tutte le distribuzioni hanno sbloccato i film che erano stati richiesti. Tutte tranne Academy Two.

La società di Alessandro Giacobbe non è una major ma è una delle distribuzioni più ferme nella lotta alle proiezioni gratuite, specialmente in questo momento storico, e nell’affermazione dell’importanza della cultura di essere inserita in un circuito economico:

Dei film ci erano stati chiesti e avevamo già ribadito il concetto che data la gravità della situazione e dell’esercizio non ritenevamo corretto agevolare l’ingresso gratuito alle proiezioni. È una posiziona autonoma, sia chiaro, che non deriva da direttive associative, su questo siamo tranquilli.
Ognuno è libero di organizzare le sue iniziative come crede, io però ho un’opinione precisa: le proiezioni e la cultura devono essere remunerate, dunque un biglietto, anche simbolico, preferirei che lo si pagasse. Anche 3€, 3,5€ o un qualsiasi prezzo politico. Perché poi la birra o il gelato invece un prezzo ce l’hanno, non sono dati via gratis, e mettere la cultura sotto la bibita mi dà fastidio, specie ora che siamo in crisi con sale che hanno difficoltà ad andare avanti.

Come ci ha raccontato Valerio Carocci, presidente dell’associazione Piccolo America, alcuni esempi di film sbloccati dopo il decreto sono The Blue Brothers e 1941 – Allarme a Hollywood (non in programma al momento ma che saranno inseriti) di proprietà della Universal, la quale ha ora concesso anche alcuni film di Billy Wilder, oppure American History X della Warner, o ancora L’Onda e Il Favoloso Mondo di Amelie di BIM “che ci aveva scritto di poterne autorizzare solo uno e dopo il decreto li ha autorizzati entrambi”, oppure Ricordi? (sempre di BIM ma autorizzato da Angelo Barbagallo e Riccardo Tozzi) e infine anche quelli di 01 Distribution, la società più chiamata in causa nella polemica visto che il suo presidente Lonigro è anche il presidente della sezione distributori dell’ANICA: “La RAI non aveva risposto alle nostre mail per oltre un mese” spiega sempre Caroccitutte richieste con Lonigro in copia, poi dopo l’articolo di Stella sul Corriere e il famoso post su Facebook in cui denunciavamo la situazione, la mattina stessa tutti i titoli 01 e Rai sono stati approvati”. Praticamente tutto quel che era stato chiesto è stato ottenuto (“Tra le grandi solo Medusa e Lucky Red non ci hanno mai negato niente“), tranne i film di Academy Two.

La Fiamma del Peccato, di Billy Wilder (1944)

Come già scritto e spiegato la questione è al tempo stesso piccola (perché riguarda alcune piccole realtà sul territorio, la più grande delle quali romana) e grande (perché tira in ballo questioni più ampie in un momento storico cruciale per l’esercizio), e proprio questa doppia natura è quella che crea un interesse superiore alla media. Oltre al fatto che parte della denuncia di Carocci coinvolga il fatto che molte distribuzioni abbiano interessi nell’esercizio (chi possiede sale o chi possiede società che programmano le sale).

Non è un segreto, né lo è mai stato (anzi!) e a questo proposito Alessandro Giacobbe ha voluto precisare come la doppia natura di distributore ed esercente di alcune sale a Genova nel suo caso sia una pratica che ha consentito di salvare stipendi e dipendenti:

AG: Non credo ci sia nulla di illegittimo nel diversificare le varie possibilità di impresa. Del resto c’è libertà di impresa in Italia. Non credo sia condannabile cercare di tenere in piedi aziende e pagare stipendi occupandosi sia di distribuzione che di esercizio. L’intera industria è piena di aziende che diversificano e sono coinvolte nei vari rami, non succede mica solo nel cinema, è frequente eh. Avviene a partire dalla RAI che fa produzione e distribuzione e quindi è già coinvolta in diverse branche dell’industria ma è una caratteristica non precipua del cinema. Sopravvivere diversificando è sano, è qualcosa che consente magari di non licenziare persone.

Sì ma l’accusa del Piccolo America riguarda il fatto che così una distribuzione ha altri interessi che non siano solo la distribuzione ma anche (volendo) avvantaggiare o svantaggiare quelli che percepisce come concorrenti, non pensa?

AG: Non credo interessi noi, perché rappresentiamo lo 0,0% del mercato, può darsi che il ragionamento sia riferito ad altre realtà. In casa mia questa situazione è dettata dal tentativo di diversificare in un mercato difficile e avere sinergie che possano sostenere l’impresa. Non ci toccano. Messo così è un concetto molto generale e generico, bisognerebbe verificare le singole situazioni. Prendiamocela semmai con le multinazionali con più interessi collaterali che non i nostri.

Parasite, di Bong Joon-ho, uno dei film distribuiti in Italia da Academy Two nel 2019

Darete film alla sala Troisi quando sarà gestita dal Piccolo America?

AG: Certo. Ma io all’America glieli ho offerti i film miei, ammesso però che sbigliettassero, anche a un prezzo politico. La mia preclusione era solo dettata in questo momento dal fatto che venisse offerto l’ingresso gratuito, mettendo su un piano diverso la possibilità di spendere pochi euro per una birra e un gelato. Una volta che il cinema America entrerà nell’ambito dell’esercizio con il Troisi non credo che sarà un problema fornire film, fermo restando che ci sono altre logiche di mercato per cui si valuta di volta in volta il momento in cui il film verrà distribuito. Le politiche distributive si valutano di momento in momento e lo spartiacque per noi è l’ingresso gratuito o meno

Questo significa che non noleggiate i vostri film nemmeno ad altre realtà che non fanno pagare il biglietto, come capita ad esempio alla Casa del Cinema di Roma?

AG: La cosa va vista nel contesto giusto. Da quando c’è stata la crisi della pandemia che è costata la chiusura di tutti i locali per parecchi mesi e ha messo in ginocchio l’esercizio, abbiamo evitato di dare film in generale, senza fare figli e figliastri, è una politica che abbiamo applicato in senso assoluto. Questo non significa che in passato non abbiamo dato film per proiezioni gratuite, magari in circostanze particolari ed eccezionali per eventi in generale o per beneficenza, ma non era questo momento storico. Ora l’ingresso gratuito è un danno diretto all’esercizio. Credo insomma che l’eccezionalità richieda riflessione doppia rispetto al solito. E credo che la stampa stia dando più risalto a questa querelle più che alle difficoltà.