“Parlami di Rick Moranis”.

Una frase che, probabilmente, è stata pronunciata assai raramente in più di 2000 anni di umanità, ma che tutti i cinefili avrebbero voluto sentire almeno una volta.

Il futuro sembra, per questa domanda, abbastanza roseo dal momento che il mitico attore di Tesoro, mi si sono ristretti i ragazzi (e di molti altri film, ne parleremo dopo) sta per tornare nel sequel della saga. Il suo ritorno sulle scene è stato gradualmente anticipato da piccole comparsate qua e là nei vari media. L’abbiamo di recente visto infatti nell’episodio di Oggetti di scena, il documentario disponibile su Disney+, dove rievocava con una certa commozione i tempi andati.

Moranis è inoltre riapparso in uno spot commerciale a fianco di Ryan Reynolds, il quale, con il sorriso in faccia e lo sguardo da vero innamorato, si è detto un suo grande fan. Un sentimento condiviso da gran parte della generazione che, tra la fine degli anni ’80 e l’inizio dei ’90 aveva iniziato a fruire i media audiovisivi tramite VHS.

Ma come possono quelle persone raccontare la grandezza dell’attore a una generazione che non ha potuto vederlo direttamente in azione? Come spiegare le ragioni per cui, quando sentiamo il cognome Moranis, ci viene un sorriso in volto… con un po’ di commozione?

Che fine ha fatto Rick Moranis?

È importante innanzitutto ricordare che il suo ritiro dalle scene non è mai stato definitivo. Negli ultimi anni il suo volto plastico si è mostrato poco sul grande schermo, ma ha continuato ad essere presente nel panorama dell’intrattenimento, soprattutto con qualche piccolo doppiaggio tra cinema, televisione e videogiochi. Ma sostanzialmente il suo è stato un prepensionamento molto “rumoroso”. Le ragioni dell’allontanamento dalle scene di Hollywood, per quasi 24 anni, sono invece umanissime e comprensibili. 

Siamo negli anni ’90 e Moranis è da anni all’apice della sua carriera. È il re delle commedie, amatissimo da tutti, simbolo di un umorismo spesso per famiglie, ma anche di massima qualità per un pubblico maturo. Stava per arrivare un grande strappo nella vita dell’attore, la morte di sua moglie Anne. Uno scossone devastante per la famiglia. Una condizione emotiva che difficilmente si coniugava con la vita frenetica sotto i riflettori e l’imperativo categorico di far ridere ad ogni costo. Arrivò così la decisione di prendersi una pausa dalla recitazione per potere curare al meglio i suoi figli. 

È celebre la sua dichiarazione rilasciata all’Hollywood Reporter:

Mi sono preso una pausa che è diventata una pausa più lunga. (…) Lavoravo con gente davvero interessante, persone meravigliose. Sono passato da quello allo starmene a casa con due figli piccoli, un cambio abbastanza netto del mio stile di vita. Ma era una scelta importante per me e non ho alcun rimpianto. La mia vita è meravigliosa.

rick moranis

La sua grandezza va oltre il ritiro all’apice della carriera.

Con un fisico da cartoon e un volto multidimensionale, Moranis è uno dei caratteristi più efficaci della storia del cinema.

Senza parole, solamente con il suo volto, riesce a costruire un personaggio chiaro al pubblico sin dal primo sguardo. Dal cinico afflitto dal mondo, allo scienziato geniale, la sua produzione è un capolavoro di misura nell’eccesso.

Ghostbusters, La piccola bottega degli orrori, ma anche l’incredibile Balle spaziali di Mel Brooks sono esempi da scuola di cinema sulla commedia “meta”. In un epoca, la nostra, dove i riferimenti metacinematofrafici e la superiorità dei personaggi rispetto al pubblico sono abusati come strumento retorico per dare distacco e “rompere la quarta parete”, Moranis resta un maestro della misura.

I suoi personaggi sono in perfetto equilibrio tra cinismo, inteso come una visione esterna degli avvenimenti pur quando vissuti dall’interno del film, e partecipazione alle vicende. Un passo avanti rispetto alla storia, ma pienamente  al servizio delle emozioni. La ricetta per un trascinatore della commedia. 

Un personaggio unico che rifiuta gli “one man show”

La sua comicità non ha mai funzionato da sola, e non ha mai voluto farlo. I suoi caratteri vivono sempre in funzione di ciò che gli accade nella storia, senza mai apparire tanto da mettere in ombra i comprimari. Le battute, merito anche degli scrittori eccelsi che hanno lavorato con lui, trovano la loro forza nel contesto, mai dalla sola arguzia del dialogo. Ed è qui che nasce la sua magia: nel riuscire a dialogare con il pubblico tramite strizzate d’occhio o continui allontanamenti dall’immersione, senza fare calare la tensione narrativa. Nell’essere in grado di non mangiarsi mai il film ma di valorizzare i comprimari, e di sapere essere a sua volta una spalla eccellente.

E oggi come sarà Rick Moranis?

Nonostante la pletora di fan che desiderano riassaporare la sua comicità, il ritorno sulle scene non è affatto un successo garantito. La sensibilità del pubblico è, ovviamente, cambiata; così come le forme e l’audience a cui si rivolgono le commedie. Un film come Tesoro, mi si sono ristretti i ragazzi estremamente figlio del suo tempo, potrebbe non intercettare i gusti di una generazione abituata a una fruizione più rapida e memetica.

C’è un delicato equilibrio in Moranis che si è perso al giorno d’oggi, dove la targetizzazione dei prodotti è sempre più precisa. I Flinstones, Ghostbusters, La piccola bottega degli orrori e tutta la saga di “mi si sono ristretti”, viaggiavano sulla soglia del “film per famiglie”. Fantasy eccentrici e liminali, capaci di riunire gli adulti e i più piccoli in una visione comune e condivisa. Una grande differenza rispetto alle produzioni odierne dove il godimento dei bambini (la trama d’avventura) è assai diverso da quello degli adulti (i riferimenti alla cultura popolare o le battute sibilline, incomprensibili ai più giovani).

Rick Moranis è uno degli ultimi grandi attori ad essere stato in grado di tenere unite queste due spinte del mercato, ad armonizzarle in performance talvolta adorabili, e altre che abbiamo amato odiare.

Il suo volto, così riconoscibile e plastico, è una penna con cui scrivere la comicità. Quando ritornerà sul grande schermo, occorrerà scrollarsi di dosso semplice nostalgia vintage e ritornare a prendere appunti su un attore capace di servire il film in maniera così personale. Potrebbe essere una rara occasione per ritrovare, negli occhiali spessi dei suoi personaggi, la quarta dimensione della risata.