28 anni dopo - Il tempio delle ossa: Nia DaCosta spiega perché il Jim di Cillian Murphy è ancora nel cottage
Ecco perché Cillian Murphy torna nel cottage originale di 28 giorni dopo in Il tempio delle ossa. La scelta narrativa di Nia DaCosta conquista critica e pubblico.
Il ritorno di Cillian Murphy nel franchise degli zombie più iconico del cinema britannico non è solo una mossa nostalgica. È una dichiarazione d'intenti, una scelta narrativa precisa che la regista Nia DaCosta ha voluto preservare con cura maniacale. Dopo 18 anni di assenza dalle sale, il franchise torna con 28 anni dopo - Il tempio delle ossa, e lo fa riportando Jim esattamente dove lo avevamo lasciato nel 2002: quel cottage che aveva rappresentato un fragile rifugio alla fine di 28 giorni dopo.
DaCosta, in un'intervista rilasciata a GQ, ha spiegato con parole che risuonano di consapevolezza artistica il perché di questa scelta apparentemente paradossale. "Come fan del primo film, ero completamente sconvolta all'idea di essere io a dirigere il suo ritorno", ha dichiarato la regista. Nel copione, Jim prepara tè e toast per sua figlia, insegnandole la storia. E si trova in quella casa, la stessa del primissimo film. L'istinto potrebbe suggerire uno spettacolare ritorno dell'eroe, pieno di azione e pirotecnica narrativa. Ma DaCosta ha intuito qualcosa di più profondo: "Non poteva essere un grande ritorno eroico, con sparatorie e follia. Doveva sembrare radicato nella realtà, umano".
Dopo 28 anni dall'apocalisse zombie che ha devastato l'Inghilterra e gran parte del mondo, Jim non è diventato un guerriero indurito o un leader di comunità fortificate. È un padre che tramanda conoscenza a sua figlia attraverso gesti quotidiani: la preparazione del cibo, le lezioni di storia, la normalità cercata ostinatamente in un mondo abnorme. Il cottage diventa così un simbolo di resistenza non violenta, di continuità culturale, di memoria che si oppone all'oblio dell'apocalisse.
La scelta di riportare Murphy nello stesso luogo geografico ed emotivo del film originale crea un ponte temporale che va oltre la semplice continuity narrativa. È un commento sulla ciclicità della sopravvivenza, sul bisogno umano di radici anche quando tutto è stato sradicato. Quel cottage, che nel 2002 rappresentava una speranza fragile e incerta, è diventato 28 anni dopo un'eredità da trasmettere, uno spazio dove la civiltà può essere ricostruita un toast alla volta.
Il pubblico ha risposto in modo entusiasta a questa visione. Il tempio delle ossa ha fatto l'impensabile: ha detronizzato Avatar: Fuoco e Cenere di James Cameron dalla vetta del botteghino, un risultato che ha sorpreso analisti e addetti ai lavori. Il film di DaCosta vanta attualmente un punteggio del 94% su Rotten Tomatoes, il più alto dell'intera franchise e significativamente superiore al predecessore 28 Years Later uscito l'anno precedente.
Il cottage come spazio narrativo assume quindi molteplici significati. È il luogo della memoria collettiva per i fan della prima ora, il simbolo della resistenza umana per i nuovi spettatori, e un dispositivo meta-cinematografico che riflette sul passare del tempo sia dentro che fuori lo schermo. DaCosta ha trasformato quello che poteva essere un semplice easter egg nostalgico in un elemento strutturale della narrazione, dimostrando una maturità registica che giustifica ampiamente i consensi ottenuti.