28 anni dopo - Il tempio delle ossa: Nia DaCosta spiega perché il Jim di Cillian Murphy è ancora nel cottage
Ecco perché Cillian Murphy torna nel cottage originale di 28 giorni dopo in Il tempio delle ossa. La scelta narrativa di Nia DaCosta conquista critica e pubblico.
di Alba Rossi
Seguici su
Condividi
Il ritorno di Cillian Murphy nel franchise degli zombie più iconico del cinema britannico non è solo una mossa nostalgica. È una dichiarazione d'intenti, una scelta narrativa precisa che la regista Nia DaCosta ha voluto preservare con cura maniacale. Dopo 18 anni di assenza dalle sale, il franchise torna con 28 anni dopo - Il tempio delle ossa, e lo fa riportando Jim esattamente dove lo avevamo lasciato nel 2002: quel cottage che aveva rappresentato un fragile rifugio alla fine di 28 giorni dopo.
Dopo 28 anni dall'apocalisse zombie che ha devastato l'Inghilterra e gran parte del mondo, Jim non è diventato un guerriero indurito o un leader di comunità fortificate. È un padre che tramanda conoscenza a sua figlia attraverso gesti quotidiani: la preparazione del cibo, le lezioni di storia, la normalità cercata ostinatamente in un mondo abnorme. Il cottage diventa così un simbolo di resistenza non violenta, di continuità culturale, di memoria che si oppone all'oblio dell'apocalisse.
Il pubblico ha risposto in modo entusiasta a questa visione. Il tempio delle ossa ha fatto l'impensabile: ha detronizzato Avatar: Fuoco e Cenere di James Cameron dalla vetta del botteghino, un risultato che ha sorpreso analisti e addetti ai lavori. Il film di DaCosta vanta attualmente un punteggio del 94% su Rotten Tomatoes, il più alto dell'intera franchise e significativamente superiore al predecessore 28 Years Later uscito l'anno precedente.
Il cottage come spazio narrativo assume quindi molteplici significati. È il luogo della memoria collettiva per i fan della prima ora, il simbolo della resistenza umana per i nuovi spettatori, e un dispositivo meta-cinematografico che riflette sul passare del tempo sia dentro che fuori lo schermo. DaCosta ha trasformato quello che poteva essere un semplice easter egg nostalgico in un elemento strutturale della narrazione, dimostrando una maturità registica che giustifica ampiamente i consensi ottenuti.
Fonte /
GQ.com