Ancora polemiche su Google News
Le corporation insistono: aggregatori come Google News sfrutterebbero materiale di proprietà dei grandi mezzi di informazione. Della serie, continuiamo così, facciamoci del male...
Fonte: Badtaste.it
Ora, già il fatto che ci si lamenti dell'esposizione su Google (che non deve riprenderti per forza, i mezzi per impedirlo ci sono e non c'è bisogno di chiedere leggi apposite) basterebbe per parlare di follia pura. Ma affrontiamo alcune questioni. C'è chi fa paragoni con YouTube, che ha accettato di pagare royalties ai proprietari di materiale protetto da copyright. Ergo, perché non chiedere lo stesso a Yahoo e Google? Risposta semplice. Un conto sono le citazioni su Google (che lette da sole non hanno molto senso e che obbligano gli interessati ad andare sul sito della fonte giornalistica), un conto sono dei contenuti che possono essere fruiti completamente su YouTube. Nel secondo caso, è normale chiedere un pagamento; nel primo proprio no, soprattutto se il contenuto è gratuito (e allora una sorgente di nuovo pubblico dovrebbe solo far felici, come avviene per noi di Badtaste).
E' impossibile poi non riportare un paio di ovvie obiezioni citate da Techdirt. La prima è l'idea presuntuosa dei grandi mezzi di 'possedere' le notizie e che quindi tutti gli altri che arrivano dopo devono pagare. Techdirt dice giustamente che, nel caso, i 'proprietari' delle notizie sono le persone coinvolte (uno sportivo che batte un record, un uomo scampato a un disastro aereo, ecc.) e non certo i mezzi di informazione. Inoltre, decidere di puntare su formule a pagamento significa non solo perdere forti introiti pubblicitari (probabilmente in aumento nei prossimi anni), ma anche importanza. Si cita, per esempio, l'apporto degli 'esperti' agli articoli. Un conto è parlare con un giornalista di una testata seguitissima, un altro è perdere tempo con qualcuno che rappresenta una realtà per pochi abbonati.
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