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“Assolutamente niente IA”: Guillermo del Toro spiega la sua scelta per Il labirinto del fauno

Al San Diego Comic-Con Guillermo del Toro ha spiegato perché ha vietato l'uso dell'intelligenza artificiale per la conversione in 3D de Il labirinto del fauno, difendendo il valore dell'artigianato cinematografico.

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Quando Guillermo del Toro ha deciso di riportare Il labirinto del fauno nelle sale per il ventesimo anniversario del film, aveva una condizione non negoziabile: niente intelligenza artificiale... assolutamente niente. Durante il panel al San Diego Comic-Con del 24 luglio 2026, il regista messicano ha rivelato la sua scelta radicale davanti a una platea che lo ha accolto con un'ovazione.

"Ovviamente ho detto: assolutamente niente maledetta AI", ha dichiarato del Toro, scatenando l'applauso spontaneo del pubblico. Ma la sua posizione va oltre una semplice preferenza tecnica, visto che per il cineasta si tratta di proteggere qualcosa di più profondo del processo produttivo:

"Non stiamo difendendo solo chi ottiene il lavoro. Stiamo proteggendo un lignaggio artistico. Se tagliamo fuori un'intera generazione dall'apprendimento del proprio mestiere, stiamo recidendo tutta la storia futura di quel medium. E per cosa?" - Guillermo del Toro

La conversione in 3D de Il labirinto del fauno rappresenta quindi un atto di resistenza consapevole, con Del Toro che si è trovato davanti a un bivio: fare in fretta o fare bene. Ha scelto la seconda strada, quella che richiede tempo, pazienza e soprattutto la mano umana. Ogni singolo elemento del film è stato convertito manualmente, con decisioni sulla profondità di campo prese da esseri umani, frame dopo frame.

Il film tornerà nelle sale il 9 ottobre in versione 3D e HDR per la prima volta, con una distribuzione curata da Cineverse e Fathom 4K. Sarà disponibile anche in 2D HDR, e ogni versione sarà supervisionata personalmente da del Toro. I biglietti saranno in vendita dal 9 settembre, permettendo a una nuova generazione di spettatori di scoprire sul grande schermo la favola oscura che ha fatto la storia del cinema contemporaneo. Per celebrare l'anniversario, del Toro ha anche anticipato un documentario che esplora il processo creativo dietro il film originale, con contributi di nomi illustri come Jacob Elordi, Cate Blanchett e Charlie Day.

Un modo per aprire le porte del laboratorio creativo e mostrare quanto lavoro artigianale si celi dietro ogni inquadratura. Ricordiamo che Il labirinto del fauno racconta la storia di Ofelia, una bambina interpretata da Ivana Baquero che fugge dalla brutalità della Spagna franchista del 1944, all'indomani della Guerra Civile. Nel suo viaggio attraverso un mondo fantastico popolato da creature meravigliose e terrificanti, incontra un fauno misterioso che le affida delle prove. Accanto alla Baquero, il cast include Doug Jones, Maribel Verdú e Sergi López.

Uscito nel 2006, il film incassò 83 milioni di dollari in tutto il mondo e ricevette sei nomination agli Oscar, vincendone tre per miglior trucco, fotografia e direzione artistica. Ma il vero trionfo arrivò al Festival di Cannes, dove vent'anni fa la pellicola stabilì un record ancora imbattuto: 22 minuti di standing ovation, la più lunga nella storia della manifestazione. Quest'anno del Toro è tornato sulla Croisette per presentare il restauro in 4K, accolto nuovamente da diversi minuti di applausi.

Del Toro, fonte: Netflix

La scelta di rifiutare l'intelligenza artificiale per la conversione 3D non è soltanto una dichiarazione d'intenti estetica, ma una vera e propria presa di posizione culturale in un momento in cui l'industria dell'intrattenimento si interroga sul ruolo della tecnologia nel processo creativo. Del Toro non si limita a difendere i posti di lavoro degli artisti digitali: difende la trasmissione della conoscenza, quel passaggio generazionale di competenze che ha sempre caratterizzato le arti visive.

Ogni inquadratura convertita a mano rappresenta una decisione artistica, un giudizio umano sulla profondità, sulla composizione e sull'equilibrio visivo. Per Guillermo del Toro è proprio qui che si gioca la differenza tra un film realizzato da artisti e uno affidato agli algoritmi. Una posizione che arriva in un momento particolarmente delicato per Hollywood, proprio mentre realtà come A24 hanno deciso di abbracciare l'intelligenza artificiale attraverso l'accordo siglato con Google per sviluppare nuovi strumenti destinati ai filmmaker. Il regista messicano, invece, sceglie la direzione opposta: rallentare, affidarsi all'esperienza degli artigiani e ricordare che alcune decisioni creative, almeno per lui, non possono essere delegate a una macchina.

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