“Avrei potuto uccidere un’intera famiglia”: Anthony Hopkins racconta il giorno che gli cambiò la vita
Anthony Hopkins racconta il momento che nel 1975 lo spinse a smettere di bere: una notte drammatica, una telefonata agli Alcolisti Anonimi e una scelta che ha cambiato per sempre la sua vita.
C'è un momento preciso nella vita di Anthony Hopkins che divide tutto in un prima e un dopo. Una data incisa nella memoria come un solco indelebile: 27 dicembre 1975. Quel giorno, l'attore gallese che avrebbe conquistato due Oscar e lo status di leggenda vivente del cinema stava guidando verso una festa, completamente ubriaco, in quello che lui stesso definisce un "blackout alcolico". Non ricordava dove stava andando, non aveva il controllo. E improvvisamente realizzò qualcosa di terrificante: avrebbe potuto uccidere un'intera famiglia.
Dall'altra parte della cornetta, gli Alcolisti Anonimi. Una signora anziana, gentile, che gli pose una domanda semplice: "Come ti senti?". E poi quella frase che molti avrebbero trovato banale, forse irritante, ma che per Hopkins fu una porta: "Perché non ti affidi semplicemente a Dio?". Quello che accadde dopo ha del miracoloso, almeno nella percezione dell'attore. Uscito sulla strada, Hopkins sentì quella che descrive come "una voce immensamente potente" dentro di sé, che gli disse: "Adesso è tutto finito. Puoi iniziare a vivere... ed è stato tutto per uno scopo". Da quel momento, il desiderio compulsivo di bere semplicemente svanì. "Non è mai tornato", ha dichiarato. "In 50 anni".
Questa storia di redenzione emerge con maggiore dettaglio anche nel memoir di Hopkins, We Did OK, Kid, pubblicato l'anno scorso. Nelle sue pagine, l'attore non risparmia se stesso, descrivendo senza filtri il "lato brutale" che l'alcol faceva emergere. Litigi con registi e collaboratori, due matrimoni naufragati con le prime due mogli, comportamenti di cui oggi si vergogna profondamente. "Questo è il lato orribile dell'alcolismo", ha scritto. "Faceva uscire un lato brutale di me. Non ne sono affatto orgoglioso". Tra gli aneddoti più emblematici, Hopkins ricorda un "terribile film dei primi anni Settanta" di cui non ha alcun ricordo di aver girato.
Due Oscar (per Il silenzio degli innocenti e The Father), quattro Bafta, una carriera che spazia da capolavori come Quel che resta del giorno a L'uomo elefante di David Lynch, fino ai blockbuster del Marvel Cinematic Universe con la saga di Thor. E naturalmente, l'indimenticabile Hannibal Lecter, il cannibale più iconico della storia del cinema, interpretato in tre film tra il 1991 e il 2002. Ma c'è un'altra passione che ha accompagnato Hopkins per tutta la vita, spesso nell'ombra della recitazione: la musica. "Compongo musica da tutta la vita", ha rivelato.
"La musica era il mio primo desiderio". Alcuni dei brani che ha scritto lo hanno accompagnato per decenni, pezzi ai quali tornava continuamente senza mai pubblicarli. Fino a oggi. A 88 anni, Hopkins ha finalmente dato alle stampe il suo album di debutto, Life Is a Dream, una raccolta di composizioni scritte negli ultimi sessant'anni e ispirate ai ricordi della sua infanzia a Margam, nel Galles del Sud.