FILM

“Avrei potuto uccidere un’intera famiglia”: Anthony Hopkins racconta il giorno che gli cambiò la vita

Anthony Hopkins racconta il momento che nel 1975 lo spinse a smettere di bere: una notte drammatica, una telefonata agli Alcolisti Anonimi e una scelta che ha cambiato per sempre la sua vita.

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C'è un momento preciso nella vita di Anthony Hopkins che divide tutto in un prima e un dopo. Una data incisa nella memoria come un solco indelebile: 27 dicembre 1975. Quel giorno, l'attore gallese che avrebbe conquistato due Oscar e lo status di leggenda vivente del cinema stava guidando verso una festa, completamente ubriaco, in quello che lui stesso definisce un "blackout alcolico". Non ricordava dove stava andando, non aveva il controllo. E improvvisamente realizzò qualcosa di terrificante: avrebbe potuto uccidere un'intera famiglia.

Quella consapevolezza fulminante divenne il catalizzatore di una trasformazione che dura da mezzo secolo. In una recente intervista con The Observer, Hopkins ha raccontato con una lucidità quasi chirurgica il momento esatto in cui decise di salvare la propria vita. "Sapevo dell'alcolismo ma non volevo affrontarlo", ha ammesso. "Mi sono reso conto che avrei potuto sterminare una famiglia intera con la mia guida". La mattina del lunedì successivo, Hopkins chiamò un numero che qualcuno a New York gli aveva dato tempo prima, pronunciando quelle parole che solo chi tocca il fondo riesce davvero a dire: "So di essere nei guai seri e non so cosa fare".

Dall'altra parte della cornetta, gli Alcolisti Anonimi. Una signora anziana, gentile, che gli pose una domanda semplice: "Come ti senti?". E poi quella frase che molti avrebbero trovato banale, forse irritante, ma che per Hopkins fu una porta: "Perché non ti affidi semplicemente a Dio?". Quello che accadde dopo ha del miracoloso, almeno nella percezione dell'attore. Uscito sulla strada, Hopkins sentì quella che descrive come "una voce immensamente potente" dentro di sé, che gli disse: "Adesso è tutto finito. Puoi iniziare a vivere... ed è stato tutto per uno scopo". Da quel momento, il desiderio compulsivo di bere semplicemente svanì. "Non è mai tornato", ha dichiarato. "In 50 anni".

Anthony Hopkins ne Il Silenzio degli Innocenti, fonte: Orion Pictures

Questa storia di redenzione emerge con maggiore dettaglio anche nel memoir di Hopkins, We Did OK, Kid, pubblicato l'anno scorso. Nelle sue pagine, l'attore non risparmia se stesso, descrivendo senza filtri il "lato brutale" che l'alcol faceva emergere. Litigi con registi e collaboratori, due matrimoni naufragati con le prime due mogli, comportamenti di cui oggi si vergogna profondamente. "Questo è il lato orribile dell'alcolismo", ha scritto. "Faceva uscire un lato brutale di me. Non ne sono affatto orgoglioso". Tra gli aneddoti più emblematici, Hopkins ricorda un "terribile film dei primi anni Settanta" di cui non ha alcun ricordo di aver girato.

"Nessuno in quel film riusciva a ricordare un minuto delle riprese: eravamo tutti completamente ubriachi, in blackout", ha confessato. Una testimonianza agghiacciante di quanto l'alcol avesse preso il controllo non solo della sua vita personale, ma anche della carriera che stava costruendo. Eppure, da quel 27 dicembre del 1975, Anthony Hopkins ha dimostrato che la rinascita è possibile. L'uomo che rischiava di distruggere se stesso e gli altri è diventato uno dei più grandi attori della sua generazione.

Due Oscar (per Il silenzio degli innocenti e The Father), quattro Bafta, una carriera che spazia da capolavori come Quel che resta del giorno a L'uomo elefante di David Lynch, fino ai blockbuster del Marvel Cinematic Universe con la saga di Thor. E naturalmente, l'indimenticabile Hannibal Lecter, il cannibale più iconico della storia del cinema, interpretato in tre film tra il 1991 e il 2002. Ma c'è un'altra passione che ha accompagnato Hopkins per tutta la vita, spesso nell'ombra della recitazione: la musica. "Compongo musica da tutta la vita", ha rivelato.

Anthony Hopkins ne Il Silenzio degli Innocenti, fonte: Orion Pictures

"La musica era il mio primo desiderio". Alcuni dei brani che ha scritto lo hanno accompagnato per decenni, pezzi ai quali tornava continuamente senza mai pubblicarli. Fino a oggi. A 88 anni, Hopkins ha finalmente dato alle stampe il suo album di debutto, Life Is a Dream, una raccolta di composizioni scritte negli ultimi sessant'anni e ispirate ai ricordi della sua infanzia a Margam, nel Galles del Sud.

I prati, le montagne, le campagne che circondavano la casa di famiglia negli anni Quaranta: tutto questo vive nelle note di un album che rappresenta un altro tassello della complessa identità di un uomo che ha saputo reinventarsi più volte. A distanza di cinquant'anni, Hopkins guarda a quel momento come al vero punto di svolta della sua vita. Da quella telefonata e dalla decisione di smettere di bere, l'attore, che ha affrontato anche ruoli difficili, non ha più avuto una ricaduta. Una scelta arrivata quando la situazione sembrava ormai fuori controllo e che, come racconta oggi, gli ha permesso semplicemente di ricominciare.

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