Backrooms, l'agghiacciante finale nasconde un dettaglio che molti non hanno colto: ecco la spiegazione sul destino di Mary
Backrooms, nuovo fenomeno horror diretto da Kane Parsons, presenta un finale che in pochi hanno compreso fino in fondo, nascondendo un dettaglio importante sul destino di Mary.
Quest'estate il cinema horror ha trovato il suo nuovo fenomeno: si tratta di Backrooms, diretto dal prodigio di YouTube Kane Parsons, in grado di dominare i botteghini come il maggior blockbuster horror della stagione dopo Obsession. Ma è il finale del film a lasciare gli spettatori con più domande che risposte, un'immagine enigmatica che continua a risuonare ben oltre i titoli di coda.
Fatta questa doverosa precisazione, verso la fine del film, Mary segue Clark nei Backrooms e lo trova immerso nell'autocommiserazione, divorato dal senso di colpa per le morti dei suoi dipendenti. Nel tempo trascorso in quel luogo, Clark si è costruito una bizzarra casa insieme ai "residenti" dei Backrooms: goffi simulacri di esseri umani che sembrano avatar di videogiochi mal renderizzati.
Quando Clark viene convinto a liberare Mary, appare una versione mostruosa di lui stesso, formalmente chiamata "la Forma di Vita" nella sceneggiatura, che uccide Clark. La creatura insegue Mary attraverso i Backrooms finché lei non viene tramortita dagli scienziati di Async. L'azienda porta via la Forma di Vita, presumibilmente per studiarla, mentre Mary viene condotta in una stanza per interrogatori. Qui viene interrogata da Phil, interpretato da Mark Duplass, uno dei principali ricercatori dei Backrooms per Async ed è lui a rivelarle quel poco che la sospetta compagnia ha scoperto finora. Originariamente un produttore di macchine per risonanza magnetica, Async ha scoperto i misteriosi Backrooms e ha dedicato tutte le sue risorse a studiarli.
La nostra interpretazione, forse non quella intesa da Parsons ma credibile, è che Backrooms sia essenzialmente un film che esplora come ricordi, sentimenti e traumi possano trasformarsi in una prigione. Clark, ferito dal divorzio e perseguitato dai suoi sogni infranti di architetto, è emotivamente intrappolato dalle sue inadeguatezze, e proprio in tal senso non è un caso che il film inizi con Clark in terapia, impegnato in esercizi di role-playing per dare un senso a dove la sua vita sia andata "storta", dal suo punto di vista.
Anche la dottoressa Mary Kline è intrappolata. Cresciuta in una famiglia violenta dove è stata isolata dal mondo esterno, Mary non è totalmente libera dai suoi traumi ed ha sogni ricorrenti, o meglio incubi, sulla sua infanzia. Anche quando la sua casa viene demolita, l'impronta della sua mano resta impressa nel cemento del vialetto, un'eco permanente che non può essere cancellata. La nostra lettura del finale è quindi che Mary sarà per sempre parte dei Backrooms. Potrebbe esserne libera alla fine, almeno per ora, ma non è un'esperienza che la lascerà facilmente e proprio come Mary probabilmente ricorderà e sognerà ancora i Backrooms, i Backrooms ora ricordano Mary, con la propria versione semi-dimenticata di lei che vive al loro interno per sempre.
Forse proprio queste domande rappresentano il cuore pulsante del film diretto dallo YouTuber Parsons: proprio come i Backrooms stessi, il significato del finale esiste in una sorta di spazio intermedio fatto di certezza e mistero, un luogo dove le nostre interpretazioni creano echi che continuano a modificarsi ben oltre la visione iniziale.