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“Basta con questa campagna diffamatoria”: Joaquin Phoenix e oltre 180 personalità ebree si schierano con Mark Ruffalo

Joaquin Phoenix, Hannah Einbinder, Joel Coen e oltre 180 personalità ebree si schierano con Mark Ruffalo dopo le accuse di antisemitismo rivolte all’attore.

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Oltre 180 esponenti ebrei del mondo dello spettacolo e della cultura hanno deciso di schierarsi pubblicamente dalla parte di Mark Ruffalo. Da Joaquin Phoenix a Hannah Einbinder, passando per Joel Coen e Jonathan Glazer, le firme sono finite in una lettera aperta che respinge le accuse di antisemitismo rivolte all'attore dopo il suo durissimo intervento contro la fusione tra Paramount e Warner Bros. Discovery. Per i firmatari, quello che sta accadendo attorno alla star di Avengers sarebbe invece una vera e propria “campagna diffamatoria”.

La vicenda è esplosa nelle ultime settimane attorno a una delle operazioni più importanti e discusse dell'industria americana: la proposta acquisizione di Warner Bros. Discovery da parte di Paramount, un affare dal valore di circa 111 miliardi di dollari. Ruffalo è diventato una delle voci più forti contro l'operazione, sostenendo che un'ulteriore concentrazione del potere mediatico avrebbe conseguenze pesanti sia sull'industria dell'intrattenimento sia sui lavoratori. Ma il confronto si è rapidamente spostato su un terreno molto più delicato quando l'attore ha chiamato in causa la famiglia Ellison e Oracle.

David Ellison è il CEO di Paramount ed è figlio di Larry Ellison, fondatore di Oracle e figura centrale nel finanziamento dell'operazione con Warner Bros. Discovery. Ruffalo ha condiviso sui social un filmato di Safra Catz, vicepresidente esecutiva di Oracle e membro del consiglio di Paramount, nel quale parlava delle tecnologie messe a disposizione di Israele dopo gli attacchi di Hamas del 7 ottobre 2023. L'attore ha quindi collegato le attività di Oracle alle operazioni militari israeliane e alla situazione della popolazione palestinese a Gaza, utilizzando nelle sue dichiarazioni termini molto forti.

Mark Ruffalo in Spider-Man: Brand New Day, fonte: Sony Pictures

Ruffalo ha inoltre espresso il timore che tecnologie di questo genere possano finire all'interno di un conglomerato mediatico ancora più potente qualora l'operazione tra Paramount e Warner Bros. Discovery venisse completata. Senza troppe sorprese, Paramount ha reagito duramente. Un portavoce della società ha accusato Ruffalo di aver fatto ricorso a “stereotipi antisemiti” nel contesto di una disputa commerciale, contestando anche l'utilizzo dei termini scelti dall'attore per collegare la questione mediorientale alla fusione. Le critiche non sono arrivate soltanto dalla società.

Anche organizzazioni come l'Anti-Defamation League e il Simon Wiesenthal Center hanno contestato le parole dell'attore, mentre Creative Community for Peace è arrivata a chiedere che Ruffalo venisse escluso dalle principali piattaforme dell'industria. La star di Hulk ha però respinto con forza l'accusa di antisemitismo. Ruffalo ha definito l'accusa sconvolgente e fondamentalmente disonesta”, sottolineando che criticare le decisioni del primo ministro israeliano, un contratto riguardante tecnologie militari o gli uomini d'affari coinvolti nella loro fornitura non equivale a criticare il popolo ebraico. Una posizione attorno alla quale si è adesso raccolto un gruppo molto ampio di personalità ebree.

La lettera, intitolata Enough!, è stata sottoscritta da oltre 180 tra artisti, attori, registi, sceneggiatori, scrittori, accademici, leader religiosi e altri esponenti del mondo culturale. Tra i nomi più conosciuti troviamo Joaquin Phoenix, Hannah Einbinder, Joel Coen, Jonathan Glazer, Todd Haynes, Ilana Glazer, Debra Winger, Gina Gershon, Tony Kushner, James Schamus, Emma Seligman, Wallace Shawn e Jane Schoenbrun. Ed è proprio l'apertura della lettera a chiarire immediatamente la posizione dei firmatari. Il gruppo si presenta come composto da personalità ebree che hanno deciso di reagire a quella che definiscono una “oltraggiosa campagna diffamatoria” nei confronti di Ruffalo.

Mark Ruffalo in Povere Creature, fonte: Disney

Da qui arriva un netto “Basta!”, rivolto soprattutto a quello che i firmatari considerano un utilizzo “falso e pericoloso” delle accuse di antisemitismo contro chi mette in relazione ciò che sta accadendo ai palestinesi con questioni politiche e sociali interne agli Stati Uniti. Ma la difesa di Ruffalo è soltanto una parte del documento. La lettera entra infatti direttamente nel merito della fusione tra Paramount e Warner Bros. Discovery, sostenendo che l'operazione potrebbe avere conseguenze enormi sull'intero settore. I firmatari temono migliaia di posti di lavoro cancellati, una maggiore concentrazione del controllo dei media e una riduzione della concorrenza e della libertà creativa nel cinema e nella televisione.

Le preoccupazioni sull'occupazione non sono isolate. Un'analisi citata dal Los Angeles Times aveva stimato che l'operazione potrebbe comportare la perdita di circa 4.500 posti di lavoro nella sola area di Los Angeles. Il documento va però molto oltre Hollywood e torna sui legami tra la famiglia Ellison, Oracle e Israele, sostenendo che discutere pubblicamente questi rapporti non possa essere automaticamente considerato antisemita. Tra gli interventi individuali più duri c'è quello di Ilana Glazer, che ha definito assurdo considerare Ruffalo antisemita semplicemente perché sta mettendo in discussione una gigantesca fusione aziendale.

Secondo l'attrice, trasformare l'accusa di antisemitismo in uno strumento per impedire un dibattito sulla concentrazione del potere mediatico rappresenterebbe un precedente pericoloso. Hannah Einbinder, già intervenuta pubblicamente sulla vicenda prima della lettera, aveva invece ringraziato Ruffalo per aver evidenziato quello che considera il collegamento tra il sostegno tecnologico fornito da Oracle a Israele e la scalata della famiglia Ellison nell'industria dei media. Anche Kenneth Lonergan si era schierato con l'attore. Il regista e sceneggiatore premio Oscar, amico di Ruffalo da circa trent'anni, aveva definito apertamente assurda l'idea che la star fosse antisemita e descritto l'accusa nei suoi confronti come una menzogna.

La battaglia attorno a Ruffalo si inserisce così in uno scontro molto più grande sul futuro di Hollywood. L'operazione da 111 miliardi di dollari tra Paramount e Warner Bros. Discovery ha già ricevuto il via libera del Dipartimento di Giustizia statunitense, ma non è ancora arrivata definitivamente al traguardo. La fusione rimane infatti bloccata da una causa antitrust intentata da dodici Stati americani, con un processo previsto per marzo 2027. E con Joaquin Phoenix, Joel Coen, Jonathan Glazer, Hannah Einbinder e decine di altri nomi schierati apertamente al suo fianco, Ruffalo non è più certamente solo in questa battaglia.

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