Berlinale 2026, il monito di Wim Wenders: "Il cinema resti fuori dalla politica"

Alla Berlinale la giuria incalza sul conflitto a Gaza, ma Wim Wenders non ha dubbi: l'arte deve rimanere indipendente

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La conferenza stampa d'apertura della 76ª Berlinale è stata tutto tranne che una tranquilla chiacchierata sull'arte. Il presidente di giuria (e leggenda vivente) Wim Wenders si è ritrovato a fare il funambolo sopra un abisso di domande scomodissime, con il conflitto a Gaza che premeva alle porte della sala stampa come un ospite non invitato.

Wenders ha provato a tracciare una linea netta: "Dobbiamo stare fuori dalla politica", ha dichiarato. "Nessun film ha davvero cambiato le idee di un politico. Ma possiamo cambiare l'idea che le persone hanno di come dovrebbero vivere. C'è una grande discrepanza su questo pianeta tra le persone che vogliono vivere la propria vita e i governi che hanno idee diverse. Quindi penso che i film colmino questa discrepanza".

"Teniamo l'arte lontana dalla politica"

La bolla di vetro dell'arte, però, ha iniziato a tremare quando i giornalisti hanno incalzato la giuria sul conflitto a Gaza e sul ruolo del governo tedesco. La risposta dei giurati è stata ferma: la produttrice Ewa Puszczyńska ha definito "ingiusto" chiedere agli artisti di farsi carico delle decisioni geopolitiche dei singoli stati.

Foto: Berlinale

"Certo, cerchiamo di parlare con le persone per farle riflettere, ma non possiamo essere responsabili della loro decisione di sostenere Israele o della decisione di sostenere la Palestina", ha detto. "Ci sono molte altre guerre in cui viene commesso un genocidio, e non ne parliamo. Quindi questa è una domanda molto complicata e penso sia un po' ingiusto chiederci cosa ne pensate, come sosteniamo, non sosteniamo, se dialoghiamo con i nostri governi o no".

La forza di Berlino è sempre stata quella di mostrare più sfaccettature del mondo rispetto a ogni altro festival, ma quest'anno la sfida sarà capire se queste sfaccettature riusciranno a convivere senza mandare in frantumi lo schermo. Wenders vuole proteggere l'arte, ma fuori dal cinema la politica non smette di bussare.

Fino al 22 febbraio, l'Orso dovrà dimostrare di saper ancora ruggire, possibilmente senza farsi mettere la museruola da chi vorrebbe trasformare ogni proiezione in un manifesto elettorale.

Foto copertina: Berlinale

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