Capire David Lynch: i 2 film-simbolo del suo cinema visionario
Quando si parla di cinema contemporaneo, pochi autori hanno saputo reinterpretare i confini delle narrazione visiva con la radicalità del Maestro David Lynch. La sua poetica, d’altronde, ha ridefinito il modo di intendere la narrazione visiva.
Mulholland Drive, anatomia di un sogno infranto
Senza timor d’errore, Mulholland Drive può essere considerato a tutti gli effetti il vertice assoluto della ricerca lynchiana sul rapporto tra identità e illusione, tempi che hanno sempre affascinato il regista statunitense.
Se Velluto Blu scopre il lato oscuro dell’America domestica, Mulholland Drive affronta quello dell’immaginario hollywoodiano, con le sue luci e le (tante) ombre.
Lynch costruisce il film come un continuum narrativo piuttosto che come un intreccio narrativo. Le varie scene si richiamano attraverso un fitto sistema di echi e simboli, quel che si crea è un senso di inevitabilità.
L’uso del tempo non lineare, quasi liquido, restituisce appieno la precarietà della coscienza dei personaggi. E poi c’è la regia. Movimenti lenti, improvvise incursioni nel surreale, aprono crepe quasi dolorose nella realtà diegetica.
Il male sotto la superficie di Velluto Blu
Velluto Blu apre una frattura irreversibile nello sguardo dello spettatore. La storia ha la precisione di un incubo costruito a occhi aperti. Jeffrey, il protagonista, trova un orecchio umano in un prato. Da qui, l’ingresso in un mondo sotterraneo popolato da violenza e voyeurismo in pieno stile hitchcockiano.
Dorothy Vallens, la cantante tormentata, e Frank Booth, uno dei villain forse più disturbanti della storia del cinema, completano un quadro che fluttua continuamente tra il noir classico e il surrealismo allucinato.
Qui si manifesta una delle colonne portanti della poetica lynchiana, ovvero la convinzione che la realtà non sia mai unitaria ma stratificata. Dopotutto, chi meglio di Lynch sa scavare nella banalità del quotidiano per rivelarne le ombre, facendolo senza didascalismi, affidandosi alla forza di immagini che sembrano emergere dal subconscio.
Sia in Mulholland Drive che in Velluto Blu la realtà è più che mai sdrucciolevole. I personaggi non sono certo eroi, ma figure attraversate da inquietudini profonde. La regia suggerisce, lascia affiorare significati che si moltiplicano nel tempo. Ogni proiezione è un’esperienza di straniamento necessaria. Per comprendere al meglio Lynch occorre attraversare questi territori inquieti, dove il cinema si fa specchio (deformante) della visione collettiva.