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Caso Diaco-Ravagnani: Codacons vuole la chiusura del programma, Rai fa marcia indietro e si scusa

Il caso Diaco arriva in Parlamento: il Codacons chiede provvedimenti per BellaMa’, mentre la Rai si scusa per i toni dell'intervista a Ravagnani.

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La polemica sull'intervista di Pierluigi Diaco ad Alberto Ravagnani continua ad allargarsi e arriva anche alle istituzioni. Dopo il confronto andato in onda a BellaMa’, durante il quale il conduttore ha rivolto all'ex sacerdote diverse domande sulla sua vita sentimentale e sessuale, sono arrivate nuove iniziative contro la trasmissione di Rai 2. A chiedere verifiche e possibili provvedimenti sono il Codacons e l'Associazione Utenti dei Servizi Radiotelevisivi, mentre la vicenda è diventata anche oggetto di un intervento parlamentare. Nel frattempo, la Rai ha preso posizione sull'accaduto, riconoscendo che durante l'intervista sono stati utilizzati toni eccessivi.

Al centro delle contestazioni c'è il colloquio tra Diaco e Ravagnani, ospite del programma per raccontare il proprio percorso personale e la partecipazione a Ballando con le Stelle. La conversazione si è spostata rapidamente su argomenti molto più privati, con domande dirette sull'orientamento sessuale e sulle esperienze intime successive alla decisione di lasciare il sacerdozio. Ravagnani ha manifestato apertamente il proprio disagio, spiegando di non sentirsi obbligato a condividere ogni aspetto della sua vita con il pubblico. Nonostante le sue riserve, il conduttore ha proseguito il confronto, sostenendo che la scelta di esporsi pubblicamente comportasse anche la disponibilità a rispondere a interrogativi personali.

La questione ha assunto una dimensione ancora più rilevante con l'intervento del Codacons e dell'Associazione Utenti dei Servizi Radiotelevisivi, che hanno deciso di rivolgersi ad Agcom, Garante per la Privacy, Commissione parlamentare di vigilanza Rai e Consiglio di amministrazione della televisione pubblica. Le associazioni chiedono che vengano esaminate le modalità con cui è stata gestita l'intervista, valutando anche il rispetto delle norme sulla riservatezza e sulla tutela della dignità personale. Nell'esposto viene contestato il possibile superamento dei limiti legati alla diffusione di informazioni riguardanti la sfera sessuale, ricordando che la notorietà di un ospite non comporta la rinuncia automatica alla propria privacy.

Tra le richieste avanzate figurano la sospensione temporanea di BellaMa’ fino alla conclusione degli accertamenti e l'adozione di provvedimenti nei confronti della trasmissione e del suo conduttore. Al Cda Rai viene chiesto di verificare eventuali responsabilità editoriali, mentre per Diaco le associazioni sollecitano le dimissioni e invitano l'azienda a valutare la revoca dell'incarico qualora non dovesse arrivare un passo indietro.

La vicenda è arrivata in Parlamento attraverso l'iniziativa della deputata del Partito Democratico Ouidad Bakkali, che ha presentato un'interrogazione ai ministri competenti. La parlamentare ha chiesto chiarimenti sulle responsabilità del servizio pubblico e possibili interventi affinché episodi di questo tipo non si ripetano. A completare il quadro è arrivata la presa di posizione della Rai, ha riconosciuto l'eccessività dei toni utilizzati durante l'intervista e ha espresso le proprie scuse per quanto accaduto.

Un intervento che segna un ulteriore passaggio in una vicenda ormai diventata un caso televisivo e istituzionale. Resta da capire se alle dichiarazioni dell'azienda seguiranno verifiche interne e decisioni concrete sul futuro del programma e sulla posizione di Pierluigi Diaco. Le iniziative presentate dalle associazioni dovranno ora essere esaminate dagli organismi competenti, ai quali spetterà valutare eventuali responsabilità e conseguenze.

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