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Chi è davvero Chris Hansen? La controversa storia del giornalista interpretato da Robert Pattinson in Primetime

Primetime porta Robert Pattinson nei panni di Chris Hansen, il volto di To Catch a Predator: scopriamo la vera storia del controverso show e il caso che contribuì a cambiarne per sempre il destino.

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Prima di diventare il volto di Robert Pattinson in Primetime, uno dei film più discussi della Mostra del Cinema di Venezia 2026, Chris Hansen era già una figura entrata profondamente nell'immaginario televisivo americano. Il motivo ha un nome preciso: To Catch a Predator, format di Dateline NBC che per alcuni anni trasformò operazioni contro presunti predatori sessuali in uno degli appuntamenti più seguiti e controversi della televisione statunitense.

È proprio da quel fenomeno che nasce Primetime, il film di Lance Oppenheim presentato in concorso a Venezia 83. Robert Pattinson interpreta Hansen, o più precisamente una sua versione drammatizzata, all'interno di una storia ambientata nel 2006 e interessata non soltanto alle operazioni mostrate in televisione, ma anche a ciò che accadeva dietro le quinte di un programma capace di mescolare giornalismo, intrattenimento e giustizia. Ma per capire Primetime bisogna tornare all'inizio degli anni Duemila.

To Catch a Predator nacque come segmento di Dateline NBC e andò in onda dal 2004 al 2007. Il meccanismo divenne rapidamente riconoscibile: adulti che credevano di conversare online con minorenni venivano attirati in una casa preparata per l'operazione. Dietro quelle chat, però, c'erano adulti che si fingevano ragazzi e ragazze. Una volta arrivato all'appuntamento, il sospettato si trovava davanti proprio Chris Hansen. Il giornalista entrava in scena mostrando conversazioni e messaggi raccolti in precedenza e chiedendo spiegazioni all'uomo che aveva davanti.

Primetime, fonte: A24

Nelle operazioni organizzate insieme alle autorità, una volta lasciata l'abitazione il sospettato poteva essere fermato dalla polizia, mentre le telecamere continuavano a riprendere quanto stava accadendo. Fu una formula televisivamente potentissima. Hansen divenne il volto del programma e alcune sue frasi e atteggiamenti finirono per trasformarsi negli anni in meme, clip e citazioni riprese online. Ma il successo portò con sé una domanda sempre più difficile da ignorare: dove terminava l'inchiesta giornalistica e dove cominciava lo spettacolo? È esattamente questa zona grigia ad aver affascinato Oppenheim.

Il regista ha spiegato di essere rimasto colpito dal cortocircuito creato dal programma: comportamenti e pericoli erano reali, ma venivano fatti emergere all'interno di uno scenario costruito appositamente per la televisione, con esche, telecamere e un conduttore pronto a entrare in scena nel momento decisivo. Per il regista, To Catch a Predator aveva sostanzialmente trasformato la punizione pubblica in un evento da non perdere. Il punto più oscuro di quella storia arrivò nel 2006.

Una delle operazioni coinvolse Louis Conradt, vice procuratore distrettuale della contea di Rockwall, in Texas. Conradt era finito nel mirino dell'indagine dopo aver comunicato online con una persona che riteneva minorenne. Non essendosi presentato nella casa utilizzata per l'operazione, le autorità si recarono direttamente nella sua abitazione mentre all'esterno era presente anche la troupe televisiva. Conradt morì suicida durante l'intervento. Il caso ebbe conseguenze enormi e contribuì ad alimentare le critiche nei confronti di To Catch a Predator, soprattutto sul rapporto tra giornalismo, forze dell'ordine e spettacolarizzazione delle operazioni.

È anche uno degli episodi centrali dietro Primetime: il film prende infatti spunto dall'articolo di Luke Dittrich pubblicato da Esquire nel 2007, Tonight on Dateline This Man Will Die, dedicato proprio a quella vicenda. Primetime, tuttavia, non vuole essere una ricostruzione documentaristica della vita di Hansen. Oppenheim ha descritto il film come un ritratto dell'intero apparato che ruotava attorno al programma nel momento della sua massima popolarità: conduttori, produttori e persone coinvolte nella costruzione di un prodotto televisivo che cercava contemporaneamente ascolti e risultati investigativi.

Anche per questo Robert Pattinson inizialmente non avrebbe dovuto interpretare Hansen. L'attore era entrato nel progetto come produttore e, lavorando sul personaggio, ha finito progressivamente per esserne conquistato. Ha raccontato che durante la preparazione lui e gli altri collaboratori cominciavano continuamente a imitare Hansen, fino a quando il ruolo è diventato troppo interessante per lasciarlo a qualcun altro. La trasformazione non è stata semplice. Pattinson ha definito il lavoro sulla voce, sull'accento e sui manierismi del giornalista uno dei compiti più impegnativi affrontati per un personaggio.

A interessarlo era soprattutto quella particolare presenza televisiva che rese Hansen immediatamente riconoscibile e che contribuì a fare di To Catch a Predator un fenomeno capace di sopravvivere, culturalmente, molto più a lungo della sua permanenza sulla NBC. Il vero Chris Hansen, però, ha preso le distanze dal progetto. Non ha partecipato alla lavorazione e sostiene che Primetime presenti una storia in larga parte romanzata. Gli era stata organizzata una proiezione privata negli uffici di A24 a Manhattan, ma Hansen ha rifiutato di firmare l'accordo di riservatezza richiesto prima della visione e ha quindi lasciato gli uffici senza vedere il film.

A24, attraverso una fonte coinvolta nella produzione citata dal Los Angeles Times, ha sostenuto che si trattasse di un normale NDA utilizzato per proteggere un film non ancora uscito. Hansen ha inoltre precisato di non chiedere un compenso, ma vorrebbe che Primetime fosse presentato più chiaramente come un'opera di finzione anziché semplicemente come una storia ispirata a eventi reali. Pattinson, dal canto suo, a Venezia ha evitato di trasformare la questione in uno scontro e si è limitato ad augurarsi che Hansen, quando riuscirà finalmente a vederlo, possa apprezzare il film. A quasi vent'anni dalla fine di To Catch a Predator, insomma, la storia continua a generare discussioni.

E la polemica è arrivata inevitabilmente anche a Venezia, dove Robert Pattinson ha risposto pubblicamente alle critiche mosse da Chris Hansen a Primetime, spiegando di sperare che il giornalista possa apprezzare il film quando finalmente riuscirà a vederlo. Ed è forse proprio questo il punto dal quale parte Primetime: non soltanto raccontare Chris Hansen, ma interrogarsi su come un programma nato come inchiesta giornalistica sia riuscito a trasformare la cattura dei predatori in televisione da prima serata, anticipando molti dei meccanismi che oggi sembrano perfettamente normali nel true crime.

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