Christopher Nolan alla guida del DGA: l'Odissea di Hollywood contesa tra IA e crisi
Da presidente DGA, Nolan critica i tagli ai posti di lavoro e il dominio dell'IA
Il mondo attende con il fiato sospeso il suo The Odyssey (un adattamento di Omero che pare sarà grandioso quanto l'ego di un produttore anni '90) ma Christopher Nolan fermo non sa stare. E ha deciso di aggiungere al suo curriculum un ruolo decisamente meno glamour, quello di Presidente della Directors Guild of America (DGA).
Seduto al tavolo della gilda, Nolan ha parlato dell’elefante nella stanza, il mostro temuto da tutti a Hollywood, ovvero la sopravvivenza dei posti di lavoro nell’industria. I 20.000 iscritti al sindacato stanno affrontando un’eclissi occupazionale senza precedenti, stretti tra l’ascesa famelica dell’Intelligenza Artificiale e un risiko di acquisizioni che vede la storica Warner Bros. (la "casa" che Nolan ha abitato per nove film) finire potenzialmente nel ventre di Netflix o Paramount."La perdita di un grande studio è un duro colpo", dichiara Nolan nella sua prima intervista da leader sindacale. Ed ecco emergere, non poi tanto sorprendentemente, il Nolan politico, diplomatico; quanto basta per non inimicarsi i futuri datori di lavoro, ma abbastanza "britannico" nel lanciare stoccate gelide.
Il crollo dei posti di lavoro
Il regista ha osservato con preoccupazione una "discrepanza inaccettabile" tra la stabilità della spesa dei consumatori e il crollo del 40% dei posti di lavoro per i registi. Per farla breve, il pubblico paga, ma i soldi si fermano nei caveau dello streaming invece di alimentare i set.
Anche mentre girava tra le acque del Mediterraneo Nolan non ha perso la sua celebre lucidità. Trump ha proposto dazi del 100% sui film girati all'estero, ma il regista preferisce parlare di incentivi federali del 25% per rendere gli USA competitivi.
Ma è inutile girarci intorno. Il vero mostro marino in questa odissea moderna è, ovviamente, l'Intelligenza Artificiale. Per Nolan (come per migliaia di altri registi e addetti ai lavori), la questione è sacrale, riguarda l'integrità della visione.
Come negli anni '80 la DGA si batté contro l'eresia dei film in bianco e nero colorati artificialmente, oggi la battaglia è contro la manipolazione algoritmica. "Bisogna avere voce in capitolo su come viene utilizzato questo strumento", avverte Nolan; la tecnologia non deve diventare un alibi per svalutare il lavoro umano.
Nolan si lascia poi andare alla nostalgia quando osserva l’esperienza domestica: "Per la prima volta, i film vengono interrotti dalla pubblicità a casa nostra. Non succedeva dagli anni '70". Che beffa! Abbiamo la tecnologia più avanzata della storia e ci ritroviamo a guardare capolavori spezzati da spot di detersivi, esattamente come cinquant'anni fa.
Nolan non prenderà parte fisicamente ai negoziati quotidiani di maggio (del resto, ha un'epopea omerica da montare per l'uscita di luglio) ma la sua ombra lunga peserà su ogni tavolo. La DGA, storicamente meno incline agli scioperi rispetto a sceneggiatori e attori, si trova stavolta a dover difendere i punti cardine della professione, cioè assistenza sanitaria e diritti creativi.
Foto copertina: Copyright by Legendary Pictures and other relevant production studios and distributors