Cinema: le pubblicità in televisione sono inutili?
Ha fatto parlare di sé il lancio americano di Atlas Shrugged, un film che ha evitato accuratamente di fare la normale promozione per una pellicola, in maniera simile a quanto deciso da Kevin Smith. Ma è veramente un successo?
Rubrica a cura di ColinMckenzie
Uno di questi è dovuto alla pellicola Atlas Shrugged, tratta da un romanzo di Ayn Rand, scrittrice poco nota da noi, ma molto popolare in America, soprattutto dagli elettori di destra per le sue idee a favore del capitalismo senza limiti e contro il comunismo. L'uscita di questo film viene salutata come un grande successo, merito di una campagna promozionale inconsueta, in cui si è evitato di fare pubblicità al film in televisione, sfruttando in maniera diversa il proprio budget.
Una cosa simile l'aveva fatta Kevin Smith con il suo Red State, in cui si era lamentato che spesso i suoi film venivano promossi sul canale femminile Lifetime, non proprio il target delle sue pellicole. In effetti, questi esempi sembrano interessanti per affrontare una questione evidente, ossia i cambiamenti rispetto al passato (anche recente) nella promozione di una pellicola.
Per questo, iniziative come quella di Atlas o i film di Kevin Smith sono interessanti, visto che si rivolgono a un pubblico molto specifico, che cercano di aggiungere soprattutto attraverso Internet e/o il passaparola dei fan. Sarebbe stupido sprecare soldi sui grandi mezzi di informazione e i produttori fanno bene ad evitare spese inutili.
Piccolo problema: si tratta veramente di due esempi di successo? In realtà, come prevedibile Atlas Shrugged sta già mostrando la corda, visto che nell'ultimo weekend, dopo essere passato a 465 sale, ha visto diminuire di quasi la metà i suoi incassi totali, mentre la tanto declamata media per sala si è inabissata a 1.800 dollari. Peraltro, nel momento
migliore la media era di 5.600 dollari, di certo non un record. Invece, Red State di Kevin Smith non ha raggiunto neanche un milione di dollari complessivo nel suo lancio nelle sale, nonostante un tour promozionale in cui il regista accompagnava e presentava la sua pellicola.
Ma purtroppo sarebbe bello pensare che si possa avere successo cambiando le regole di Hollywood e/o farcela senza sostegni adeguati. Le regole valgono ancora qualcosa e forse bisognerebbe affrontare il discorso con un po' di ingenuità in meno. Blockbuster come Il cavaliere oscuro hanno dimostrato che si può affiancare a una massica campagna 'tradizionale' uno strepitoso lavoro virale online, senza che le due cose si danneggino tra loro (anzi!).
Per questo, avere un rapporto forte con i fan è sempre la cosa migliore, che si stia lavorando su un prodotto a basso budget o su un filmone da 200 milioni di dollari. Speriamo che questo venga capito anche in Italia, dove il discorso non è così scontato...