Clayface: James Gunn spiega perché i film DC devono reggersi da soli (e cita Star Wars come esempio)
A seguito del successo straordinario che sta riscontrando, James Gunn svela il senso di realizzare Clayface, oltre a chiarire sull'idea di realizzare film autonomi che non per forza devono anticipare il mega crossover.
Clayface è arrivato nei cinema, e con lui una domanda che ha attraversato la mente di molti spettatori: perché un film su un villain di Batman prima ancora di vedere il Cavaliere Oscuro nel nuovo DC Universe? La scelta di James Gunn, a capo dei DC Studios insieme a Peter Safran, sembra controintuitiva in un'epoca dominata dalle saghe interconnesse stile Marvel. Eppure, proprio in questa apparente stranezza risiede la chiave di volta della nuova strategia DC.
"Il DCU è semplicemente un universo alternativo: possiamo entrare in qualsiasi luogo o momento e raccontare QUELLA storia. Non mi piace l'idea che le storie individuali non abbiano significato a meno che non portino a qualcos'altro. Trovo strano che la gente non capisca questo, perché Star Wars lo fa essenzialmente da 50 anni attraverso film, serie, giochi e libri, anche se senza la stessa varietà tonale". -James Gunn a Threads
La critica di Gunn colpisce direttamente il modello Marvel Cinematic Universe, che per oltre un decennio ha condizionato le aspettative del pubblico dei cinecomic. Ogni produzione, sia film che serie, era il tassello di un mosaico più grande che avrebbe portato al grande evento crossover. Un approccio che ha funzionato per anni ma che poi ha fatto perdere di valore come opera autonoma.
Gunn vuole spezzare questo schema. Nel suo DCU, Superman: Man of Tomorrow aprirà la cosiddetta Superman Saga, presentando numerosi personaggi provenienti da angoli diversi dell'universo DC. Ma questo non significa, nelle sue parole, che "quelle altre storie esistano solo per preparare ciò che accade lì". È un cambio di paradigma radicale: ogni progetto deve reggersi sulle proprie gambe, offrire un'esperienza cinematografica completa e soddisfacente.
"Vorrei che la gente andasse a vedere Clayface perché è un bel film horror divertente di per sé, non per scoprire dove apparirà Clayface tra tre film." -James Gunn a Threads
Per Clayface, questo significa che il personaggio interpretato da Tom Rhys Harries ha un futuro nel DCU, come le parole di Gunn lasciano intendere. Ma quale futuro, quando e come, rimane volutamente nebuloso. Potrebbe apparire in The Brave and the Bold, il film su Batman già annunciato, oppure in un sequel autonomo. Questa incertezza non è un difetto di pianificazione, ma una scelta consapevole. Gunn vuole che ogni film sia giudicato per i suoi meriti intrinseci, non come investimento speculativo su sviluppi futuri. Un approccio rischioso in un mercato che ha imparato a ragionare per fasi, per build-up, per payoff dilazionati nel tempo. Ma è anche un approccio liberatorio, che restituisce dignità alla singola opera cinematografica.
La scommessa di Gunn è chiara: costruire un universo cinematografico dove la qualità del singolo film conta più della sua funzione sistemica. Dove un regista può girare un horror su Clayface senza preoccuparsi di inserire obbligatoriamente riferimenti a Superman o Wonder Woman. Dove il pubblico può godersi una storia senza dover studiare prima una wiki di venti pagine per capire i collegamenti. Se questa strategia funzionerà lo scopriremo nei prossimi anni, con l'arrivo di Superman: Man of Tomorrow nel 2027 e dei progetti successivi. Ma intanto Clayface, con i suoi recenti ottimi risultati al Box Office, suggerisce che gli spettatori potrebbero essere più pronti di quanto Hollywood pensi ad abbracciare storie autoconcludenti, anche nell'era dei franchise connessi.