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Dal cast di Harry Potter alla sindrome che ha ispirato: curiosità e retroscena su Il Diario di Bridget Jones

Tra curiosità sul cast, retroscena inediti e significati psicologici, riscopri il film con Renée Zellweger che ha conquistato intere generazioni.

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Torna in tv Il diario di Bridget Jones, la commedia che ha raccontato con ironia le insicurezze sentimentali di una donna alle prese con aspettative sociali, lavoro e desiderio di trovare l'amore. Uscito nel 2001 e diretto da Sharon Maguire, il film è tratto dal romanzo di Helen Fielding e ha contribuito a consacrare Renée Zellweger a livello internazionale. Dietro le gaffe della protagonista e le sue disavventure romantiche si nascondono temi ancora attuali, l'autostima, la pressione di dover costruire una relazione e la difficoltà di accettare le proprie imperfezioni. Non è soltanto una storia d'amore, ma anche il ritratto di una donna che cerca di sentirsi all'altezza delle aspettative altrui senza perdere se stessa.

Uno degli aspetti più interessanti legati al film è la cosiddetta sindrome di Bridget Jones, espressione utilizzata per descrivere la paura di restare soli, soprattutto quando si avverte la pressione di dover trovare un compagno entro una certa età. Sentirsi in ritardo rispetto agli altri, temere di non essere abbastanza desiderabili o interpretare la vita da single come un fallimento. Bridget incarna queste contraddizioni, oscillando tra il desiderio di cambiare e la difficoltà di mantenere le promesse fatte a se stessa. Il film non riduce il suo percorso alla ricerca di un uomo, mostra anche il bisogno di riconoscere il proprio valore al di là del giudizio esterno. È proprio questa vulnerabilità, raccontata senza trasformarla in una figura perfetta, ad aver permesso a tante spettatrici di riconoscersi in lei.

La storia cinematografica di Bridget comincia prima delle riprese, il personaggio nasce dalla penna di Helen Fielding, che lo aveva sviluppato inizialmente in una rubrica giornalistica, prima di trasformarlo in un romanzo di grande successo. Per portarlo sul grande schermo, la sceneggiatura coinvolse la stessa Fielding insieme ad Andrew Davies e Richard Curtis. Renée Zellweger, già conosciuta per Jerry Maguire e Betty Love, affrontò una preparazione impegnativa, studiò la pronuncia britannica e si esercitò a mantenerla anche fuori dal set.

Per rendere credibile il personaggio, secondo i racconti sulla produzione, lavorò sotto copertura in una casa editrice londinese, osservando dall'interno le abitudini quotidiane degli uffici. La trasformazione comprendeva anche l'aspetto fisico, per il ruolo aumentò di peso e adottò un'immagine volutamente lontana da quella di una protagonista patinata. Le mutande contenitive, i vestiti poco glamour e le continue figuracce divennero parte del suo riconoscibile repertorio comico. L'interpretazione le valse una candidatura all'Oscar come migliore attrice protagonista.

Il triangolo sentimentale è affidato a Hugh Grant e Colin Firth. Il primo interpreta Daniel Cleaver, un capo brillante e seducente che sa conquistare Bridget con attenzioni e battute, ma nasconde un'indole inaffidabile. Grant desiderava fortemente quel ruolo e, secondo quanto riportato nelle curiosità sulla produzione, arrivò a dichiarare che avrebbe rinunciato al film se non gli fosse stata affidata quella parte. Per lui rappresentò anche un cambiamento d'immagine, dopo essere stato associato soprattutto a personaggi romantici.

Firth, invece, veste i panni di Mark Darcy, un avvocato riservato che sembra inizialmente distante, ma rivela progressivamente una sensibilità più profonda. La scelta dell'attore contiene un omaggio letterario, Firth aveva già interpretato Mr Darcy nella miniserie BBC del 1995 tratta da Orgoglio e pregiudizio di Jane Austen, un'opera che aveva influenzato Fielding nella costruzione del suo personaggio. Anche il nome Mark Darcy richiama quel modello. Tra i momenti più memorabili c'è lo scontro fisico tra i due uomini, una rissa goffa e poco spettacolare che ribalta con ironia il classico duello tra rivali romantici.

I genitori di Bridget sono interpretati da Jim Broadbent e Gemma Jones, attori che ritroviamo nell'universo di Harry Potter, Broadbent veste i panni del professor Horace Lumacorno, mentre Jones interpreta Madama Chips. Anche Shirley Henderson, che nel film è Jude, una delle amiche della protagonista, fa parte della saga del maghetto nel ruolo di Mirtilla Malcontenta. Sul fronte dei riconoscimenti, Zellweger ottenne candidature importanti, tra cui quella agli Oscar, il film fu candidato ai Golden Globe e ai BAFTA, con nomination per la recitazione e la sceneggiatura. Anche il risultato commerciale fu significativo, in Italia incassò circa 13,8 milioni di euro, mentre nel mondo raggiunse circa 280 milioni.

Il ritorno su La5 permette di riscoprire il primo capitolo di una storia proseguita con Che pasticcio, Bridget Jones! nel 2004, Bridget Jones's Baby nel 2016 e un successivo ritorno sul grande schermo. Il film conserva anche il fascino di un'epoca fatta di telefoni fissi, segreterie telefoniche, uffici editoriali e appuntamenti organizzati lontano dalle app di incontri. Il nucleo della storia rimane attuale, il bisogno di sentirsi accettati, la paura di non essere scelti e la possibilità di costruire la propria felicità senza aderire a un modello prestabilito. Bridget non conquista perché riesce sempre a fare la cosa giusta, ma perché continua a riprovarci anche dopo gli errori. È questa la ragione per cui, a distanza di anni, la sua vicenda continua a parlare a un pubblico che riconosce nelle sue fragilità una parte della propria esperienza.

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