FILM

Danny Boyle ha usato l’IA in Ink, ma solo per 30 secondi: ecco cosa ha creato nel suo nuovo film

Danny Boyle conferma di aver utilizzato l’intelligenza artificiale in Ink per circa 30 secondi: ecco quali immagini sono state create con l’IA.

Condividi

L'intelligenza artificiale continua a entrare nelle produzioni cinematografiche e questa volta a utilizzarla è stato Danny Boyle. Il regista di Trainspotting, The Millionaire e 28 giorni dopo ha infatti confermato che nel suo nuovo film Ink, presentato in concorso a Venezia 83, compaiono circa 30 secondi di immagini realizzate con l'aiuto dell'IA generativa. Un utilizzo estremamente limitato in termini di durata, ma comunque destinato a far discutere in un momento in cui il rapporto tra Hollywood e intelligenza artificiale rimane uno degli argomenti più delicati dell'industria.

A spiegare direttamente cosa è stato fatto è stato Boyle durante un'intervista video realizzata da Vanity Fair al Telluride Film Festival. Il regista non ha cercato di nascondere il ricorso alla nuova tecnologia, ma lo ha descritto come uno strumento da aggiungere alla tradizionale cassetta degli attrezzi degli effetti visivi. Secondo Boyle, Ink contiene “circa 30 secondi” nei quali l'IA viene impiegata per animare un paio di vecchie fotografie, attraverso quel procedimento ormai piuttosto diffuso che permette di dare movimento a immagini originariamente statiche.

Non è però l'unico utilizzo. Nel film compaiono infatti anche alcuni topi che corrono all'interno della redazione del The Sun e Boyle ha rivelato che anche per realizzarli è entrata in gioco l'intelligenza artificiale. Una scelta che ha permesso alla produzione di evitare di utilizzare veri animali sul set e che, curiosamente, ha riportato il regista indietro di oltre vent'anni, fino a uno dei suoi film più celebri. Boyle ha infatti ricordato le polemiche nate durante la lavorazione di 28 giorni dopo, il cult del 2002 con Cillian Murphy.

Ink, fonte: Netflix

Nella celebre sequenza iniziale ambientata nel laboratorio erano stati utilizzati degli scimpanzé reali e il regista racconta di essere stato successivamente contattato da PETA, che gli chiese di non ripetere quell'esperienza. Da allora, ha spiegato Boyle, ha cercato di affidarsi alla computer grafica quando una scena richiedeva la presenza di animali. Con Ink è arrivata una possibilità ulteriore. “L'IA è molto, molto brava a creare animali”, ha osservato il regista, spiegando che proprio questa caratteristica è stata sfruttata per i topi che si muovono nella redazione del quotidiano.

Boyle non considera quindi l’intelligenza artificiale qualcosa da escludere a priori dal processo creativo. Al contrario, ritiene che possa diventare uno degli strumenti a disposizione dei filmmaker, a condizione che il suo utilizzo non finisca per danneggiare chi lavora nel settore. Il punto più delicato riguarda inevitabilmente gli attori e la possibilità di riprodurne digitalmente l'immagine:

“Penso che sia uno strumento molto utile. Se viene usato per sostituire un attore, quell’attore dovrebbe essere pagato. Bisogna essere rispettosi”. - Danny Boyle

Il regista ha quindi paragonato questo tipo di utilizzo agli altri strumenti che il cinema impiega già da tempo, dall'animazione agli effetti visivi, sottolineando come la questione centrale non sia necessariamente la presenza dell'IA, ma il modo in cui viene utilizzata e soprattutto chi viene coinvolto e compensato. Nel caso di Ink, Boyle ha scelto di limitarla a interventi molto circoscritti, senza affidarle le interpretazioni degli attori o la scrittura del film.

Una posizione che inevitabilmente si inserisce nel dibattito che Hollywood porta avanti ormai da anni. L'intelligenza artificiale è diventata uno dei temi più sensibili per attori, sceneggiatori e professionisti degli effetti visivi, soprattutto per il timore che possa essere utilizzata non soltanto per semplificare determinati processi, ma per sostituire parte del lavoro umano. Proprio per questo anche un impiego di appena una trentina di secondi può attirare l'attenzione. Boyle sembra però voler distinguere tra l'utilizzo dell'IA come sostituto dei professionisti e quello come ulteriore strumento all'interno della produzione.

Ink, fonte: Netflix

Nel caso di Ink, almeno stando a quanto spiegato dallo stesso regista, l'applicazione è circoscritta: vecchie fotografie animate e animali digitali. Non risultano invece dichiarazioni di Boyle secondo cui l'IA sia stata utilizzata per generare le interpretazioni dei protagonisti o per scrivere la sceneggiatura. Quest'ultima è firmata da James Graham e adatta la sua omonima pièce teatrale del 2017. Il film racconta un momento fondamentale nella storia della stampa britannica: l'acquisizione del The Sun da parte di Rupert Murdoch nel 1969 e la successiva trasformazione del quotidiano sotto la guida dell'editore Larry Lamb.

Guy Pearce interpreta Murdoch, mentre Jack O'Connell veste i panni di Lamb. Nel cast troviamo anche Claire Foy nel ruolo di Jules Davies, personaggio di finzione costruito a partire dalle esperienze delle donne che lavoravano nella Fleet Street dell'epoca. Il paradosso rende l'utilizzo dell'intelligenza artificiale ancora più curioso. Ink è infatti un film profondamente interessato all'evoluzione dell'informazione, al rapporto con la verità e a una trasformazione dei media che avrebbe lasciato conseguenze ancora visibili oggi.

Boyle ha spiegato di considerare la nascita di quel nuovo modello di giornalismo un punto di svolta capace di aiutarci a capire il presente e persino il futuro dell'informazione. Non sorprende quindi che durante la presentazione veneziana sia entrato nella discussione anche il ruolo dell'intelligenza artificiale, indicata dallo stesso regista come una delle nuove sfide per il giornalismo. Ink ha aperto l'83ª Mostra Internazionale d'Arte Cinematografica di Venezia ed è in concorso per il Leone d'Oro. La Biennale indica una durata di 116 minuti e una produzione tra Regno Unito, Francia e Stati Uniti, con Alwin H. Küchler alla fotografia, Fin Oates al montaggio e Daniel Pemberton alle musiche.

Dopo il passaggio ai festival di Venezia e Telluride, il film arriverà nelle sale statunitensi selezionate l'11 dicembre 2026, mentre il debutto in streaming su Netflix è previsto per l'8 gennaio 2027. Saranno quindi circa 30 secondi su quasi due ore di film. Una porzione minuscola, ma sufficiente a portare anche Danny Boyle dentro una discussione che Hollywood difficilmente riuscirà a lasciarsi alle spalle: non soltanto se l'intelligenza artificiale debba essere utilizzata nel cinema, ma soprattutto dove debba essere tracciato il confine tra uno strumento al servizio degli artisti e qualcosa capace di sostituirli. Per scoprire invece se il nuovo lavoro del regista è riuscito a convincerci, potete recuperare la nostra recensione di Ink, direttamente da Venezia 83.

Continua a leggere su BadTaste