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Darren Aronofsky raccoglie 15 milioni per la sua startup di intelligenza artificiale

Darren Aronofsky scommette sull'IA: 15 milioni di dollari per Primordial Soup

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Quando pensi a Darren Aronofsky, la prima cosa che ti viene in mente non è di certo una sequenza di codici o una macchina che elabora dati.

Pensando a capolavori come Requiem for a Dream o Il cigno nero, pensi piuttosto all'ossessione, al sangue, al sudore e a quella visceralità tutta umana che sa farti salire l'ansia sulla poltrona del cinema. Proprio per questo fa un certo effetto vederlo tuffarsi a capofitto nella grande rivoluzione del momento: l'intelligenza artificiale generativa.

Il lancio di Primordial Soup

Il regista americano, con la sua startup Primordial Soup creata insieme al socio Dylan Golden, ha deciso di fare sul serio: una richiesta ufficiale alla SEC per raccogliere 15 milioni di dollari, di cui più di 11 sono già entrati in cassa. Segno che l'idea di un cinema d'autore contaminato dalla tecnologia fa gola a parecchi investitori, tra Silicon Valley e i salotti buoni di Hollywood.

Darren Aronofsky (DepositPhotos.com)

In realtà per Aronofsky questo non è un colpo di testa improvviso. Un anno fa la sua società aveva già iniziato a collaborare con DeepMind (il braccio armato dell'IA di Google), mettendo insieme una squadra di giovani registi per capire cosa si potesse tirare fuori da questi nuovi software.

Il punto di vista del regista è chiarissimo e molto pragmatico: la storia del cinema è sempre stata una storia di tecnologia. Quando sono arrivati il sonoro, il colore o i primi effetti speciali, c'era chi gridava alla fine dell'arte e chi, invece, imparava a usare quei nuovi pennelli per raccontare storie mai viste prima. Con Primordial Soup l'obiettivo è lo stesso. Lo si è già visto con il loro primo esperimento, la serie animata On This Day… 1776, dove l'intelligenza artificiale è stata usata al fianco del lavoro d'animazione tradizionale, senza sostituirlo del tutto.

Invece di licenziare persone per far fare tutto ai computer — la vera grande paura che sta scuotendo il mondo dello spettacolo — Aronofsky sta cercando di inventarsi nuovi mestieri. Nel suo team figurano già ruoli come gli "Artisti Generativi", figure ibride che usano l'algoritmo come uno strumento creativo e non come una scorciatoia per risparmiare tempo e soldi.

Foto copertina: DepositPhotos.com

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