David 2016: con il trionfo di Jeeg Robot l'industria italiana mostra la direzione che vuole prendere
Premiato e santificato con 7 David di Donatello, Lo Chiamavano Jeeg Robot viene riconosciuto come il modello da imitare dall'industria del cinema italiano
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In una serata più all’americana, ma basterebbe dire anche solo “più riuscita”, per la prima volta abbiamo avuto la netta sensazione che i David di Donatello siano premi diversi da quelli assegnati nei festival, che non vivano alla loro ombra ma abbiano una loro identità.
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Ha vinto Lo Chiamavano Jeeg Robot, passato in anteprima alla Festa del cinema di Roma, ritirando 7 statuette appartenenti a 7 categorie pesantissime (tutti gli attori, montaggio, produttore e regista esordiente). E ha vinto anche Il Racconto dei Racconti, prendendo anch’esso 7 premi tutti in categorie tecniche, più quello al miglior regista. Tale è stata l’impressione della vittoria schiacciante che anche Matteo Garrone, nel ritirare il suo David per la miglior regia, è stato il primo a ricordare, scherzando, che per sua fortuna Lo Chiamavano Jeeg Robot non era candidato in quella categoria.
La cosa realmente incredibile è che i due film trionfatori dell’anno, secondo l’istituzione più tradizionalista che ci sia, sono opere che flirtano con il fantastico, uno dei quali passato a Cannes ma comunque più commerciale della media. Addirittura anche un concorrente di tutto riguardo come Perfetti Sconosciuti, amatissimo dal pubblico ma decisamente più tradizionale per il nostro panorama, si è dovuto accontentare (si fa per dire) di due statuette: miglior sceneggiatura e miglior film. E uno con un pedigree che in altre annate avrebbe fruttato una valanga di premi come Fuocoammare è rimasto a bocca asciutta mentre un altro che godeva dell’impatto emotivo dato dalla scomparsa del suo autore (prima ignorato ora venerato), Non Essere Cattivo, ha portato a casa solo il premio per il miglior fonico di presa diretta. Nonostante quel che diranno tutti, era un risultato davvero imprevedibile.
L’abbiamo detto spesso che un film come Lo Chiamavano Jeeg Robot non è un caso che sia arrivato adesso, perché ora il cinema italiano (inteso come il complesso di produttori e distributori) ha capito che è in quella direzione che deve investire. L’aveva fatto già con Il Ragazzo Invisibile e sempre di più intende farlo come dimostra ora nelle sale la presenza di Veloce Come il Vento. L’ha deciso e ora, dopo critica e pubblico, ha premiato la propria decisione, indirettamente confermando l’intenzione di proseguire in questa direzione. Noi non possiamo che applaudire a tutto questo.