Dopo 31 anni, DreamWorks ha creato un protagonista silenzioso (ed è in questo film su Netflix)
Su Netflix, il primo protagonista DreamWorks senza dialoghi in 31 anni. Un eroe silenzioso che comunica solo con versi canini, rompendo ogni tradizione dell'animazione.
Trentuno anni di animazione, decine di protagonisti indimenticabili, franchise miliardari che hanno segnato generazioni. Eppure DreamWorks Animation non aveva mai osato tanto. Con l'uscita di Dog Man, disponibile su Netflix, lo studio di Glendale ha infranto una tradizione che sembrava inscalfibile: per la prima volta nella sua storia, il protagonista di un film DreamWorks non pronuncia una sola parola. Dog Man, spinoff del meno celebrato Captain Mutanda, racconta la storia surreale di un poliziotto e del suo fedele cane da ricerca coinvolti in un'esplosione letale.
La responsabilità di dare voce a questo silenzio è ricaduta, paradossalmente, proprio sul regista Peter Hastings. I titoli di coda rivelano che Hastings non si è limitato a dirigere il film: ha anche prestato la propria voce a Dog Man. È una scelta coraggiosa, che ribalta le convenzioni dell'animazione mainstream. I film d'animazione si sono sempre appoggiati pesantemente sui dialoghi, sulle star hollywoodiane che prestano la voce, sulle battute memorabili che diventano meme e citazioni. Dog Man rinuncia a tutto questo per il suo protagonista, costringendo gli animatori a comunicare emozioni complesse attraverso il linguaggio del corpo, le espressioni facciali, il timing comico fisico.
La domanda sorge spontanea: perché DreamWorks ha aspettato tre decenni per tentare questa strada? Forse perché Dog Man, basato sulla popolare serie di libri per ragazzi di Dav Pilkey, offriva la premessa perfetta. Il personaggio è già silenzioso nei fumetti, comunicando attraverso vignette e azioni piuttosto che balloon. Tradurre questa caratteristica sullo schermo diventa fedeltà al materiale originale, non solo sperimentazione. Ma c'è anche una componente di rischio calcolato. Dog Man esce in un momento in cui il pubblico, specialmente quello più giovane, è abituato a consumi mediali frammentati, veloci, spesso privi di audio.