Elden Ring, il film ha finito le riprese: il progetto di Alex Garland entra nella fase decisiva
Le riprese del film di Elden Ring sono ufficialmente terminate. Il progetto di Alex Garland entra ora nella lunga fase di post-produzione in vista dell'uscita fissata per marzo 2028.
Dopo quasi quattro mesi di lavorazione intensiva, le riprese del film tratto da Elden Ring sono ufficialmente terminate. A rivelarlo è stato Sean Schofield, prop maker che ha lavorato su produzioni del calibro di The Witcher e Gli Anelli del Potere, attraverso un post sul suo profilo Instagram. La foto pubblicata mostra quello che sembra essere un regalo di fine produzione e un biglietto di ringraziamento firmato dal regista Alex Garland e dai produttori Allon Reich, Matthew Penry-Davey, Peter Rice, Andrew Macdonald e Charlie Reed.
La produzione del film di Elden Ring, annunciata da A24 e Bandai Namco nel maggio 2025, rappresenta una delle scommesse più ambiziose nel panorama delle trasposizioni videoludiche. Alex Garland, mente creativa dietro Ex Machina, Annihilation e Civil War, non è solo il regista ma anche un fervente appassionato del titolo FromSoftware. Il filmmaker ha dichiarato di aver completato il gioco ben sette volte e di avere una profonda esperienza anche con Dark Souls, dimostrando una conoscenza del materiale originale che va ben oltre la superficie.
La dedizione di Garland al progetto è emersa in tutta la sua forza quando si è saputo che ha scritto una sceneggiatura di 160 pagine in modo speculativo, accompagnata da ulteriori 40 pagine di "immagini aggiuntive", utilizzate per convincere Hidetaka Miyazaki, presidente di FromSoftware, a concedergli i diritti per l'adattamento. Una mossa audace che sottolinea quanto il regista creda nel potenziale cinematografico di questa storia. D'altronde, Garland non è nuovo alle trasposizioni: ha già firmato le sceneggiature di Never Let Me Go, Annihilation e Dredd, dimostrando una sensibilità particolare nel tradurre opere esistenti in nuove forme narrative.
Ora che le riprese sono concluse, il film entra nella fase di post-produzione. La data di uscita fissata al 3 marzo 2028 suggerisce che il lavoro sugli effetti visivi sarà massiccio e richiederà tempo considerevole. Non stupisce, considerando la natura epica e fantastica dell'universo di Elden Ring, popolato da creature titaniche, ambientazioni spettacolari e battaglie che sfidano l'immaginazione. Trasformare tutto questo in immagini cinematografiche credibili e coinvolgenti è una sfida tecnica di proporzioni enormi.
Il cast confermato finora rappresenta un mix interessante di volti noti e talenti emergenti. Kit Connor, reduce dal successo di Heartstopper e Warfare, è affiancato da veterani come Ben Whishaw, noto per i suoi ruoli in Skyfall e Peter Hujar's Day, e Jonathan Pryce, che ha prestato il volto a personaggi memorabili in The Crown e The Two Popes. Tra i nomi più caldi del momento spiccano Cailee Spaeny, protagonista di Alien: Romulus e Civil War, e Nick Offerman, indimenticabile Joel in The Last of Us.
La presenza di Sonoya Mizuno, già collaboratrice di Garland in Ex Machina, alimenta speculazioni su un possibile ruolo chiave, forse quello della Regina Marika stessa, figura centrale nella lore del gioco. L'adattamento di Elden Ring arriva in un momento particolare per le trasposizioni videoludiche. Dopo anni di tentativi fallimentari, il settore sta finalmente trovando una sua dignità, grazie a produzioni come The Last of Us, Fallout e Arcane, che hanno dimostrato come sia possibile rispettare il materiale originale senza sacrificare la qualità narrativa. Il film di Garland si inserisce in questo nuovo filone, con l'ambizione di elevare ulteriormente l'asticella.
La scelta di A24 come casa di produzione non è casuale. Lo studio indipendente si è costruito una reputazione solida grazie a opere visionarie e non convenzionali, esattamente il tipo di approccio necessario per rendere giustizia a un'opera complessa e stratificata come Elden Ring. Il videogioco, nato dalla collaborazione tra Miyazaki e George R.R. Martin, presenta una mitologia frammentaria, raccontata attraverso descrizioni di oggetti, dialoghi criptici e ambienti carichi di significato. Tradurre questa narrazione non lineare in una storia cinematografica coerente è una sfida che richiede sensibilità autoriale e libertà creativa.