Elisabeth Moss contro un nemico invisibile: questo horror su Netflix reinventa il terrore psicologico
Il film con Elisabeth Moss che reinventa l'horror classico in un thriller psicologico sulla violenza domestica.
Dopo il clamoroso fallimento di La mummia con Tom Cruise nel 2017, Universal Pictures aveva tutte le ragioni per abbandonare definitivamente il suo ambizioso Dark Universe, quel progetto faraonico che avrebbe dovuto riportare in vita i mostri classici del cinema in chiave interconnessa, alla Marvel. Invece, lo studio ha fatto qualcosa di più intelligente: ha cambiato completamente rotta. Ha messo da parte gli effetti speciali mastodontici, ha accantonato Johnny Depp che avrebbe dovuto interpretare l'Uomo Invisibile originale, e ha affidato il progetto a Jason Blum di Blumhouse Productions, lo stesso che ha trasformato budget risicati in incubi redditizi con Paranormal Activity, Get Out e The Purge. Il risultato è The Invisible Man - L'uomo invisibile del 2020, diretto da Leigh Whannell, un film che prende la classica creatura nata dalla penna di H.G. Wells e la trasforma in qualcosa di terribilmente contemporaneo. Non si tratta di un semplice reboot nostalgico, ma di una reinvenzione totale che usa l'horror come lente d'ingrandimento sul tema della violenza domestica e del controllo psicologico.
Moss riesce a rendere credibile ogni fase di questo calvario psicologico, dalla paura iniziale alla rabbia, dalla disperazione alla determinazione. La sua performance trasforma quello che potrebbe essere un semplice thriller in un'esplorazione della psiche di una sopravvissuta, anche quando la sceneggiatura non è sempre all'altezza della sua interpretazione. Ed è proprio qui che The Invisible Man mostra le sue crepe. La storia, pur avendo un potenziale enorme, sembra a tratti subordinata agli effetti visivi, diventando un veicolo per consegnare colpi di scena anche quando questi non sono completamente giustificati dalla narrazione. Il film si attorciglia su se stesso cercando di sorprendere lo spettatore, ma non tutti i twist sono adeguatamente preparati o spiegati. Alcune svolte narrative sembrano più funzionali a raggiungere un finale specifico che a fornire una progressione naturale del viaggio emotivo di Cecilia.
Questo squilibrio tra l'eccellenza tecnica della regia e della recitazione e i problemi strutturali della sceneggiatura potrebbe lasciare alcuni spettatori emotivamente distaccati, incapaci di connettersi pienamente con il percorso della protagonista nonostante la forza della performance di Moss. Il film non esplora sempre con la profondità che meriterebbe i temi che solleva, rischiando di ridurli a semplici espedienti narrativi per un thriller ben confezionato ma superficiale. Ciononostante, Whannell riesce a consegnare un horror solido, visivamente interessante e genuinamente spaventoso. The Invisible Man vale sicuramente una visione per gli appassionati del genere e per chiunque sia stato incuriosito dal concept del reboot. Va però fatta una precisazione importante: data la natura del soggetto e l'onestà con cui Whannell e Moss affrontano il trauma di Cecilia senza spettacolarizzare l'abuso più del necessario, il film potrebbe risultare un'esperienza difficile per alcuni spettatori, in particolare per chi ha vissuto esperienze simili.