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Sei ragazze accusate di stregoneria: il film Netflix che ti terrà incollato allo schermo fino all'ultimo

Su Netflix, il film horror spagnolo che spaventa senza effetti speciali. Ambientato nel 1609, racconta la caccia alle streghe nei Paesi Baschi.

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Quando pensiamo all'horror, la mente corre immediatamente a jump scare, facce spettrali che emergono dall'oscurità, violini stridenti che anticipano il terrore. Eppure il vero orrore, quello che penetra sotto la pelle e resta, spesso non ha bisogno di effetti speciali. Lo dimostra Coven of Sisters - Il sabba, conosciuto in originale come Akelarre, il film spagnolo diretto da Pablo Agüero che Netflix ha portato nel suo catalogo e che sta conquistando il pubblico con un approccio radicalmente diverso al genere. Ambientato nei Paesi Baschi nel 1609, il film ci trasporta in un'epoca in cui bastava un sospetto, un gesto fuori posto, una danza notturna per finire accusati di stregoneria. La storia prende avvio quando l'inquisitore Rostegui, interpretato da Àlex Brendemühl, arriva in un villaggio basco dopo aver ricevuto notizie di giovani donne che avrebbero praticato il Sabbath, quel rituale considerato blasfemo in cui presunte streghe invocherebbero Lucifero attraverso danze, canti e atti peccaminosi.

Sei ragazze vengono catturate e rinchiuse. Il loro crimine? Aver danzato la notte precedente. A noi, spettatori del ventunesimo secolo, può sembrare assurdo. Ma Agüero ci ricorda, attraverso un monologo agghiacciante di Rostegui, che all'inizio del Seicento anche una donna che rideva poteva essere sospettata di possessione demoniaca. La danza, espressione di libertà e gioia del corpo, diventava prova inconfutabile di commercio col diavolo. Le sei giovani vengono sottoposte a interrogatori brutali, tortura psicologica, punizioni disumane. Più proclamano la propria innocenza, più i loro carcerieri si convincono della loro colpevolezza. È Ana, interpretata con intensità magnetica da Amaia Aberasturi, a capire per prima l'assurdità della situazione: non importa quanto piangano, quanto giurino, quanto preghino. Gli uomini non crederanno mai alla loro innocenza.

Così Ana propone alle compagne una strategia pericolosa quanto geniale: se la verità non verrà comunque creduta, perché non mentire? Perché non inventare storie elaborate di sabba, invocazioni, patti col demonio? Ana si assume il ruolo di strega principale e inizia a tessere per Rostegui racconti sempre più dettagliati e inquietanti delle sue presunte attività occulte. Ed è qui che Coven of Sisters diventa davvero affascinante. La sceneggiatura di Katell Guillou e dello stesso Agüero gioca con le nostre percezioni. Mentre Ana descrive i rituali, mentre i suoi occhi brillano di una luce ambigua, mentre le sue parole diventano sempre più convincenti, anche noi spettatori iniziamo a dubitare. È davvero tutta una messa in scena per sopravvivere? O c'è qualcosa di autentico in quelle confessioni? Il film mantiene questa ambiguità con maestria, tenendoci sospesi tra la razionalità e il soprannaturale fino ai titoli di coda.

Coven of Sisters parla ovviamente di un'epoca lontana, ma i suoi echi risuonano nel presente con una chiarezza disturbante. Il film è una riflessione sulla caccia alle streghe come fenomeno che trascende il Seicento. Quando una donna viene accusata, giudicata e condannata prima ancora di potersi difendere, quando la sua parola vale meno di quella dei suoi accusatori, quando qualsiasi sua azione viene reinterpretata come prova di colpevolezza, siamo ancora nell'ambito della witch hunt. E non servono roghi o tribunali ecclesiastici perché questo meccanismo si attivi. Ciò che rende Coven of Sisters particolarmente efficace è la scelta di Agüero di non cedere alle tentazioni del genere. Non ci sono possessioni spettacolari, non ci sono effetti gore gratuiti, non c'è una colonna sonora che ci dice quando aver paura. L'orrore è tutto umano, tangibile, reale. È l'orrore della tortura istituzionalizzata, della misoginia travestita da zelo religioso, del potere maschile che si esercita sui corpi femminili in nome di una presunta purezza morale.

Coven of Sisters non è un film facile. Non offre catarsi semplici o finali rassicuranti. È un'opera che disturba, che interroga, che lascia domande aperte. Ma è proprio questa la sua forza. In un panorama cinematografico horror sempre più dipendente da formule collaudate e spaventini prevedibili, Agüero propone qualcosa di radicalmente diverso: un horror che nasce dalla Storia, dalla realtà documentata dell'Inquisizione, dalla violenza sistematica contro le donne. Pablo Agüero dimostra che si può terrorizzare il pubblico senza ricorrere al soprannaturale, che il vero orrore abita nelle pieghe della natura umana, nei meccanismi del potere, nell'intolleranza istituzionalizzata. E forse questo tipo di paura è più profonda e duratura di qualsiasi fantasma, perché sappiamo che è realmente accaduta e che, in forme diverse, continua ad accadere.

Per chi cerca un horror tradizionale con jumpscare e creature mostruose, Coven of Sisters potrebbe deludere. Ma per chi è disposto ad accettare una definizione più ampia e sofisticata del genere, per chi vuole un film che spaventi la mente prima ancora che gli occhi, questa produzione spagnola rappresenta una visione da non perdere. È disponibile su Netflix, ed è uno di quei titoli che meritano attenzione non solo per la qualità cinematografica, ma per la rilevanza dei temi che affronta. Il film ci ricorda che le vere streghe non sono mai esistite, ma le cacce alle streghe sì. E continuano.

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