Enrico Mentana lascia La7, dopo l’annuncio arriva la frecciata sui social: nel mirino chi presume di sapere già tutto
Enrico Mentana lascia La7 il 23 dicembre e replica alle indiscrezioni sul suo futuro con una stoccata social: "Dietrologi al quadrato".
L’addio di Enrico Mentana a La7 ha aperto la strada a numerose ipotesi sulla sua prossima destinazione televisiva. Il giornalista non sembra intenzionato a lasciarsi trascinare nel gioco delle previsioni e ha scelto di intervenire direttamente sui social. Con un messaggio pubblicato su Instagram, ha criticato chi dà per certe ricostruzioni ancora prive di conferme, arrivando a definire i protagonisti di queste speculazioni dietrologi al quadrato. Una risposta ironica e pungente che riporta l’attenzione su ciò che è già noto, distinguendolo dalle supposizioni circolate online.
La data certa è quella del 23 dicembre 2026, quando Mentana condurrà per l’ultima volta il telegiornale che dirige dal 2010. L’annuncio è arrivato durante il Premio giornalistico Franco Marchiaro ad Alessandria, dove il giornalista ha anticipato ai presenti la conclusione della propria esperienza alla guida del TgLa7. Il contratto con l’emittente di Urbano Cairo scadrà alla fine dell’anno e non verrà rinnovato. La notizia ha inevitabilmente alimentato le congetture sulle sue prossime mosse, tra le possibilità citate figurano un approdo in Rai, un ritorno a Mediaset, dove Mentana fondò il Tg5 nel 1992, oppure un progetto legato a una nuova realtà dedicata all’informazione.
Le ragioni della separazione vanno lette anche alla luce delle perplessità che il giornalista aveva manifestato nei mesi precedenti sull'evoluzione editoriale di La7. A maggio, durante il Festival della Tv di Dogliani, Mentana aveva criticato l'orientamento complessivo della rete, sostenendo che l'emittente stesse assumendo caratteristiche simili a quelle di Rai 3 senza un'offerta altrettanto articolata sulle altre fasce di pubblico. In particolare, aveva evidenziato il rischio che gli spettatori con idee politiche differenti non si sentissero ugualmente rappresentati nei programmi. Il direttore aveva tenuto a distinguere il proprio telegiornale dal resto del palinsesto, rivendicando un metodo basato sulla verifica dei fatti e sulla necessità di raccontare la realtà senza trasformare il giornalismo in uno scontro tra schieramenti.