Euphoria 3: tra religione e sofferenza, il finale di Rue è più profondo di quanto sembri (la chiave era nascosta nei dettagli)
Il finale della terza stagione di Euphoria ha scosso i fan della serie, ma la conclusione della storia di Rue nasconde un significato decisamente profondo.
Il finale della terza stagione di Euphoria ha scosso i fan non solo per il destino tragico di Rue Bennett, ma soprattutto per la densa stratificazione simbolica che Sam Levinson ha costruito negli ultimi episodi. Precisiamo immediatamente che nell'articolo seguono importanti spoiler sull'ultima stagione della serie. Fatta questa doverosa premessa, dietro le immagini oniriche e le allucinazioni della protagonista si nasconde un percorso spirituale coerente, fatto di riferimenti biblici che trasformano la conclusione della serie in qualcosa di più profondo di una semplice morte per overdose.
Nello stesso episodio, in una conversazione intima con la madre, Rue confessa di aver iniziato a credere in Dio. La sua logica è disarmante nella sua semplicità: se Dio esiste, possono esistere anche la redenzione e la salvezza. È una fede nata dalla disperazione, ma anche dalla necessità profonda di credere che il proprio passato non sia una condanna definitiva. E per una ragazza che ha toccato il fondo più volte, l'idea di un Dio che offre nuove possibilità diventa l'ancora a cui aggrapparsi, per cercare di dare un senso a tutto.
Man mano che ci avviciniamo al finale, Rue torna ossessivamente ad ascoltare il Libro della Genesi, una scelta che non è casuale: la Genesi è il libro delle origini, della creazione dal nulla, dei nuovi inizi. È il racconto di come dal caos primordiale nasca l'ordine, di come dalla tenebra emerga la luce. Il fatto che Rue torni continuamente alle prime pagine della Bibbia rivela il suo desiderio disperato di ricominciare da zero, di cancellare gli errori e le sofferenze che hanno segnato la sua esistenza.
Ma c'è un dettaglio che rende questa scena ancora più potente: Rue entra dalla finestra, non dalla porta. La porta è l'ingresso legittimo, quello riservato a chi ha effettivamente il diritto di entrare. Mentre la finestra suggerisce qualcosa di diverso: un ingresso laterale, quasi clandestino. È come se Rue, pur desiderando tornare all'innocenza dell'infanzia, non si sentisse degna di varcare la soglia principale, con a dominare il senso di colpa, la convinzione di non meritare davvero il perdono.
La scena finale è probabilmente la più emozionante dell'intera serie, con Ali, il mentore e figura paterna interpretato da Colman Domingo, che immagina Rue seduta al tavolo. In voice-over, la ragazza pronuncia parole che sembrano uscire da una funzione religiosa: "Che Dio benedica tutti noi". È una benedizione collettiva che trasforma il finale di Euphoria in qualcosa che va oltre la storia individuale di una tossicodipendente. Difatti in quel momento la ragazza, dopo aver ricevuto la salvezza spirituale che cercava, la condivide con tutti coloro che l'hanno accompagnata nel suo viaggio.