Facciamo il punto su Blizzard, il caso Hong Kong e la protesta legata alla gilda gay di WOW Classic
Blizzard si ritrova a dover gestire un'altra polemica, una situazione complicata in cui ha costretto una gilda gay di World of Warcraft a cambiare nome
Una delle ultime polemiche riguarda World of Warcraft Classic e una gilda alla quale, in seguito ad alcune segnalazioni, Blizzard ha imposto il cambio di nome con tanto di sospensione dell'account del fondatore."Quello che Blizzard Entertainment sta vivendo è il suo momento peggiore"
Ahmil Jilani, uno dei membri della gilda, aveva riferito che le segnalazioni erano arrivate anche ai giocatori stessi, direttamente nella chat di gioco e con tanto di insulti e vessazioni del tipo "f*****o i gay". Non è servito a niente far notare a Blizzard il grottesco controsenso di una segnalazione per inadeguatezza fatta con quella violenza verbale.
Blizzard e la polemica di Hong Kong
Ma la vera baraonda è nata da un episodio che, vista la sua importanza sia politica che economica, è rimbalzato velocemente anche al di fuori del mondo videoludico.
"Liberare Hong Kong è la rivoluzione della nostra epoca!"
Da questo momento in poi, si sono avvicendate delle reazioni una più incredibile dell'altra. In diretta, i due caster si sono nascosti dietro ai monitor, mentre la regia ha mandato prontamente la pubblicità su Twitch. Poi Blizzard Taiwan ha cancellato ogni riferimento all'intervista tagliando quello specifico intervento. Infine, la bordata conclusiva: la reazione di Blizzard che ha generato la parte più imponente della polemica.
L'azienda bandisce Blitzchung da ogni torneo di Hearthstone per 12 mesi, gli ritira il premio e licenzia pure i due caster che l'hanno intervistato.
Questo, nonostante Blizzard si appelli al regolamento dei Grandmasters, ha scatenato ovviamente delle reazioni mondiali. I dipendenti di Irvine hanno reagito cancellando i propri account dai server di gioco (procedura che l'azienda ha bloccato, per altro, cercando di limitare i danni), una mossa che anche moltissimi giocatori hanno tentato seguendo l'hashtag #BoycottBlizzard. Giornalisti, influencer, ma anche politici hanno iniziato a dire la loro mentre Mei è diventata curiosamente la mascotte di chi è in disaccordo con la decisione di Blizzard, in quanto personaggio cinese all'interno di roster di Overwatch.
Al momento la valanga non accenna a fermarsi, e sempre più persone stanno reagendo negativamente al comportamento dell'azienda. Perché? Al di là di ogni ragionevole dubbio, va detto che il colosso cinese Tencent possiede il 5% delle azioni di Activision Blizzard. E proprio il fatto che non abbia questa gran quota azionaria rende la reazione della software house di Irvine ancora più incomprensibile e, dicono le malelingue, probabilmente risultato di un eccessivo servilisimo verso un mercato, quello cinese, che è una fonte di grandissimo guadagno per Blizzard.
Ultimi aggiornamenti
In queste ultime ore sembra che Blizzard stia facendo di tutto per chiarire entrambe le vicende: nella notte, infatti, il presidente di Blizzard, Allen Brack, ha rilasciato un comunicato ufficiale in cui dichiara che i rapporti dell'azienda con la Cina non hanno in alcun modo influenzato la decisione presa nei confronti di Blitzchung, ammettendo allo stesso tempo che sono stati compiuti errori nel trattare il caso in questione. Di conseguenza, Blitzchung si è visto riassegnare il premio in denaro (vinto regolarmente) e ridurre il ban da un anno a sei mesi.
Potete leggere l'intero comunicato sul sito ufficiale della Blizzard, in lingua inglese.
Fonte: Videogamer UK