Fantasmi, desiderio proibito e conversione: questo film non è ancora uscito, ma si prospetta già come il nuovo Obsession
Leviticus, l'horror queer di Adrian Chiarella arriva in mille sale il 19 giugno. Dopo Backrooms, il film su terapia di conversione che ha conquistato Sundance.
L'industria cinematografica sta vivendo la sua era horror. Il fenomeno "Backrooms" e "Obsession" ha dominato le conversazioni cinematografiche di questa pre-estate con una forza che nessuno avrebbe previsto, dimostrando che il genere horror non è solo vivo, ma rappresenta forse l'unica vera calamita capace di riportare le persone in sala.
Ed è proprio in questo momento che arriva "Leviticus", il film che potrebbe rappresentare il prossimo capitolo di questa rinascita horror. Scritto e diretto dall'australiano Adrian Chiarella, questo debutto cinematografico ha conquistato il Sundance Film Festival con una delle acquisizioni più importanti dell'ultima edizione di Park City: Neon ha sborsato una cifra a sette zeri per assicurarsi i diritti, seconda solo all'acquisto di "The Invite" da parte di A24.
"Leviticus" non è semplicemente un horror. È una storia d'amore queer camuffata da incubo soprannaturale, una riflessione sulla repressione sessuale che diventa terrore puro, un film che affronta la terapia di conversione trasformandola in una discesa verso la follia. Naim, interpretato da Joe Bird (il giovane protagonista dell'acclamato "Talk to Me" di A24), si è appena trasferito con la madre, interpretata da Mia Wasikowska in un raro ritorno sullo schermo dopo anni di assenza volontaria da Hollywood, in una piccola cittadina intrisa di religiosità opprimente.
Qui incontra Ryan, un ragazzo del posto interpretato dall'esordiente Stacy Clausen, e tra i due scatta un'attrazione reciproca. Ma questa comunità nasconde un segreto oscuro: un pastore che sottopone i giovani sessualmente repressi a un processo di conversione tutt'altro che ortodosso. Il risultato è che sia Naim che Ryan iniziano a essere perseguitati da presenze demoniache che assumono le sembianze l'uno dell'altro. Doppelgänger spettrali che guardano, parlano, toccano esattamente come la persona che desiderano. In altre parole, questa entità maligna prende la forma del tuo desiderio più profondo, trasformando l'oggetto del tuo amore nel tuo assassino.
Il regista australiano, che ha fatto coming out da adolescente e ha sposato suo marito nel 2017 dopo la legalizzazione del matrimonio tra persone dello stesso sesso in Australia, sa perfettamente che il suo film arriva in un momento culturalmente complesso. "Ho notato in tutto il mondo, ed è parte del motivo per cui ho fatto questo film, questa regressione che abbiamo avuto nei diritti LGBTQ negli ultimi dieci anni circa", ha spiegato. "Mi rende un po' ansioso rilasciare un film come questo, ma allo stesso tempo mi entusiasma perché sento che abbiamo bisogno di più storie di questo tipo. È passato un po' di tempo da quando ho visto un film australiano con una storia d'amore queer al suo centro aprire in tante sale".
E di sale ce ne saranno parecchie: "Leviticus" debutterà il 19 giugno in oltre mille cinema negli Stati Uniti, contemporaneamente all'uscita australiana. Un numero impressionante per un film indipendente, per un debutto alla regia, per una storia queer che sfida convenzioni sia del genere horror che della distribuzione mainstream. A differenza di "Backrooms" e "Obsession" (che addirittura potrebbe diventare una serie TV antologica), "Leviticus" porta il peso aggiuntivo di essere esplicitamente queer in un momento in cui i diritti LGBTQ sono sotto attacco in molte parti del mondo.
"Sono atti molto difficili da seguire", ha ammesso parlando dei due fenomeni horror dell'estate. "Amo entrambi quei film. Hanno una prospettiva molto specifica sulle relazioni. Penso che 'Leviticus' abbia un approccio leggermente diverso alle relazioni alla fine". Ma c'è un episodio che ha dato a Chiarella speranza. "Sono andato a vedere 'Backrooms' e la sala era piena di ragazzi davvero giovani, di una generazione che non avevo mai visto presentarsi al cinema in quel modo prima".
"Hanno proiettato il trailer di 'Leviticus', e per quanto fossero un pubblico rumoroso, sono diventati molto, molto silenziosi durante il trailer, il che è stato carino. Ero un po' nervoso. Ho pensato: 'Qualche ragazzino urlerà qualcosa di davvero omofobo durante il nostro trailer?' Ma invece erano davvero coinvolti, il che è stato incoraggiante". Quel silenzio dice molto. In un'era in cui il pubblico giovane è abituato a commentare, a interagire rumorosamente con lo schermo, a vivere il cinema come esperienza collettiva e partecipativa, il fatto che un trailer queer li abbia zittiti non è segno di rifiuto, ma di rispetto.La critica ha accolto "Leviticus" con entusiasmo, eleggendolo a papabile nuovo "Obsession". Il film arriva in un momento in cui l'horror sta dimostrando di poter dire cose che altri generi non riescono a esprimere. Può parlare di traumi, di marginalizzazione, di paure sociali usando il linguaggio del soprannaturale. Può mettere in scena la repressione come mostro letterale, può trasformare l'odio istituzionalizzato in entità demoniaca. E può rendere visibile l'invisibile.