Gene Hackman: i 5 ruoli indimenticabili che lo hanno reso leggenda

Da "Il braccio violento della legge" a "Gli Spietati": ripercorriamo la straordinaria carriera di Gene Hackman attraverso i suoi ruoli più iconici e indimenticabili.

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C’è una qualità rara che pochi attori possiedono: la capacità di scomparire dentro un uomo comune per poi esplodere in una ferocia o in una fragilità assolutamente autentiche. Gene Hackman non è mai stato una "star" nel senso classico del termine; è stato, ed è tuttora, un titano della recitazione che ha saputo dare dignità e complessità a ogni singolo personaggio interpretato.

Oggi, a vent’anni dal suo ritiro dalle scene, ricordare Hackman significa ripercorrere i capitoli più importanti del cinema americano.

Gene Hackman: l’anti-eroe dal volto umano che ha cambiato Hollywood

Se c’è un ruolo che ha definito la carriera di Hackman, è quello di Jimmy "Popeye" Doyle. In un’epoca di eroi puliti, il suo detective di New York era sporco, ossessivo e politicamente scorretto. La sua interpretazione ne Il braccio violento della legge (1971) non gli è valsa solo il primo premio Oscar, ma ha ridefinito il genere poliziesco, portando sullo schermo un realismo crudo che ancora oggi fa scuola.

Sotto la regia di Francis Ford Coppola, Hackman ha regalato una delle sue performance più sottili e inquietanti nel ruolo di Harry Caul, un esperto di intercettazioni ossessionato dalla privacy. È un film fatto di silenzi, sguardi e paranoie, dove Hackman dimostra di saper reggere il peso di un intero lungometraggio lavorando di sottrazione. Un ruolo che anticipava le ansie tecnologiche moderne.

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Dimostrando una versatilità fuori dal comune, Hackman è passato dai drammi esistenziali al grande blockbuster nei panni di Lex Luthor. Il suo cattivo non era una caricatura, ma un genio del male istrionico, vanitoso e incredibilmente divertente. È stato lui a dare il via alla tradizione dei grandi antagonisti carismatici nei cinecomic.

Con Gli Spietati (1992), diretto da Clint Eastwood, Hackman ha vinto il suo secondo Oscar. Il suo Little Bill Daggett è un uomo di legge brutale che crede sinceramente di essere nel giusto. Un personaggio tragico e spaventoso che ha contribuito a decostruire il mito del West, rendendolo più umano e, allo stesso tempo, più violento.

Dal patriarca eccentrico ne I Tenenbaum all’avvocato integerrimo, Gene Hackman ha attraversato ogni genere con una naturalezza disarmante. Nel 2004 ha deciso di ritirarsi a vita privata per dedicarsi alla scrittura, lasciando un vuoto che nessuno è riuscito a colmare.

Ricordare i suoi ruoli non è solo un esercizio di nostalgia, ma un invito a riscoprire cosa significhi realmente "essere un attore": non cercare la luce dei riflettori, ma illuminare gli angoli più nascosti dell'animo umano.

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