Google condannata per violazione della privacy
In tutto il mondo, ha fatto sensazione la sentenza che ha condannato tre dirigenti di Google, ritenuti coresponsabili di un video su un ragazzo maltrattato a scuola. Una decisione che farà epoca? Non è detto...
Fonte: Varie
I fatti sono (o dovrebbero essere) ormai noti a tutti. Nel 2006, degli imbecilli, dopo aver malmenato un ragazzo disabile (qualcuno parla di down, qualcun altro di sofferente di una rara forma di autismo), misero il video dell'azione su Google Video. Passarono alcuni mesi prima che i genitori del ragazzo notarono la cosa e la segnalarono a Google, che prontamente, in poche ore, eliminò il video in questione.
Si tratta di un punto fondamentale, perché, come segnala il Velino, secondo una "direttiva dell’Unione europea sull’e-commerce, che in Italia è stata recepita nel 2003, gli intermediari non possono essere ritenuti responsabili di quello che viene pubblicato sui loro siti”. Più precisamente, chi svolge, come YouTube, una funzione di intermediario deve togliere un file segnalato come offensivo o illecito entro 24 ore, come è avvenuto in questo caso.
Tutto questo rimane comunque sorprendente, se si considera che i genitori del ragazzo avevano poi ritirato la loro denuncia. E soprattutto che, per quanto possa sembrare strano, sia stato utile che questo video sia comparso in Rete, così da individuare e punire i colpevoli con diverse ore di servizi sociali, piuttosto che far finta che l'episodio non sia mai avvenuto. Ovviamente, non sarà un caso che alcuni personaggi che non amano molto la libertà di Internet abbiano mostrato il loro entusiasmo di fronte alla decisione, a cominciare dall'ex ministro delle comunicazioni Gasparri, che si chiede (evidentemente poco informato sui fatti), "Perché Google non ha vigilato e collaborato per rimuovere in modo tempestivo contenuti violenti?". Peccato che sia esattamente quello che è successo.
E ora? Molti sono preoccupati per lo stato della libertà della Rete. In effetti, se passasse il principio per cui qualsiasi materiale che arriva su Internet deve essere autorizzato preventivamente, ci troveremmo di fronte a una paralisi. Tuttavia, credo che, come spesso capita, una sentenza non sia in grado di cambiare così drasticamente le cose. D'altra parte, le norme europee parlano chiaro e andare contro queste regole significherebbe, oltre a puntare a una censura degna della Cina, soprattutto andare contro gli interessi di tutte le aziende che di Internet ci vivono. Insomma, come spesso succede in Italia, magari si tenterà di sfruttare l'episodio per fini politici, ma con scarsi risultati. D'altronde, di leggi liberticide legate alla Rete ne sono state proposte tante negli ultimi anni, ma per fortuna non sono mai diventate operative...