Grey's Anatomy blocca tutto: protesta nazionale dopo le uccisioni degli agenti federali
Grey's Anatomy sospende le riprese il 30 gennaio per solidarietà alle proteste nazionali contro l'ICE dopo due morti a Minneapolis. Un gesto storico della produzione.
Il set di Grey's Anatomy, una delle serie televisive più longeve della storia americana, ha chiuso i battenti venerdì 30 gennaio in un gesto senza precedenti. Non per problemi di produzione, non per maltempo o emergenze sanitarie, ma per solidarietà. La troupe della ventiduesima stagione del medical drama ha deciso di unirsi alle proteste nazionali contro l'ICE, l'agenzia federale per l'immigrazione e le dogane, dopo due episodi tragici che hanno scosso Minneapolis e l'intera nazione.
La decisione è arrivata dopo che numerosi membri della crew avevano già comunicato che non si sarebbero presentati sul set quel giorno. I dirigenti della produzione, di fronte a un'adesione massiccia alla protesta, hanno scelto di sospendere ufficialmente le riprese. Una scelta che parla di un momento storico particolare, in cui l'industria dell'intrattenimento non può più voltarsi dall'altra parte di fronte a eventi che dividono profondamente il paese. Le riprese sono già riprese sabato 31 gennaio, ma quel giorno di stop rappresenta molto più di una semplice pausa tecnica.
Grey's Anatomy non è nuova a questo tipo di impegno civile. La serie creata da Shonda Rhimes ha sempre integrato nella sua narrazione le questioni sociali più scottanti: diritti riproduttivi, assistenza sanitaria per persone transgender, ingiustizie razziali. Nel 2018, durante il primo mandato di Trump, un episodio aveva affrontato proprio il tema dell'ICE, mostrando un agente che tentava di deportare uno degli specializzandi del Grey Sloan Memorial Hospital.
Questa coerenza narrativa rende la decisione della produzione meno sorprendente ma non meno significativa. In un'industria spesso accusata di performative activism, di attivismo di facciata, fermare una produzione costa soldi veri. Grey's Anatomy è un colosso televisivo che genera profitti consistenti per la ABC e per Disney. Ogni giorno di riprese perso ha un costo economico preciso. Eppure, la scelta è stata fatta.
Non è chiaro quanti attori del cast principale abbiano partecipato fisicamente alle proteste del 30 gennaio, ma la solidarietà della produzione è un segnale che va oltre la singola giornata. Dimostra che certi valori, quando sono radicati nella cultura di un progetto artistico, non sono negoziabili nemmeno di fronte ai margini di profitto.
La sospensione è durata un solo giorno, quindi è improbabile che ci saranno ritardi nella programmazione degli episodi rimanenti della ventiduesima stagione. Ma il messaggio è stato lanciato, forte e chiaro. In un momento in cui la polarizzazione politica americana sembra aver raggiunto livelli critici, anche una serie televisiva può diventare parte di un movimento più grande.