“Ho imparato a convivere con il Parkinson”: Carly Simon rompe il silenzio e racconta la sua nuova vita
La cantante di "You're So Vain" e "Nobody Does It Better" ha rivelato di convivere con il morbo di Parkinson e di essere stata operata per un carcinoma basocellulare al volto, spiegando perché si era allontanata dalla scena pubblica.
Carly Simon, la leggendaria voce dietro capolavori immortali come "You're So Vain" e "Nobody Does It Better", ha deciso di rompere un lungo silenzio per condividere con il mondo una verità che portava dentro da tempo. A 83 anni, l'icona della musica americana ha rivelato di essere affetta dal morbo di Parkinson, una diagnosi che ha cambiato profondamente la sua vita quotidiana e che spiega la sua progressiva assenza dalla scena pubblica negli ultimi anni.
In una dichiarazione diffusa il 27 luglio e ottenuta da People, Simon non si è limitata a confermare la malattia neurodegenerativa: ha anche annunciato di essere stata operata per un carcinoma basocellulare, una forma di tumore della pelle che ha colpito il suo volto. Due battaglie sanitarie simultanee che hanno messo a dura prova non solo il suo corpo, ma anche la sua psiche e la sua percezione di sé. La cantante nativa di Manhattan ha scelto parole crude e poetiche insieme per descrivere la sua esperienza."Così tante persone mi hanno scritto, chiedendosi gentilmente del mio relativo silenzio, domandandomi come sto e cosa sto facendo. La verità è che ho imparato a convivere con il Parkinson", ha esordito Simon nella sua toccante lettera aperta. Un percorso che, come ha spiegato, ha richiesto tempo per essere metabolizzato: comprendere la diagnosi, adattarsi ad essa, e decidere quanto volesse rendere pubblico della sua condizione.
Il Parkinson, ha sottolineato, è diverso per ogni persona e imprevedibile nella sua manifestazione."Ci sono giorni in cui sono così stanca che non riesco proprio a far partire la giornata. In altri, mi dà un po' più di spazio per muovermi, pensare, lavorare e sentirmi me stessa". - Carly Simon
I primi segnali, racconta Simon, erano sembrati problemi di tutt'altra natura. Artrite in entrambe le ginocchia e in un'anca l'avevano portata a sottoporsi a tre interventi di sostituzione articolare. "Via il vecchio e dentro delicati bouquet di metallo e plastica", ha scritto con un tocco di ironia amara. Dopo quelle operazioni, la difficoltà a camminare era sembrata semplicemente una conseguenza sfortunata e piuttosto ironica del processo di recupero. Ma la mobilità continuava a peggiorare.
Simon ha descritto momenti di frustrazione quotidiana che risuoneranno familiari a chiunque abbia assistito una persona cara con problemi di movimento. "Avevo difficoltà ad alzarmi da sedie basse e divani profondi senza che qualcuno mi offrisse un braccio. I mobili imbottiti sono diventati i miei nemici". L'immagine che ha evocato è potente: seduta, poteva sentirsi come inghiottita dalla sedia, destinata a rimanerci permanentemente, "come un ospite che si è trattenuto troppo a lungo oltre il benvenuto".
Ci sono stati periodi in cui non poteva camminare senza un aiuto considerevole. La famiglia capì che c'era qualcosa di più profondo in gioco. Fu dopo un'estesa valutazione presso la prestigiosa Mayo Clinic che arrivò la diagnosi definitiva: Parkinson. Un disturbo del sistema nervoso che colpisce il movimento, causando tremori, rigidità, rallentamento dei movimenti e problemi di equilibrio, secondo la definizione della stessa Mayo Clinic. Può inoltre provocare difficoltà nel parlare. Non esiste una cura, ma farmaci e talvolta interventi chirurgici possono trattarne i sintomi.
Da quando ha ricevuto la diagnosi, Carly Simon ha iniziato una terapia per gestire la rigidità e gli altri sintomi del Parkinson, spiegando però che convivere con la malattia significa accettarne anche l'imprevedibilità. Nella sua lettera racconta come il disturbo non colpisca soltanto il movimento, ma possa provocare anche ansia, depressione, esaurimento e apatia, una condizione che rende difficile trovare la forza perfino per i gesti più semplici della quotidianità.
Negli stessi mesi la cantante ha dovuto affrontare anche un intervento per rimuovere un carcinoma basocellulare dal volto. L'operazione è riuscita, ma ha inciso profondamente sul suo rapporto con l'immagine pubblica, spingendola ad allontanarsi dalle scene. Proprio in quel periodo, però, è tornata a rifugiarsi nella musica, iniziando a lavorare a Comes in Waves, il suo primo album di inediti dal 2008. Simon lo descrive come un'ancora di salvezza, qualcosa che le ha ricordato che una malattia può cambiare una vita senza definirla completamente.
L'artista ha chiarito di non voler trasformare il Parkinson in una storia edificante: lo definisce una malattia difficile, frustrante e spesso spaventosa, con cui sta ancora imparando a convivere. L'annuncio arriva dopo anni di quasi totale assenza dalla scena pubblica, culminati con la mancata partecipazione alla cerimonia della Rock and Roll Hall of Fame nel 2022, segnata anche dal dolore per la scomparsa delle due sorelle. Nel messaggio rivolto ai fan, Simon ha voluto soprattutto rassicurare chi in questi anni si era chiesto come stesse. "Sono ancora molto qui", scrive nelle battute finali della lettera, ringraziando la famiglia, gli amici e il personale medico che l'hanno sostenuta durante questo percorso.
La sua storia si intreccia inevitabilmente anche con il cinema. Oltre all'intramontabile You're So Vain, Carly Simon è infatti la voce di Nobody Does It Better, l'indimenticabile tema di Agente 007 - La spia che mi amava, ancora oggi considerato uno dei brani più iconici della saga di James Bond. E il suo nome si aggiunge ora a quello di altre celebri figure del mondo dello spettacolo che hanno raccontato pubblicamente la convivenza con il Parkinson, a partire da Michael J. Fox, il protagonista di Ritorno al Futuro, che da oltre vent'anni è uno dei principali simboli della sensibilizzazione e della ricerca sulla malattia attraverso la sua fondazione.