FILM

Moretti torna a Venezia con un film davvero diverso

Nanni Moretti ha presentato alla Mostra del Cinema di Venezia il suo ultimo film “Succederà questa notte”. L’opera arriverà in sala il prossimo 3 Dicembre 2026, a testimonianza di un’evoluzione prospettica e concettuale del regista rispetto al suo repertorio.

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Nanni Moretti è stato accolto all’ultima Mostra del Cinema di Venezia tra gli applausi. Quel tributo aveva un senso profondo molto diverso dall’apparenza. Moretti è arrivato al Lido con un film molto particolare: “Succederà questa notte”. Oltre alla validità e peculiarità dell’opera, gli applausi della platea tra addetti ai lavori ed estimatori sottintendevano anche altro. Moretti è arrivato dove voleva, in primis tornando a Venezia. Mancava al Lido da 37 anni, periodo in cui ha fatto altro e soprattutto è andato altrove.

Quest’opera serviva, in primis, a far capire che con Venezia e la Mostra del Cinema Moretti non è mai stato ostile. Né tantomeno ha mai avuto conti in sospeso. Semplicemente non hanno mai combaciato le volontà dei produttori di far coincidere determinate date con altrettanti eventi. Sembra difficile da credere, in 37 anni, ma la gente accetta e ringrazia ugualmente perché quello che succede al Lido resta al Lido.

L’etichetta di narcisista

Un altro obiettivo di Moretti, rispetto alla sua carriera e l’evoluzione di un’immagine controversa e mai banale, era quello di togliersi l’etichetta di narcisista autarchico. Aggettivo che non si rifà esclusivamente ai suoi esordi, con altrettanti rimandi alla pellicola dal titolo “Io sono un autarchico” – datata 1976 –, ma anche alla concezione che molti analisti hanno sempre avuto della sua filmografia. Moretti fa film per sé stesso.

Si rifiuta di essere accomodante nel linguaggio ed evita, volutamente, di calcare i gusti e le tendenze del pubblico. Moretti, in altre parole, ha sempre fatto quel che ha voluto stando alle parole degli esperti. Questa, però, non era autonomia – secondo il parlare comune – ma spocchia. Un’opera di Moretti somigliava sempre, troppo spesso, a qualcosa di autoreferenziale. I film rischiavano di essere paragonati a “monologhi intellettuali” che davano adito alle idiosincrasie dell’autore.

Il ruolo della critica

Tale critica è sempre stata croce e delizia per Moretti: il quale inizialmente ha cercato di calcare la mano dopo aver letto, ascoltato e persino introiettato determinati giudizi. Poi, invece, con la maturità e la saggezza contemporanea ha voluto andare oltre e superare ogni stereotipo che lo ha accompagnato in questi anni. Una prima deviazione, in tal senso, l’ha fatta con Il Sol dell’avvenire e Succederà questa notte è il proseguo di una suggestione non ancora espressa totalmente.

Il regista nato a Brunico – nello specifico – ha smesso di utilizzare l’egocentrismo come strumento di analisi della società: non fa più film per valutare chi è in grado di capire cosa voglia dire una determinata opera. Il messaggio, oggi, lo lancia forte e chiaro e si dimostra persino più aperto al confronto rispetto a un passato tutt’altro che remoto. Moravia, nel corso di Sogni D’Oro, gli fece una critica molto aspra asserendo che il noto regista usasse il proprio cinema per giudicare e mettere in discussione tutti tranne sé stesso.

Mettersi in discussione

Pensiamo anche a film come Aprile, Habemus Papam o Mia Madre. Quel Moretti lì non esiste più: o meglio, è stato messo a tacere. Il regista, oggi, vuole altro. Anche per ritrovare un’adrenalina specifica in grado di fargli fare il proprio lavoro con la medesima passione e lo stesso vigore degli esordi. Oggi Moretti vuole mettersi in discussione: ecco perché “Non vado incontro ai gusti del pubblico” – detto con una naturalezza disarmante – diventa “Evito di fare sempre lo stesso film, stavolta avevo l’esigenza di far parlare l’amore”.

Succederà questa notte, infatti, è un film molto intimo e poco furbo, anche con una buona dose di ironia. Un’opera dove emerge il lato più fragile del regista, quasi come se si mettesse a nudo per capire quale possano essere le reazioni del pubblico a questa sua apertura. Insomma Moretti a Venezia, nel 2026, ha messo giù gli scudi azzerando le difese agli occhi dello spettatore. La spocchia – almeno dietro la macchina da presa – non esiste più. Poi magari lo vediamo ancora battibeccare con chi non spegne il telefono durante le sue proiezioni. Questa, però, è la sua natura contro cui non sarebbe nemmeno giusto opporsi. L’operazione Morettiana, tuttavia, è chiara: dopo anni passati a sentirsi, artisticamente, una spanna sopra agli altri con una rigidità scenica mascherata dal sarcasmo, è il momento di mettere da parte ogni tipo di corazza per vedere che effetto fa.

Uscire dalla comfort zone

Scelta che, almeno agli occhi del pubblico, sembra aver pagato positivamente. Un riscontro con cui il regista dovrà fare i conti. In 37 anni, dall’ultima volta che è stato a Venezia, ha provato di tutto sul grande schermo (restando fedele a sé stesso). Ora tenta di uscire dalla comfort zone. Il primo obiettivo è riuscire a gestire le ripercussioni, artistiche ed emotive, che comporta allontanarsi dal porto sicuro. Scegliere di “navigare in mare aperto” può essere un toccasana, perché ricorda quanto sia importante non perdersi. Forse anche per questo ha scelto Venezia per ripartire ed evitare di fermarsi, l’unico vero e incontrovertibile rischio da evitare. Nel cinema e nella vita.

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