FILM

Succederà questa notte, la recensione: un Nanni Moretti piacevolmente romantico

Nanni Moretti torna in concorso a Venezia dopo trentasette anni di assenza con un film che sceglie la leggerezza e l’ottimismo, regalandoci il suo “La La Land” (anche se con un finale più felice).

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Dopo tutti questi anni, Nanni Moretti sceglie di raccontare con Succederà questa notte, presentato nel concorso dell’83esima Mostra del Cinema di Venezia, l’amore leggero e spoglio dal cinismo, ispirandosi ancora una volta, dopo l’esperienza con Tre piani (2021), alla scrittura di Eshkol Nevo, attingendo alla raccolta di racconti “Legami”. L’approccio al registro della pellicola è rilassato, disposto a lasciarsi attraversare dalla malinconia senza però smarrire mai un fondo di speranza.

La storia si apre a Oslo, segue Matteo (Louis Garrel) e le persone che gli ruotano attorno lungo un arco temporale di quasi vent’anni, passando per Torino, la Spagna e l’India, costruendo una trama corale che si allarga di generazione in generazione.

Un Moretti che si mette da parte

La scelta più significativa di Succederà questa notte è forse proprio quella di non avere Moretti stesso come protagonista, ma come una presenza defilata, quasi un cameo, capace però di racchiudere in pochissime espressioni tutta la sua essenza più riconoscibile. È un film meravigliosamente semplice, che si allontana dal Moretti più cinico e politico a cui siamo stati abituati per abbracciare una fase più spensierata della sua filmografia, pur senza rinunciare a quei dialoghi sospesi, riflessivi e sagaci che restano la sua cifra più autentica, né a quella vena malinconica che accompagna da sempre il suo cinema anche nei momenti più dolci.

Il nostro “La La Land”, con un finale più felice

Una scena di Succederà questa notte - ©01 Distribution

Se dovessimo trovare un termine di paragone per raccontare Succederà questa notte, probabilmente sceglieremmo La La Land - e non solo per la sequenza musical che Moretti si concede finalmente – già un instant cult – quasi a voler dimostrare che la leggerezza può convivere con la profondità senza sminuirla. Un La La Land dall’epilogo più felice e una messa in scena meno drammatica, focalizzandosi sulle seconde occasioni, sulle seconde possibilità, forse anche sulla terza e sulla quarta, ma soprattutto sull’istinto di cogliere l’attimo prima che la vita decida al posto nostro.

Un buon ensemble, con qualche caduta di troppo

Louis Garrel trova qui uno dei suoi ruoli più riusciti degli ultimi anni, finalmente libero da quell’aria antipatica che spesso lo accompagna, elevato da Moretti verso una spensieratezza che gli dona. Da una parte è un tipico personaggio morettiano, uno di quelli che lo stesso Moretti avrebbe interpretato, dall’altra parte però il suo Matteo è un eterno sognatore, uno che non ce la fa a vedere il bicchiero mezzo vuoto e che, nonostante tutto, non riesce del tutto ad arrendersi di fronte a qualcosa, o qualcuno, che realmente desidera. Un figlio, un fratello e un padre, ma anche un amante ben consapevole dello scorrere del tempo, della vita che passa e del non potersi permettere di essere infelici o di trascorrerla accanto a qualcuno che non amiamo. Questo non vuol dire che Matteo sia immune al dolore o alla rabbia, o che sia un personaggio troppo stucchevole, ma semplicemente non permette a questa naturali emozioni di condizionare la sua esistenza.

Jasmine Trinca, che quest’anno a Venezia la vedremo protagonista anche nell’attesa pellicola di Paolo Strippoli L’Estranea, conferma ancora una volta la propria capacità di illuminare ogni scena in cui compare, travolgendo e catalizzando lo sguardo su di sé, oltre a restituire al film una parte del suo cuore emotivo più autentico. Prenda dei suoi turbamenti, delle sue incertezze e fragilità, di un desiderio di libertà represso e un senso di colpa che l’attanaglia alla gola, prima di mostrarsi quasi un po’ bambina di fronte all'imprevedibilità di un passione che non può più essere sedata.

A voler essere pignoli, l’unica nota dolente da segnalare riguarda alcuni dialoghi che risultano artificiosi, quel tipico modo di scrivere di Moretti che, quando recitato da lui stesso, acquista immediatamente senso ed espressività, mentre affidato ad altri interpreti rivela con più evidenza la propria costruzione, perdendo quella naturalezza che solo la voce del suo autore sembra saper restituire.

Il vecchio Moretti, il nuovo Moretti

Una scena di Succederà questa notte - ©01 Distribution

Guardando Succederà questa notte è difficile non pensare a quanta strada abbia fatto il cinema di Moretti da Palombella Rossa (1989) in avanti, e a quanto il regista sembri oggi aver fatto pace con una versione di sé stesso meno urticante, meno bisognosa di mettersi costantemente al centro del discorso politico e personale. Non va considerato però come un tradimento della propria identità autoriale, quanto piuttosto un’evoluzione naturale, quella di un cineasta che, invece di continuare a interrogare il mondo con la consueta ferocia, arrivato a un certo punto della sua vita, sceglie di guardare quel mondo con una tenerezza che negli anni precedenti si concedeva solo a tratti.

Succederà questa notte è, in questo senso, un film sulle seconde occasioni anche per il suo stesso autore, e probabilmente è proprio questo a renderlo così sorprendente tanto agli occhi di chi Nanni Moretti lo ha sempre amato e di chi, invece, non l’ha mai sopportato fino in fondo, regalando persino qualche inaspettata lacrima di emozione sulle note finali.

Succederà questa notte sarà al cinema dal 3 Dicembre con 01 Distribution.

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